Tunisia, Rachid Ghannouchi: “La rivoluzione è solo a metà, ora il resto"

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di Anthony Santilli
Nella prima tappa del suo viaggio in Italia, il leader del partito tunisino el-Nahda sprona i suoi sostenitori a perseverare negli sforzi per arrivare ad una piena democrazia.

“Ci troviamo di fronte a un mondo nuovo, e ad una nuova era”. Così esordisce Rachid Ghannouchi presso il Palahokey di Reggio Emilia, di fronte ad una folla di circa 2500 persone, venute da tutta Italia per ascoltare il suo messaggio. Veste i panni del leader politico. Lascia da parte quelli del grande intellettuale, riuscito con i suoi scritti a influenzare movimenti politici oggi all’apice della loro popolarità sullo scenario mediorientale.

Uno su tutti il partito islamico moderato Akp del premier turco Erdogan, per il quale le riflessioni del leader tunisino hanno rappresentato un importante punto di riferimento. Un partito, l’Akp, che non a caso è considerato dallo stesso Ghannouchi come l’esperimento più vicino al percorso che sta costruendo el-Nahda in vista delle prossime scadenze elettorali.

Una Tunisia nuova, che raccoglie oggi i frutti non solo della rivolta maturata negli ultimi mesi, ma anche dei sacrifici delle generazioni passate. Su questo punto Ghannouchi è molto chiaro. Ricorda con estrema passione “il contributo sostanziale fornito storicamente dal nostro movimento per il cambiamento del paese”, una lotta che negli anni bui del regime di Ben ‘Ali “ha lasciato sul campo numerosi martiri”. Nella storia del periodo benaliano che si riscriverà nei prossimi anni, saranno loro i padri della 'nuova Tunisia'.


Il ruolo della donna


La legittimità dello scontro con il deposto regime, Ghannouchi l’ha esemplificata attraverso l’emblematica questione del ruolo accordato alla donna: “Il vecchio regime - ha affermato - la considerava come una merce… noi vogliamo una donna che partecipi attivamente alla costruzione di questo paese”, una donna che possa godere quindi “degli stessi diritti [degli uomini] nel lavoro e nella partecipazione politica”.

Ghannouchi sembra voler così ribadire la posizione del proprio partito su una questione troppo spesso utilizzata dai suoi detrattori per minare la reputazione di el-Nahda. Ribadirlo sì, e non solo a parole, se si pensa che in una delle due sezioni di Tunisi per l’elezione dei membri dell’Assemblea costituente, il partito di Ghannouchi ha presentato come capo-lista Souad Abderrahim. La candidatura della giovane leader del movimento studentesco tunisino ha destato ancora più scalpore per il fatto che questa fosse una mutabarrija (donna senza velo) non afferente al partito.

Una decisione che aveva provocato anche l’allontanamento, in segno protesta, di molte donne iscritte al partito. “La rivoluzione tunisina ha raggiunto solo la metà degli obbiettivi che si era preposta. Noi ora vogliamo l’altra metà, un paese democratico senza alcuna distinzione tra uomini e donne, senza discriminazioni etniche, un paese che appartenga a tutti, non più al servizio di una sola famiglia [quella del deposto Ben ‘Ali]”.
 

Il "problema" dell'immigrazione

Le difficoltà sono numerose. Tra queste, quelle legate alla questione sociale non restano in secondo piano. Ricorda il disagio che ancora oggi spinge “centinaia di giovani tunisini nel Mediterraneo, un mare che ha visto nascere grandissime civiltà e che oggi è un cimitero”. Il pensiero va immediatamente alla rivolta nel CIE di Lampedusa, ai giovani tunisini che l’hanno animata ed ai rimpatri forzati che da mesi il governo italiano sta attuando.

La risposta del leader tunisino al “problema dell’emigrazione” è meditata. Non accusa l’Europa o il governo italiano. La responsabilità di risolvere la questione spetta al suo popolo: “E’ necessario ricostruire una prospettiva di sviluppo per i giovani tunisini all’interno del paese”. Questa frase abbastanza generica rimanda in realtà a quanto presentato qualche giorno fa nella piattaforma programmatica del partito: el-Nahda propone una politica di investimenti che abbia come priorità la creazione di un forte tasso di occupazione interna.


"Europa e mondo arabo"


L’ambizioso obiettivo è quello di produrre nel prossimo quinquennio 2011-2016 ben 590.000 posti di lavoro, anche attraverso una rinnovata politica di assunzioni nel settore pubblico. Non sono mancati riferimenti al contesto internazionale. Sui rapporti con l’Europa, ed in particolare con l’Italia, afferma “la necessità, data la contingenza geografica, di costruire delle relazioni fondate sul diritto”. Da questo punto di vista non sembra voler marcare una discontinuità con le politiche sino ad oggi adottate. Arriva ad affermare addirittura che, in questo ambito, la Tunisia è oggi “sulla strada giusta”.

Sul versante arabo, Ghannouchi rivolge poi un augurio affinché le rivolte in Egitto, Siria, Yemen diano esiti positivi e che da queste un rinnovamento profondo possa toccare anche il resto del mondo arabo. Interessante notare come i temi affrontati siano tutti di natura contingente. Questioni come i rapporti con il governo transitorio tunisino, oggetto di costanti contestazioni da parte della piazza, o come la delicata questione palestinese, portata di fronte alle Nazioni Unite, non vengono toccate se non in maniera molto indiretta.

Forse perché giudicate troppo delicate. E’ evidente come l’iniziativa di oggi fosse prettamente rivolta ai 'tunisini d’Italia', per esortarli a partecipare in massa alla tornata elettorale del prossimo 23 ottobre per la costituzione dell’Assemblea costituente. Un appuntamento troppo importante che definirà, per la prima volta dallo scoppio della rivolta, i rapporti di forza tra le varie fazioni politiche in campo.

26 settembre 2011