Tunisia: un anno dopo su Avenue Bourguiba

Su Avenue Bourguiba, ieri c'è stata una festa, una bella festa seppur inaspettata. Fino alla sera precedente si davano quasi per certi scontri tra i membri del partito Ennahda e il resto della popolazione. Invece, a un anno esatto dalla rivoluzione, la strada ha accolto una folla ordinata di gente, giunta fin dalle prime ore del mattino.

 

 

di Micol Briziobello

 

Ogni tunisino, a suo modo, ha cercato di scendere nella centralissima Avenue Bourguiba per rendere omaggio a quel 14 gennaio 2011 che ha cambiato il corso della storia del suo paese. 

Bambini, donne, uomini, anziani di ogni quartiere ed estrazione sociale, sono scesi tra la folla sventolando la bandiera della Tunisia o addirittura indossandola come se fosse un vestito.

Il rosso era sicuramente il colore dominante e più avvolgente. L’entusiasmo, però, non era lo stesso dello scorso anno e l’intensità della manifestazione non era data dalla forza di un popolo unito che lotta per lo stesso ideale e festeggia per la stessa vittoria.

Quest’anno i manifestanti, seppur numerosi, avevano un fare dimesso e tranquillo. Pochi sorrisi, pochi slogan, poche scritte se non vicino ad un palco appositamente montato davanti al teatro municipale.

Mancavano l’entusiasmo e l’energia, fondamentali nelle stesse ore dello scorso anno, e la coesione tra la popolazione accorsa a manifestare. Oggi c’erano tante persone riunite nello stesso luogo e per lo stesso motivo, ma non erano insieme, erano schierati ognuno dietro a un partito o ad una associazione.

E così, quest’anno il barbus, la femminista e lo studente del liceo non gridavano insieme lo stesso slogan e non sembravano essere accomunati da uno stesso obiettivo.

Quello che balzava agli occhi di un osservatore attento era proprio la frammentarietà di questa società che, in modo lampante, è ormai divisa tra Ennahda, Ettakattol, PDP e così via.

Oggi non c’è una sola Tunisia, ma tante fazioni diverse che forse ignorano di essere tunisine allo stesso modo e che quasi preferiscono non parlarsi se non per insultarsi.

Quel che è certo è che per tutta la giornata, Avenue Bourguiba è stata piena di gente, quella stessa folla che lo scorso anno applaudiva la caduta di Ben Ali e che, domani, continuerà a lottare, seppur con modalità diverse, per la costruzione migliore di uno stesso paese.

Sarà sempre più importante, però, dare per acquisita la 'grandezza di Dio' e cominciare a dedicarsi con costanza e determinazione al futuro economico di una Tunisia che ha visto ben poco di quella libertà di cui lo scorso anno si vantava e di quel miglioramento che di lì a breve immaginava.
 

 

15 gennaio 2012