Turchia: 17 minori curdi in sciopero della fame in carcere, ecco la petizione
Una petizione sta circolando in rete da qualche giorno e riguarda la causa di 17 ragazzi curdi, arrestati 4 mesi fa a Mersin, città turca dell'Anatolia meridionale, e ora in sciopero della fame per protesta contro il governo.
di Paola Sarappa
Stando a quanto riportato nell'appello, che invita la comunità internazionale ad unirsi a questa protesta contro le autorità turche, l'arresto risale al 6 ottobre scorso, quando i ragazzi, tutti minorenni, sarebbero stati sottoposti a fermo arbitrario durante un funerale, a cui stavano partecipando un centinaio di persone.
Secondo l'accusa, i ragazzi erano impegnati in una "propaganda pro-Pkk" (Partito curdo dei Lavoratori), organizzazione considerata terroristica da Turchia, Stati Uniti ed Europa. La rete nazionale giudiziaria dichiara che al momento ci sono 2.221 minori detenuti nelle carceri turche, per lo più di etnia curda.
E nella lettera d'appello si legge: “I bambini devono poter accedere a uno stile di vita consono all'età, che garantisca loro una crescita sana e non essere costretti allo sciopero della fame per ribellarsi contro il paradosso di trovarsi in carcere senza aver subito alcun processo”.
Inoltre, come afferma l'Associazione per i diritti umani di Mersin, in carcere ci sono 130 ragazzi sotto i 18 anni, colpevoli di “aver lanciato pietre contro la polizia” o di aver “partecipato a manifestazioni di protesta”.
Non è una novità in un paese in cui è difficile poter esprimere liberamente la propria opinione, quando questa va contro quella del governo.
La madre di uno dei ragazzi detenuto nelle prigioni di Mersin ha dichiarato lo stato di salute di suo figlio di 16 anni, così come degli altri minorenni, non versano in buone condizioni: “I bambini sono stati lasciati in una cella, senza che i giudici li abbiano ancora processati”.
Firmando l'appello verrà inviata una mail per ogni firma al ministro della Giustizia turco, Sadullah Ergin, nella speranza che venga posta attenzione sulle effettive condizioni dei ragazzi al momento ancora in sciopero della fame.
Per firmare la petizione, clicca qui.
1 febbraio 2012
L'agenzia di stampa curda “Firat” ha pubblicato un articolo della giornalista Zeynep Kuray, in carcere dal 20 dicembre scorso, insieme ad altri 35 giornalisti, arrestati insieme a molti lavoratori dei media (49 in tutto), nel contesto della cosiddetta “operazione KCK”.
Quest’anno sono gli avvocati che lavorano in Turchia, in particolare quelli che difendono i diritti dei curdi a rappresentare un caso esemplare di persecuzione contro chi si batte per la difesa dei diritti umani. Domani si protesta a Roma e Milano.
"I rifugiati kurdi in Italia si rivolgono agli Stati Uniti per chiedere di abbandonare il sostegno alla Turchia nella guerra sporca contro il popolo kurdo". E' questo il messaggio lanciato nel comunicato stampa diffuso da UiKi Onlus - l'Ufficio di informazione del Kurdistan.
Arresti e fermi compiuti senza prove nei confronti di dissidenti politici, intimidazioni a giornalisti e attivisti, censure dalla stampa al web. Scene di ordinaria repressione in un paese che agli occhi dell’Europa e del mondo rappresenta un’alternativa credibile ai regimi arabi appena deposti. Per la Turchia però si prospetta un 2012 pieno d’incertezze. Ad un anno esatto dalle prime rivolte che soffiarono sul Mediterraneo, la questione curda potrebbe innescare lo stesso processo.
Iniziata nel 2009, la 'Kck operation' va avanti ormai da 3 anni, ed Erdogan non sembra voler cedere. I rappresentanti del Bdp sostengono però che questa ossessione trascinerà il governo turco nel caos, sempre troppo occupato di perseguitare i curdi e gli oppositori di ogni estrazione.
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