Turchia: droni americani contro il Pkk
Gli Usa considerano il Pkk un'organizzazione terroristica. Di qui l'appoggio fornito alla Turchia nella lotta ai guerriglieri curdi e ora la cessione di quattro droni impiegati in Iraq per sorvolare le montagne di Kandil.
L'ultima delle conseguenze dell'inserimento del Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk) nella lista delle organizzazioni terroristiche è il trasferimento di parte degli armamenti americani dal vicino Iraq alla Turchia.
Le trattative per la cessione dei droni (aerei senza piloti) sono iniziate quest'estate, quando l'aumento della tensione al confine iracheno ha spinto il premier Erdogan a chiedere aiuto a Washington.
L'obiettivo è quello di raccogliere informazioni sulla situazione nella zona di Kandil, proprio grazie ai voli di ricognizione dei droni.
Nei mesi scorsi questa collaborazione è stata denunciata dal deputato curdo iracheno, Mahmud Othman, membro dell'Alleanza curda, che ha accusato gli Usa di aver partecipato ai bombardamenti turchi nel nord dell'Iraq.
In realtà, finora, sembra che il coinvolgimento americano resti circoscritto alla condivisione di informazioni, nonostante la Turchia chieda da tempo un'azione più decisa da parte americana.
Secondo le testimenianze raccolte da Wikileaks, in un incontro del febbraio 2010 il ministro degli Esteri turco, Davutoglu, avrebbe infatti fatto pressioni sulla controparte americana affinché affrontassero insieme la "minaccia curda" prima del loro ritiro dall'Iraq.
Gli Stati Uniti si sono sempre sottratti a tale richiesta, ma hanno comunque fornito informazioni importanti per le operazioni turche contro i curdi, passando ai militari immagini e dati raccolti dagli aerei spia U-2, dagli RC 135 e da quelli di ricognizione EP-3.
Ora queste tecnologie entrano a far parte della potenza militare turca.
Tra il 16 e il 23 ottobre i velivoli sono stata trasferiti dall'Iraq alla base di Incirlik. Da qui partitranno per dei voli di ricognizione sulle zone dove sono asserragliati i guerriglieri curdi.
Dalle informazioni diffuse, sembrerebbe però che i dati raccolti non verranno automaticamente registrati dalle autorità turche, ma passeranno prima in mano americana per poi essere inviati ad Ankara.
Nessuna autorità turca risulterebbe quindi direttamente coinvolta nella gestione dei voli dei droni. Ed è per questo che Erdogan continua a rivendicare la proprietà di questi mezzi. Ma la richiesta turca divide il Congresso americano.
A differenza dell'amministrazione Obama, il Congresso non sembra disposto ad avallare la vendita di tecnologie di guerra a un paese in aperta rottura con Israele.
In questa direzione, due deputati democratici Shelley Berkely e Eliot Engel hanno appena presentato una proposta per bloccare la trattativa. "Siamo profondamente preoccupati dal tintinnio di sciabole che viene dalla Turchia, le sue minacce contro Israele, le sue prospettive con l'Unione europea, l'occupazione di Cipro e la questione armena: gli Stati Uniti dovrebbero essere preoccupati di far emergere questi problemi, piuttosto che vendere armi alla Turchia".
28 novembre 2011

Nei giorni scorsi la Turchia e la stampa internazionale sono state con il fiato sospeso per il sequestro di un traghetto nel Mar di Marmara rivendicato dalla guerriglia curda. La vicenda si è conclusa bene, si dice. Una sola vittima: il sequestratore.
"La mia detenzione e l'accusa di essere un membro di un'organizzazione illegale è un'intimidazione verso tutti gli intellettuali e democratici della Turchia e una monovra della campagna per isolare i curdi".
Continuano gli arresti nei confronti dei sostenitori della causa curda in Turchia. Ora è la società civile a mobilitarsi, in terra turca ma anche all'estero. Si parla di crimini contro i diritti umani, di cui la Turchia potresse dover rispondere in Germania. Qui alcuni avvocati hanno presentato una denuncia contro il primo ministro turco presso la procura generale di Karlsruhe.
Non è ancora tempo di rottura per Iran e Turchia. Nonostante negli ultimi mesi le relazioni tra i due paesi sembrassero essersi deteriorate, come conseguenza della posizione critica assunta da Ankara nei confronti del regime siriano, i rapporti bilaterali non sono ancora stati messi in discussione.
Due settimane dopo la fine del boicottaggio del Parlamento turco da parte dei neo-eletti curdi, scattano nuove accuse contro tre parlamentari filo curde, sulle cui teste 'pendono' 150 anni di prigione "per aver tenuto discorsi propagandistici nel periodo pre-elettorale e durante i funerali di un militante curdo".
La Turchia vista da Bruxelles: nessun progresso. Questo è il resoconto presentato ieri dall’Unione europea sull'allargamento della Commissione. Un bel colpo per un Paese che da anni guarda ad Ovest e che si è impegnato, fin dall’inizio dei negoziati, a compiere quei cambiamenti richiesti dal Vecchio Continente, oltre a essere membro Nato dagli anni ‘50. Ma sono ancora troppe le violazioni dei diritti umani. E soprattutto Ankara che vuole fare?
Il bilancio presentato in questi giorni dal Partito della pace e della democrazia (Bdp) del Kurdistan turco è impressionante: più di 1500 persone arrestate dalle autorità turche solo negli ultimi 6 mesi, nell'ambito di un'operazione iniziata due anni fa.
La Turchia è nuovamente alle prese con la questione curda. Negli ultimi giorni la sfida del PKK è diventata sempre più grande e il movimento sembra aver alzato il tiro, rendendo l’azione della guerriglia ancora più pericolosa agli occhi dello Stato turco. Perché proprio in questo momento?