Tunisia


 

Denominazione ufficiale: 
al-Jumhuriyya al-tunusiyya - République tunisienne

Capitale: 
Tunisi

Popolazione: 
10.673.800 (stima luglio 2011). Fonte: Institut National de la Statistique

Lingue: 
La lingua ufficiale è l’arabo (art. 1 della Costituzione).  Il francese, pur non avendo uno status riconosciuto, ha ancora un ruolo importante soprattutto come lingua dell’istruzione superiore e del commercio. Diffusa anche la conoscenza dell'inglese e dell'italiano. Il berbero è ancora parlato in maniera residuale nel Sud della Tunisia, e in particolare nell’isola di Jerba, da circa l’1% della popolazione tunisina. 

Religioni: 
Musulmani (98%), cristiani 1%, ebrei e altri 1%. Fonte: CIA World Factbook

Forma di governo: 
Repubblica presidenziale

Capo dello Stato : 
Moncef Marzouki, dal 12 dicembre 2011

Cronologia: 
1956: Il 20 marzo la Tunisia, protettorato francese dal 1881, conquista l’indipendenza sotto la guida del leader del movimento di liberazione nazionale Habib Bourguiba. Il 25 marzo si svolgono le elezioni per l’Assemblea costituente: il Néo-Destour, il partito di Bourguiba, conquista tutti i seggi.
 
1956: Promulgazione del Codice dello Statuto personale che prevede alcune norme innovative per la condizione della donna, tra cui l’abolizione della poligamia.
 
1957: Il 25 luglio viene proclamata la Repubblica con Habib Bourguiba presidente.
 
1959: Il 1 giugno viene promulgata la Costituzione che istituisce un regime presidenziale.
 
1961: Salah Ben Youssef, uno dei principali oppositori di Bourguiba sin dal 1955, viene assassinato.
 
1963. Il Parti communiste tunisien (PCT) è messo fuori legge. Il Néo-Destour diviene di fatto partito unico.
 
1963: Avvio dell’esperienza dell’economia pianificata di stampo socialista guidata dal ministro Ahmed Ben Salah.
 
1964: Nazionalizzazione di tutte le terre appartenenti a cittadini stranieri.
 
1964: Il Néo-Destour si trasforma in PDS (Parti socialiste destourien).
 
1969: Ahmed Ben Salah è estromesso dal governo e dal partito e quindi processato e condannato: l’esperienza socialista si conclude con un bilancio negativo.
 
1971: Ripresa dei processi contro gli oppositori di sinistra, dopo il periodo di relativa liberalizzazione politica avviato nel 1969.
 
1972: Liberalizzazione dell’economia e promulgazione di leggi che favoriscono gli investimenti.
 
1975: Con una modifica della Costituzione, Habib Bourguiba è proclamato presidente a vita dall’Assemblea nazionale.
 
1977: Viene legalizzata la Ligue tunisienne des Droit de l’Homme (LTDH).
 
1978: Il 26 gennaio uno sciopero generale paralizza la Tunisia. Scontri tra i manifestanti e forze dell’ordine: l’intervento dell’esercito provoca morti e feriti.
 
1979: Elezioni legislative. Inizio di una relativa liberalizzazione politica.
 
1980: Viene sventato un tentativo di colpo di stato organizzato da fuoriusciti del movimento di liberazione nazionale con appoggi dall’estero.
 
1981: Il PCT viene nuovamente autorizzato a svolgere le sue attività.
 
1981: Con una modifica costituzionale, l’Assemblée nationale viene rinominata Chambre des Députés. Si tengono quindi le elezioni legislative alle quali partecipano anche il Mouvement des démocrates socialistes (MDS) e il Parti de l’Unitè Populaire (PUP), che però non ottengono alcun seggio.  
 
1983: L’MDS di Ahmed Mestiri e il PUP ottengono la legalizzazione.
 
1983: Il 29 dicembre, nel sud della Tunisia, esplode la “rivolta del pane”.
 
1984: Nel mese di gennaio scoppiano a Tunisi delle rivolte che provocano numerosi morti.
 
1986: Zine El Abidine Ben Ali è nominato Ministro dell’interno.
 
1987: Il 7 novembre il presidente Bourguiba viene privato delle sue funzioni da un golpe bianco guidato dal Primo ministro Zine El Abidine Ben Ali. E’ il giorno del “cambiamento” termine con il quale viene indicato il colpo di stato per tutta l’epoca del regime di Ben Ali.
 
1988: Il 27 febbraio il PDS diventa RCD (Rassemblement constitutionnel démocratique). Si prospettano aperture del regime in senso liberale.
 
