Turchia: "armi chimiche" contro curdi?
2 novembre 2011 - L'associazione turca per i diritti umani, l'Insan Hakları Derneği (IHD), denuncia l'utilizzo di armi chimiche da parte dell'esercito turco durante le recenti operazioni militari, condotte da Ankara con l'obiettivo di combattere la guerriglia curda del PKK.
Se la notizia dovesse essere confermata si tratterebbe di una grave violazione del diritto internazionale, che vieta l'uso di armi non convenzionali durante le operazioni militari. In un video pubblicato su youtube (avvertiamo che le immagini sono particolarmente cruente, ndr) si vedono i corpi carbonizzati di alcuni guerriglieri curdi, uccisi molto probabilmente nelle operazioni condotte dall'esercito tra il 22 e il 24 ottobre scorso.
L'accusa rivolta all'esercito turco di utilizzare armi chimiche contro il Pkk non è nuova. Secondo un rapporto stilato dall'IHD lo scorso agosto, dal 1994 sarebbero 437 i guerrigleiri curdi morti a causa dell'utilizzo di armi chimiche in 39 operazioni militari.
L'ultimo caso accertato risale al settembre 2009, quando furono recuperati i corpi di otto membri del Pkk uccisi da armi chimiche nel distretto di Cukurca, nella provincia di Hakkari. Per dimostrare la veridicità di queste accuse vennero sottoposte diverse prove al giudizio di esperti in Germania, tra cui l'Università di Amburgo, che confermò l'utilizzo di armi chimiche.

La spirale della
Non è ancora tempo di rottura per Iran e Turchia. Nonostante negli ultimi mesi le relazioni tra i due paesi sembrassero essersi deteriorate, come conseguenza della posizione critica assunta da Ankara nei confronti del regime siriano, i rapporti bilaterali non sono ancora stati messi in discussione.
Non è durato nemmeno una settimana l’ultimatum lanciato dal premier turco Erdogan al ministro degli Esteri iracheno Hoshyar Zebari: “L'Iraq deve eliminare il Pkk dal suo territorio, altrimenti lo farà la Turchia e, a quel punto, Baghdad non avrà alcun diritto di recriminare”.
Due settimane dopo la fine del boicottaggio del Parlamento turco da parte dei neo-eletti curdi, scattano nuove accuse contro tre parlamentari filo curde, sulle cui teste 'pendono' 150 anni di prigione "per aver tenuto discorsi propagandistici nel periodo pre-elettorale e durante i funerali di un militante curdo".
La Turchia vista da Bruxelles: nessun progresso. Questo è il resoconto presentato ieri dall’Unione europea sull'allargamento della Commissione. Un bel colpo per un Paese che da anni guarda ad Ovest e che si è impegnato, fin dall’inizio dei negoziati, a compiere quei cambiamenti richiesti dal Vecchio Continente, oltre a essere membro Nato dagli anni ‘50. Ma sono ancora troppe le violazioni dei diritti umani. E soprattutto Ankara che vuole fare?