Turchia, il Bdp si unisce allo sciopero della fame della parlamentare-detenuta Selma Irmak
Alcuni deputati del Bdp hanno indetto uno sciopero della fame per il prossimo 20 e 21 febbraio, in sostegno alla parlamentare Selma Irmak, attualmente in carcere, che da ieri ha deciso di digiunare insieme ad altre sei detenute politiche.
di Paola Sarappa
"Ammiriamo la resistenza dell'onorevole del Bdp Şırnak (Partito filo-curdo della Pace e della Democrazia), la deputata Selma Irmak, e degli altri prigionieri politici, che hanno iniziato lo sciopero a oltranza nella prigione di Diyarbakır, per protestare contro le operazioni del governo dell'Akp di massacro politico, isolamento aggravato nel carcere di İmralı (riferito al leader del PKK Abdullah Öcalan, ndr) e le operazioni di guerra, che hanno prodotto un'escalation di conflitti con il popolo curdo". Questo è quanto si legge in una nota redatta dai co-presidenti del partito, Gültan Kışanak e Selahattin Demirtaş.
Con queste parole e con la mobilitazione dei deputati che daranno il via allo sciopero della fame nei prossimi giorni, la rappresentanza politica del Bdp spera di favorire un processo di dialogo e negoziazione, per porre le basi di una soluzione pacifica alla questione curda, cosa che purtroppo, soprattutto dopo il massacro di Uludere del 28 dicembre scorso, dove hanno perso la vita 35 civili, sembra sempre più difficile.
Infatti, secondo quanto denunciato qualche giorno fa dai co-presidenti del Bdp, il governo dell'Akp, il partito maggioritario in Turchia, guidato del primo ministro Recep Tayyip Erdoğan, “lo Stato sta continuando a proteggere i responsabili del massacro”, ostacolando “qualsiasi servizio giornalistico sul massacro Uludere”.
Inoltre, la Turchia starebbe "scivolando nel caos a causa del regime totalitario del governo dell'Akp. Non solo i politici curdi, ma anche i democratici turchi, gli avvocati, i giornalisti, e le migliaia di studenti e membri delle ong imprigionati senza alcun motivo. Soprattutto a causa della normativa antiterrorismo, del codice penale e del diritto di procedura penale, che consentono ai procuratori di arrestare i curdi e qualsiasi altro membro dell’opposizione senza la minima prova. Nessuno dei membri del Bdp è infatti accusato di aver compiuto atti violenti”.
Come denunciato più volte anche dalle principali associazioni internazionali che si occupano di diritti umani, quali Amnesty International e Human Rights Watch, in Turchia si assiste sempre più frequentemente a episodi di arresti di massa (soprattutto nei confronti di politici, sindacalisti e giornalisti filo-curdi) senza delle vere e proprie prove.
Il solo fatto di parlare di identità curda o partecipare a riunioni democratiche viene percepito dal governo come atto terroristico, che merita di essere trattato come tale.
Il problema è che il confine tra cosa può essere ritenuto terrorismo e cosa no, resta vago e impreciso.
Secondo il Bdp non ci sono dubbi, quello a cui si sta assistendo è un vero e proprio “genocidio politico”, con il popolo curdo che può fare ben poco se non scioperi della fame per sensibilizzare l'opinione pubblica o indire petizioni nella speranza che qualche membro del Parlamento si mobiliti nei confronti di questa popolazione di “dimenticati”.
Ma la speranza non può che essere l'ultima a morire, tanto varrebbe piuttosto arrendersi, e questo purtroppo significherebbe cadere nell'oblio per sempre.
Quindi il messaggio che il Bdp lancia alle organizzazioni, così come alle istituzioni che lavorano per la democrazia e all’opinione pubblica internazionale è che “il popolo curdo non dimenticherà gli atti di solidarietà e le azioni che verranno portate avanti per contribuire al raggiungimento della democrazia in Turchia”.
17 febbraio 2012
Tredici anni di isolamento forzato, mille soldati di guardia e mezz’ora d'aria al giorno. Questa è l’attuale condizione di Abdullah Ocalan, un terrorista per alcuni, un leader per la sua gente che non si arrende per ottenere un riconoscimento, quello di essere uguali ma diversi nello stesso paese, la Turchia. Continua la lunga marcia dei curdi in Europa per chiedere giustizia e libertà.