1988:  Il 25 luglio viene promulgata la legge che regolamenta la costituzione dei partiti politici (legge n.88-32) ai quali vengono inoltre concessi sgravi fiscali (legge n. 88-33).. Una nuova modifica dell’articolo 39 della Costituzione riporta la possibilità di rielezione del Presidente della Repubblica a due volte consecutive. Viene inoltre annullata la norma che prevede la successione diretta del primo ministro al presidente della Repubblica.
 
1988: Il 7 novembre, primo anniversario del “cambiamento”, viene firmato il cosiddetto Pacte national tra il potere e i principali partiti di opposizione. Il Mouvement de la tendence islamique cambia nome in al-Nahda.
 
1989: Il 2 aprile si tengono le elezioni presidenziali  e legislative alle quali partecipano anche candidati indipendenti. Ben Ali ottiene il 99, 27 % dei voti, ma alle legislative i candidati indipendenti, tra i quali anche alcuni esponenti di al-Nahda, raggiungono percentuali significative, senza tuttavia riuscire ad ottenere deputati.  
 
1989: Il 27 giugno vengono amnistiate alcune migliaia di cittadini condannati per motivi politici o sindacali.
 
1993: Modifica al Codice elettorale che permette ai rappresentanti dell’opposizione di essere eletti alla Chambre des Députés.
 
1994: Il 20 marzo Ben Ali viene rieletto presidente della Repubblica.
 
1999: Alle elezioni presidenziali del 24 ottobre si presentano anche candidati dei partiti di opposizione. Ben Ali viene riconfermato per la terza volta.
 
2000: Il 6 aprile muore Habib Bourguiba.
 
2002: Con una modifica della Costituzione viene creata una seconda Camera,  la Chambre des Conseillers: eletta per sei anni,  è composta di 126 seggi, rinnovati per metà ogni tre anni, di cui 41 nominati direttamente dal presidente della Repubblica (artt. 18 e 19). L’articolo 39 della Costituzione viene nuovamente modificato eliminando il limite di due volte previsto per la ricandidatura.
 
2004: Rielezione di Ben Ali alla presidenza della Repubblica per un quarto mandato. Alcuni partiti dell’opposizione boicottano le elezioni non presentando candidati.
 
2005: Creazione del Movimento 18 ottobre per i diritti e le libertà, di cui fanno parte diverse forze di opposizione compresa al-Nahda.
 
2008: Manifestazioni e scioperi nella regione mineraria di Gafsa per protestare contro la disoccupazione e la crisi economica.
 
2009: Quinto mandato per Ben Ali che viene rieletto alla presidenza della Repubblica nelle elezioni del 25 ottobre.
 
2010: Il 17 dicembre un giovane ambulante, Mohamed Bouazizi, si dà fuoco per protesta a Sidi Bouzid: il suo gesto segna l’inizio della rivolta che si estenderà ad altre città
 
2011: L’11 gennaio la rivolta raggiunge la capitale. Ben Ali decide di reprimere le manifestazioni con la forza: la polizia spara provocando decine di morti
 
2011: Il 14 gennaio il presidente Ben Ali abbandona Tunisi per l’Arabia Saudita. Gli succede provvisoriamente il Primo ministro Mohamed Ghannouchi in base all’ articolo 56 della Costituzione (impedimento provvisorio del Presidente).
 
2011: Il 15 gennaio il Consiglio costituzionale dichiara Ben Ali destituito e nomina Presidente della Repubblica ad interim il presidente della Chambre des Députés, Fouad Mebazaa, secondo l’art . 57 della Costituzione (impedimento assoluto) . Nei giorni successivi viene costituito un governo provvisorio.
 
2011: Il 23 gennaio una marcia di protesta, la Caravane de la liberté, chiede le dimissioni degli ex membri dell’RCD nominati ministri nel governo provvisorio.
 
2011: Il 27 febbraio, dopo tre giorni di manifestazioni, il Primo ministro Mohamed Ghannouchi si dimette. Il nuovo Primo ministro ad interim è Béji Caid Essebsi.
 
2011: Il 7marzo viene formato il nuovo governo provvisorio, del quale non fanno più parte membri dell’ultimo governo di Ben Ali.
 
2011: Il 23 ottobre si tengono le elezioni per l’Assemblea costituente, inizialmente previste per il 24 di luglio. Ennahda si afferma come il primo partito con circa il 40% dei voti.  Il 22 novembre, giorno della prima seduta dell’Assemblea Costituente, il leader di Ettakatol Mustapha Ben Jaafar è eletto Presidente della stessa grazie ai voti di Ennahda. Il 12 dicembre Moncef Marzouki del CPR è  nominato Presidente della Repubblica. (a cura di Barbara Airò)