Tunisia in fermento, nonostante la pioggia
Il giorno dell’attesissima conferenza degli « Amici della Siria », svoltasi venerdì nella capitale, il presidente della Repubblica tunisina, Moncef Marzouki, ha colto l’occasione per mettere in chiaro davanti alla diplomazia internazionale, alcuni punti fermi della politica del suo paese.
di Micol Briziobello da Tunisi
Ha voluto iniziare ricordando che le rivendicazioni del popolo siriano sono le stesse del popolo tunisino durante gli eventi del 14 gennaio 2011. Inoltre, davanti al segretario di Stato degli Stati Uniti, Hillary Clinton, e a tutti i rappresentanti della diplomazia straniera, ha lanciato un “no” categorico rispetto ad un intervento militare in Siria, reiterando il concetto per ben tre volte.
Secondo Marzouki essere “amici” vuol dire, infatti, aiutare la Siria e non renderla una "pedina geopolitica" degli interessi più vari.
Il presidente si è poi rivolto alla Lega Araba e alle Nazioni Unite, sollecitando un intervento per fronteggiare la crisi umanitaria e per fornire gli aiuti necessari nel più breve tempo possibile.
Ha inoltre proposto di seguire l’esempio yemenita accordando l’immunità al presidente Bashar al-Assad e alla sua famiglia, che potrebbero così chiedere asilo all’alleata Russia, che, con Cina e Libano, era la grande assente alla conferenza di venerdì.
Marzouki ha concluso il suo intervento con ottimismo, dichiarando che Assad non tarderà a lasciare la Siria e che, da quel momento, potranno essere programmate delle libere elezioni nel rispetto della scelta della maggioranza.
Ma mentre si svolgeva la conferenza, davanti alla sede della televisione nazionale alcuni salafiti e membri del movimento Ennahda, protestavano accusando la tv di non essere "trasparente". Infatti, i militanti del partito vincitore delle elezioni per l'Assemblea costituente intendono eliminare dalla televisione nazionale i simboli del vecchio regime.
Nello specifico, i manifestanti accusavano i giornalisti di essere parziali e di "manipolare le informazioni" rispetto all’operato dell’attuale governo, sulla scia delle parole pronunciate quest'ultima settimana da Rachid Ghannochi, leader del partito, e da Samir Dilou, portavoce.
Dal canto loro, i sindacalisti dell’UGTT hanno presentato il loro progetto di Costituzione: il testo è costituito da 11 capitoli, e propone la creazione della figura del "mediatore della Repubblica", presente in Francia, che dovrebbe vegliare sul rispetto delle libertà fondamentali.
Il testo invoca anche la creazione di un’Istanza superiore indipendente per la giustizia finanziaria, incaricata di controllare i conti pubblici. L’idea sarebbe quella di creare una Repubblica democratica e sociale, la cui Costituzione sia basata su principi democratici e sociali che si contrappongano ad un sistema autoritario.
Ultimo, ma non meno importante: Tariq Ramadan terrà la seconda delle due conferenze in programma a Tunisi ieri e oggi. Ramadan, è un accademico svizzero di lingua francese, che si occupa d’islam ed è conosciuto in Europa e nel mondo arabo per il suo approccio 'conciliatorio' tra Islam e laicità. E' altresì noto per essere il nipote di Hassan al-Banna, fondatore in Egitto dei Fratelli musulmani e figlio di Sa'id Ramadan, a sua volta fondatore di Hamas, il ramo palestinese dei Fratelli Musulmani, che scappò dall'Egitto stabilendosi in Svizzera.
26 febbraio 2012
Il 22 febbraio la Corte di cassazione ha ordinato all’Agenzia tunisina Internet (ATI) di “filtrare i contenuti pornografici”. La sentenza ha scatenato le proteste dei difensori della libertà di espressione, che temono che questo verdetto possa essere usato come pretesto per riaprire le porte alla censura del web.
"Dio, voi siete accusato d’essere apparso in un cartone animato". Questa l’accusa pronunciata dai giudici tunisi all’imputato. Dio, appunto. O meglio, questa è la versione disegnata che Z, noto vignettista tunisino, dà della vicenda.
Qualche giorno fa, il quotidiano tunisino Attounissia ha pubblicato in prima pagina una foto (vedi all'interno dell'articolo) che ritraeva un giocatore di calcio tedesco di origine tunisina con la sua compagna quasi nuda. Subito sono scoppiate polemiche sul rispetto della deontologia e dell’etica professionale.
La quotidianità della Tunisia si fa sempre più complessa. Davvero difficile capire, non cadere in errore o perdere il bandolo della matassa. E i tunisini, dal governo fino al popolo, sono forse ancora più confusi di “noi osservatori”, soprattutto quando si parla di mutilazione genitale femminile.
Dall’aprile 2010, Najoua Makhlouf è la coordinatrice della Commissione nazionale della donna operaia dell'Unione generale tunisina del lavoro (UGTT), il principale sindacato del paese. E' iscritta dall’ormai lontano 1993. La incontro in un hotel che nei mesi scorsi ha accolto i numerosi feriti provenienti dalla Libia e ci confrontiamo sull’attuale situazione della Tunisia, e delle donne nel mondo del lavoro.
Su Avenue Bourguiba, ieri c'è stata una festa, una bella festa seppur inaspettata. Fino alla sera precedente si davano quasi per certi scontri tra i membri del partito Ennahda e il resto della popolazione. Invece, a un anno esatto dalla rivoluzione, la strada ha accolto una folla ordinata di gente, giunta fin dalle prime ore del mattino.
Da 4 giorni, attivisti, disoccupati e rappresentanti di varie correnti politiche, stanno presidiando con le tende il giardino intorno al palazzo Bardo, sede della commissione dell’Assemblea costituente che il 6 dicembre si esprimerà sull’organizzazione dei poteri pubblici.
Dopo le polemiche dei giorni scorsi, il 29 novembre il Consiglio scientifico dell’Università di Lettere di Manouba, a Tunisi, ha deciso di vietare l’uso del niqab all’interno dell’edificio.
Di fronte alla storica fase elettorale in corso, in Tunisia come in Egitto i partiti di tendenza islamica sembrano ormai candidati ad essere le principali forze di governo. Ma cosa veramente cambierebbe nelle due realtà se questo avvenisse?