I parlamentari svedesi vorrebbero dare a Ragip Zarakolu il prestigioso Premio Nobel per la Pace. Giornalista, editore, scrittore e attivista dei diritti umani, come si legge nella richiesta inviata alla commissione, Zarakolu merita questo riconoscimento in quanto simbolo della lotta per la libertà di stampa e d’espressione in Turchia.
Nei giorni scorsi il presidente dell’Assemblea parlamentare turca Cemil Ciçek ha ricevuto una lettera di propositi per la riforma costituzionale da un gruppo di bambini, in rappresentanza della Commissione per i diritti dell’infanzia. Nella missiva si formula una richiesta per un maggiore coinvolgimento dei più piccoli nel processo di riforme, con il sostegno dell’UNICEF.
Quasi 190 giorni di isolamento da tutto e tutti: dai propri familiari e dai propri avvocati, di cui solo due sono rimasti in libertà mentre gli altri 33 che componevano il collegio di difesa sono dentro le celle turche con l’accusa di avere a vario titolo appoggiato la rete terroristica del PKK. Abdullah “Apo” Ocalan è da sei mesi in isolamento senza alcuna reale giustificazione. L’ultimo rifiuto da parte delle autorità turche di Imrali, alla richiesta dei legali di incontrare il leader curdo, è arrivato stamane, con la motivazione delle pessime condizioni meteo per raggiungere l’isola-carcere di Imrali.
Una petizione sta circolando in rete da qualche giorno e riguarda la causa di 17 ragazzi curdi, arrestati 4 mesi fa a Mersin, città turca dell'Anatolia meridionale, e ora in sciopero della fame per protesta contro il governo.
L'agenzia di stampa curda “Firat” ha pubblicato un articolo della giornalista Zeynep Kuray, in carcere dal 20 dicembre scorso, insieme ad altri 35 giornalisti, arrestati insieme a molti lavoratori dei media (49 in tutto), nel contesto della cosiddetta “operazione KCK”.
Quest’anno sono gli avvocati che lavorano in Turchia, in particolare quelli che difendono i diritti dei curdi a rappresentare un caso esemplare di persecuzione contro chi si batte per la difesa dei diritti umani. Domani si protesta a Roma e Milano.
Arresti e fermi compiuti senza prove nei confronti di dissidenti politici, intimidazioni a giornalisti e attivisti, censure dalla stampa al web. Scene di ordinaria repressione in un paese che agli occhi dell’Europa e del mondo rappresenta un’alternativa credibile ai regimi arabi appena deposti. Per la Turchia però si prospetta un 2012 pieno d’incertezze. Ad un anno esatto dalle prime rivolte che soffiarono sul Mediterraneo, la questione curda potrebbe innescare lo stesso processo.
Iniziata nel 2009, la 'Kck operation' va avanti ormai da 3 anni, ed Erdogan non sembra voler cedere. I rappresentanti del Bdp sostengono però che questa ossessione trascinerà il governo turco nel caos, sempre troppo occupato di perseguitare i curdi e gli oppositori di ogni estrazione.
Prosegue la campagna di raccolta firme avviata da Educational International, federazione mondiale dei sindacati degli insegnanti, determinati a sensibilizzare la comunità internazionale sulla questione dei 25 sindacalisti curdi, condannati a scontare 6 anni e 5 mesi di prigione, dall'Alta Corte di Smirne, in Turchia.
"L'incidente di Uludere è stato un massacro di massa". E' questa la conclusione del monitaraggio compiuto da una delegazione di due associazioni di Diyarbakır nella zona dei bombardamenti aerei che mercoledì sera hanno copito Ortasu (in lingua curda Uludere), nella provincia sud-orientale di Sirnak, in Turchia.
"Come Congresso Nazionale Kurdo (KNK) facciamo appello all’opinione pubblica internazionale, alle ONG democratiche e alle altre organizzazioni internazionali democratiche affinché condannino le azioni dello Stato turco. Inoltre, chiamiamo l’UE e gli USA, così come tutti gli altri Stati, a porre l’embargo e a congelare le loro relazioni con la Turchia".