Tunisia: incontro la sindacalista Najoua Makhlouf
Dall’aprile 2010, Najoua Makhlouf è la coordinatrice della Commissione nazionale della donna operaia dell'Unione generale tunisina del lavoro (UGTT), il principale sindacato del paese. E' iscritta dall’ormai lontano 1993. La incontro in un hotel che nei mesi scorsi ha accolto i numerosi feriti provenienti dalla Libia e ci confrontiamo sull’attuale situazione della Tunisia, e delle donne nel mondo del lavoro.
di Micol Briziobello da Tunisi
Nello scorso mese di dicembre, si è svolto l’attesissimo congresso dell’UGTT, che non è stato segnato da particolari cambiamenti di rotta o di strategia.
Si è trattata, piuttosto, di una riorganizzazione interna che ha visto l’elezione dell’esecutivo, con la designazione di dieci nuovi membri. E' stata anche riconfermata la tendenza “democratica di sinistra”, che ha da sempre connotato l'Unione.
Attualmente, il problema resta quello di far sentire la voce delle donne in un ambiente, come quello sindacale, in cui prevalgono ancora le dinamiche maschiliste.
Purtroppo, il percorso di evoluzione della donna nella società tunisina non è andato di pari passo con quello all’interno del sindacato. Fortunatamente, però, a dicembre, le donne sono riuscite ad imporre il sistema delle quote, dalla base fino ai vertici.
Per adesso, le quote sono state adottate a livello del congresso ma, a dicembre del 2012, quando ci sarà il Consiglio nazionale e verrà rivisto lo statuto dell’UGTT, le donne cercheranno di essere rappresentate (si tenga in considerazione che il tasso di adesione femminile al sindacato è comunque del 48%).
L’UGTT, adesso più che mai, intende essere una sorta di 'contropotere' rispetto al governo, ed è ancora in fase di osservazione rispetto al lavoro dei vari ministeri.
Finora la scelta unanime del sindacato è stata quella di rifiutare connivenze o relazioni troppo 'compromettenti' con esponenti dell'esecutivo.
Najoua Makhlouf, non se la sente di giudicare i primi passi dell’attuale governo ma, allo stesso tempo, sottolinea alcune reazioni che definisce 'discutibili', come le minacce di repressione forzata degli scioperi e dei sit-in.
In questi giorni, da nord a sud, il paese è infatti attraversato da un'ondata di manifestazioni di protesta, gran parte dei quali sostenute proprio dall’UGTT.
Le donne, dal canto loro, hanno partecipato attivamente alla rivoluzione. Va detto però, che dopo gli eventi di gennaio, c’è stata una sorta di messa in discussione delle 'conquiste al femminile', soprattutto a livello sociale.
Durante lo scorso anno, la priorità è stata di riaffermare con forza determinati diritti, dalla monogamia al lavoro, passando per l'abbigliamento.
Ciò che Najoua teme, rispetto alla presenza di Ennahda, è il cosiddetto 'metodo RCD' (dell’ex partito di Ben Ali), tanto che molti degli ex fedelissimi del dittatore sono stati reclutati proprio tra le fila della formazione islamista. Qualche settimana fa, in un momento di penuria di latte, acqua e gas, i militanti del partito di governo hanno rifornito le famiglie dei quartieri popolari di questi beni introvabili per il resto della società.
La Makhlouf ammette di essere molto delusa e arrabbiata con i 'partiti di sinistra'.
Il voto di Ennahda è stato un voto di opposizione a tutti gli altri che hanno parlato prematuramente di laicità e di uguaglianza nell’eredità, temi ancora tabù, quando le priorità della Tunisia erano e restano altre.
Sono i partiti di sinistra ad aver acuito questa distinzione “tra musulmani e non musulmani”, senza contare che su 33 liste hanno candidato come capolista solo una donna.
Al governo ci sono 49 donne, di cui 42 di Ennahda. Solo il polo democratico ha candidato capolista metà donne e metà uomini: “È scandaloso che lottino per i diritti umani e l’uguaglianza, e poi non mettano nemmeno una donna a rappresentarli!”
Una donna presidente? Ride. “Ci vorrà del tempo”.
24 gennaio 2012
Su Avenue Bourguiba, ieri c'è stata una festa, una bella festa seppur inaspettata. Fino alla sera precedente si davano quasi per certi scontri tra i membri del partito Ennahda e il resto della popolazione. Invece, a un anno esatto dalla rivoluzione, la strada ha accolto una folla ordinata di gente, giunta fin dalle prime ore del mattino.
Risale a poche ore fa un'intervista radiofonica a una rappresentante di spicco di
La vittoria di Ennahda era considerata acquisita fin dalla vigilia della consultazione. Tuttavia, in pochi immaginavano un’affermazione così netta del partito islamico, che ha ottenuto il 40,5% dei suffragi e il 41,5% dei seggi a disposizione (90 su un totale di 217).
Di fronte alla storica fase elettorale in corso, in Tunisia come in Egitto i partiti di tendenza islamica sembrano ormai candidati ad essere le principali forze di governo. Ma cosa veramente cambierebbe nelle due realtà se questo avvenisse?
Tra i grandi delusi si colloca il 