Siria: violata la road map, fuoco contro la "gloriosa resistenza"

Il presidente Assad ha già violato l'accordo con la Lega araba. I militari sparano ancora sui civili. I carri armati non se ne sono andati. Stamattina i primi morti.
E la comunità internazionale continua a tentennare, mentre il presidente siriano ne approfitta per guadagnare tempo e continuare a stringere nel pugno i suoi cittadini. Circa 40 mila persone nelle carceri, più di tremila i morti: "La gloriosa resistenza" dei cittadini siriani continua a subire il massacro.

 
 

 

di Angela Zurzolo

 

Il ritiro dei militari dalla città e dalle aree residenziali, il rilascio dei prigionieri politici, lo stop alle violenze, l'accesso alla Lega araba e ai media, l'avvio del dialogo tra governo e opposizione in un territorio neutrale: queste le promesse del governo del presidente Bashar al Assad fatte alla Lega araba solamente ventiquattro ore fa.

 

L'accordo però è già stato violato

Le forze di sicurezza siriane hanno già ucciso stamattina ad Homs cinque persone. I carri armati hanno sparato colpi di mitragliatrice pesante e cannoni antiaerei a Bab Amro, dove si nascondono dei ribelli. Tra i morti, un uomo che guidava il camion della spazzatura, vittima del fuoco dei cecchini dell'esercito che sparavano dai tetti e dei soldati presenti ai posti di blocco.

A Bab Amro, un distretto di Homs, si dormiva ancora nelle case, perchè durante la notte la gente aveva festeggiato per la decisione della Lega Araba: "Questa mattina ci siamo svegliati sotto la pioggia e la sciagura", ha raccontato Samer, un attivista.

Le truppe nel sud della pianura dell'Hauran hanno sparato in aria per disperdere le proteste scoppiate durante la notte. Una colonna di blindati ha sparato con le mitragliatrici in aria dopo essere entrata ad al Madiq, un castello vicino alle rovine romane di Apamea, nella Pianura del Ghab, rifugio di disertori.

E poi, ancora centoventi arresti ad Harasta, sobborgo di Damasco. Anche qui ai media è stato impedito di verificare i fatti.

Mercoledì, però, mentre veniva firmato l'accordo, Al Jazeera accertava che tredici operai in un villaggio a nord-ovest di Homs venivano uccisi dalle forze del presidente. "Erano operai in una piccola fabbrica di mattoni", ha detto un attivista. Un uomo ha documentato con un video su youtube ciò che sta avvenendo in un villaggio di Kfar Laha, centro delle proteste nella regione di Houla, in cui molti sono stati imbavagliati e legati con le mani dietro la schiena dopo una rappresaglia.

L'accordo con la Lega araba era già stato accolto con scetticismo dal Consiglio nazionale siriano. Najib al - Ghadban, membro dell'opposizione, aveva dichiarato: "Quello che è successo oggi è un tentativo di ottenere più tempo. Questo regime è noto per le manovre e per fare promesse e non mantenerne nemmeno una".

Louay Safi, un atro membro del Consiglio, ha affermato: "Per accettare l'accordo di pace, il governo siriano deve prima riconoscere che c'è un problema, che c'è una rivolta popolare e che c'è una richiesta di prendere atto delle richieste del popolo. Ma non lo ha fatto! Se il regime mandasse via le sue forze dalle strade, se rilasciasse i 40 mila prigionieri e mostrasse segni reali di cambiamento, allora questo potrebbe indurci a pensare diversamente".

L'ufficio stampa della Casa Bianca fa sapere che la sua posizione "rimane ferma sul punto che il presidente Assad ha perso la sua leggittimità a governare e dovrebbe dimettersi", e che rimane il sostegno "a tutte le iniziative internazionali che mirano a convincere il regime a smettere di attaccare il suo stesso popolo".

Il portavoce del dipartimento di Stato americano, Victoria Nuland, tra coloro che avevano dimostrato scetticismo nei confronti delle promesse di Assad, ha affermato: "Noi non giudichiamo le loro parole. Andremo a giudicare le loro azioni. C'è il rischio che qui si stia cercando di fare diplomazia, offrendo alla loro gente mezze misure e piccoli passi, piuttosto che prendere misure reali".

Le mosse che hanno portato la Lega araba a un successo - per ora solo formale - erano state guardate con attenzione dagli Usa e dalla Gran Bretagna. Un atteggiamento, quello del ministro degli Esteri William Hague che si è congratulato con gli sforzi della Lega araba, che è apparso quasi paternalistico: "L'azione deve essere verificabile e sostenuta. Il primo passo deve essere quello di fermare la violenza e la repressione, senza la quale tutte le altre misure sono prive di significato".

In realtà, la Lega araba aveva già affermato che nel caso non fosse stato rispettato l'accordo raggiunto con Damasco, sarebbero stati presi "provvedimenti" immediati, citando il ministro degli Esteri del Qatar, Hamid bin al - Thani.

Sta di fatto che questi timidi interventi della comunità internazionale appaiono piuttosto tardivi, dinnanzi a un bilancio di oltre tre mila morti. Senza contare che i risultati non sono affatto scontati.

Ieri, la Turchia aveva ribadito la sua disponibilità a creare una zona cuscinetto per proteggere i civili siriani. Se ne parlava già dall'inizio delle repressioni. "Speriamo che non ci sarà bisogno di questo tipo di misure (ndr di una no fly zone e della zona cuscinetto), ma naturalmente le questioni umanitarie sono importanti. Ci sono alcuni valori universali che tutti noi abbiamo bisogno di rispettare e proteggere i cittadini è la responsabilità di ogni Stato". Parole già sentite da ben sette mesi, da quando i profughi siriani si sono riversati nei campi in Turchia. Erdogan, martedì, al Parlamento, ha elogiato le proteste siriane e ha parlato di una "resistenza gloriosa".

Quando è giunta la notizia dell'accordo, Ankara stava programmando delle ulteriori sanzioni: "Siamo sempre stati contro le sanzioni, le sanzioni economiche che danneggiano le persone", ha detto Davutoglu, invocando "misure che abbiano un impatto sul regime che combatte contro il suo stesso popolo". 

I tempi si stanno stringendo, le azioni stanno procedendo in maniera troppo lenta, e ora si attende una risposta pronta ed efficace da parte della Lega araba. Si è fatta troppo evidente l'ipotesi che Assad stia solo temporeggiando per continuare ad uccidere la gente e fermare l'opposizione.

3 novembre 2011