Turchia e Ue: nessun progresso

La Turchia vista da Bruxelles: nessun progresso. Questo è il resoconto presentato ieri dall’Unione europea sull'allargamento della Commissione. Un bel colpo per un Paese che da anni guarda ad Ovest e che si è impegnato, fin dall’inizio dei negoziati, a compiere quei cambiamenti richiesti dal Vecchio Continente, oltre a essere membro Nato dagli anni ‘50. Ma sono ancora troppe le violazioni dei diritti umani. E soprattutto Ankara che vuole fare? 

 

di Paola Sarappa

Nodo centrale della questione è sempre Cipro. Il livello di tensione sorto con l’isola (membro dell’Ue dal 2004 che si appresta al semestre di presidenza europeo di turno nel 2012), nelle scorse settimane, a causa delle trivellazioni sui fondali del Mediterraneo in cerca di gas, a cui Ankara si è opposta, rispondendo con altrettante ispezioni, preoccupa davvero l’Europa. E non solo.

I principali oppositori all’ingresso della Turchia restano Francia e Germania, a cui si oppongono invece i sentimenti di nazioni come la Gran Bretagna, con David Cameron che vede nel primo ministro turco, Recep Tayyip Erdoğan, un potenziale alleato contro la politica di Israele e dell’Iran, giudicata ostile.

Anche l'Italia dal canto suo si è espresso a favore, con il ministro degli Esteri, Franco Frattini, che ha più volte definito il nostro paese come “il primo 'avvocato' dell'ingresso in Europa della Turchia”.

La realtà dei fatti resta però immutata: tutto da rifare insomma. Il commissario all’Allargamento Ue, Štefan Füle, individua nella libertà di espressione (riferendosi ai numerosi casi giudiziari nei confronti di giornalisti e scrittori), nel limitato accesso a internet per i cittadini turchi e nella controversa situazione del rispetto dei diritti umani in Turchia, i punti a sfavore di un eventuale ingresso.

Füle ci tiene a precisare che “con la sua economia dinamica e il suo importante ruolo regionale, la Turchia continua a essere un paese chiave per l’Ue” e ribadisce che “il processo di adesione resta lo strumento più efficace per inquadrare le relazioni” con Ankara. Inoltre aggiunge che il mancato avanzamento dei negoziati, provoca “frustrazioni in entrambe le parti”, tuttavia questo “non deve renderci ciechi dinanzi all’importanza dei nostri rapporti”.

Ma cosa ne pensa Ankara del 'miraggio Europa' che inizia a sbiadirsi sempre di più? Il ministro per gli Affari Europei, Egemen Bağış, si è espresso in conferenza stampa subito dopo la presentazione del rapporto di Bruxelles, defininendolo “fuori fuoco”.

“Anche se il rapporto cerca di creare un quadro oggettivo ed equilibrato della Turchia - dichiara Bağış - pensiamo che la ‘fotocamera’ utilizzata dalla commissione sia vecchia, con un obiettivo usurato, che deve essere cambiato, dal momento che la foto scattata ha un sacco di parti sfuocate e la macchina sembra zoomare su un punto sbagliato”.

Il capo negoziatore per l'ingresso nell'Unione, Bağış, ha anche ribadito che solo la piena adesione all’Unione europea sarà accettata, qualsiasi altra opzione sarà rifiutata, riferendosi alla possibilità avanzata da Francia e Germania di un “partenariato privilegiato”. 

In un comunicato diffuso dal ministero degli Esteri, la Turchia ha anche sottolineato la forte determinazione, nonostante tutto, a soddisfare i criteri necessari per diventare un membro a pieno titolo dell'Ue, augurandosi, come affermato da Bağış che emerga presto da questa “eclissi della mente”.

 

13 ottobre 2011

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