Tunisia: proposta la sharia, occhi puntati su Ennahda
22 febbraio 2012 - Il terzo partito vincitore delle elezioni tunisine ha proposto una bozza di legge basata sulla sharia come fonte principale della Costituzione. Se la proposta dovesse ottenere il sostegno di oltre il 60 per cento dei membri dell'Assemblea costituente potrebbe passare senza referendum.
Si tratta di un'iniziativa destinata a infiammare ulteriormente le tensioni politiche, con i laici che già lamentano il tentativo del partito vincitore Ennahdha di modificare il carattere laico del diritto tunisino.
La proposta di al-Aridha rischia di mettere in seria crisi la formazione guidata da Rachid Ghannouchi: accettare la sharia (legge islamica) come fonte principale della legislazione significherebbe infatti perdere l'alleanza i suoi alleati laici.
La bozza del documento recita nel suo primo articolo: "La Tunisia è un paese libero, indipendente e sovrano. L'Islam è la fonte principale della sua legislazione, l'arabo la sua lingua e la repubblica il suo sistema".
"L'uso della sharia come fonte principale della sua legislazione garantirà libertà, giustizia, uguaglianza sociale, diritti umani e dignità per tutti i suoi abitanti, uomini e donne".
"Dio, voi siete accusato d’essere apparso in un cartone animato". Questa l’accusa pronunciata dai giudici tunisi all’imputato. Dio, appunto. O meglio, questa è la versione disegnata che Z, noto vignettista tunisino, dà della vicenda.
Qualche giorno fa, il quotidiano tunisino Attounissia ha pubblicato in prima pagina una foto (vedi all'interno dell'articolo) che ritraeva un giocatore di calcio tedesco di origine tunisina con la sua compagna quasi nuda. Subito sono scoppiate polemiche sul rispetto della deontologia e dell’etica professionale.
La quotidianità della Tunisia si fa sempre più complessa. Davvero difficile capire, non cadere in errore o perdere il bandolo della matassa. E i tunisini, dal governo fino al popolo, sono forse ancora più confusi di “noi osservatori”, soprattutto quando si parla di mutilazione genitale femminile.
Dall’aprile 2010, Najoua Makhlouf è la coordinatrice della Commissione nazionale della donna operaia dell'Unione generale tunisina del lavoro (UGTT), il principale sindacato del paese. E' iscritta dall’ormai lontano 1993. La incontro in un hotel che nei mesi scorsi ha accolto i numerosi feriti provenienti dalla Libia e ci confrontiamo sull’attuale situazione della Tunisia, e delle donne nel mondo del lavoro.
Su Avenue Bourguiba, ieri c'è stata una festa, una bella festa seppur inaspettata. Fino alla sera precedente si davano quasi per certi scontri tra i membri del partito Ennahda e il resto della popolazione. Invece, a un anno esatto dalla rivoluzione, la strada ha accolto una folla ordinata di gente, giunta fin dalle prime ore del mattino.
Da 4 giorni, attivisti, disoccupati e rappresentanti di varie correnti politiche, stanno presidiando con le tende il giardino intorno al palazzo Bardo, sede della commissione dell’Assemblea costituente che il 6 dicembre si esprimerà sull’organizzazione dei poteri pubblici.
Dopo le polemiche dei giorni scorsi, il 29 novembre il Consiglio scientifico dell’Università di Lettere di Manouba, a Tunisi, ha deciso di vietare l’uso del niqab all’interno dell’edificio.
Ora che il partito islamico ha il
Più di duecento persone, soprattutto membri dell’Associazione delle donne democratiche e laici tunisini, si sono radunate questa mattina davanti alla sede della Camera dei deputati per rivendicare il rispetto dell’uguaglianza tra l’uomo e la donna nella nuova costituzione così come il rispetto delle libertà fondamentali e individuali.
La Tunisia si prepara all’ufficializzazione del nuovo governo, tra inaspettate vittorie calcistiche, visite in Algeria e la notizia dell'arresto di Seif al Islam, figlio e possibile delfino dell’ex dittatore libico, Gheddafi.
In
"E' forse un segno di questi tempi che la nostra percezione dei moti arabi sia stata accompagnata da un profondo senso di ansia. Se infatti abbiamo guardato alle rivolte come esempi suggestivi di un cambiamento politico, fin dall'inizio le abbiamo percepite anche come delle rivoluzioni fragili".
Dall'inizio della 'rivoluzione dei gelsomini' molte cose sono cambiate. Si sono svolte le elezioni e s'inizia a definire il nuovo assetto politico della Tunisia. Altri paesi hanno seguito le sue orme, ma spesso con esiti e modalità diversi. Una delle differenze più evidenti riguarda il ruolo giocato dall’esercito.
La vittoria di Ennahda era considerata acquisita fin dalla vigilia della consultazione. Tuttavia, in pochi immaginavano un’affermazione così netta del partito islamico, che ha ottenuto il 40,5% dei suffragi e il 41,5% dei seggi a disposizione (90 su un totale di 217).
Mentre rifletto sul fatto che l’attenzione per la Tunisia fino ad un mese fa era rivolta alle elezioni, oggi lo scenario si è incredibilmente variegato e diversificato. Ha infatti creato stupore la vincita di un partito come 