Siria: una coppia 'umanitaria' con 3000 morti nell'armadio

Perchè era fuggita da Damasco? Cosa si nasconde dietro il suo 'volto impassibile'? Cosa cova quella donna che ha scelto di vivere accanto a un presidente che ha causato oltre tremila vittime tra i suoi cittadini? Eppure era stata proprio lei ad impegnarsi con una organizzazione umanitaria per la partecipazione attiva di tutti i suoi connazionali.

 

di Angela Zurzolo

 

Doveva diventare un oculista e crearsi una vita a Londra. Invece, la morte del fratello Bassel in un incidente d'auto, l'aveva destinato ad affrontare la rivolta del paese. Bashar al-Assad era diventato, così, contro le previsioni e i desideri di suo padre, successore alla presidenza della Siria.

Acclamato dai cori dei manifestanti che urlavano "Bashar, ti diamo la nostra anima e il nostro sangue! C’è un solo Dio e Assad è il suo amore”, il 'dottorino' aveva deciso di proclamare una nuova stagione di riforme economiche e cambiamenti per il paese. Persino Bush Junior nutriva speranze in quell'uomo dall'aspetto composto, ma moderno, che aveva convinto tutti di poter trascinare la Siria in una nuova era, chiudendo con il governo monopartitico dei Baath.

Il matrimonio con la bellissima Asma, di religione sunnita, osteggiato però dalla sorella e dalla madre di Bashar e rivelato al pubblico solamente dopo le nozze, sembrava confermarlo. "Bashar al-Assad si sposava fuori dal clan. Affrontava l'opposizione nello scegliere Asma, perchè lei era sunnita e lui alawita", spiegava il biografo ufficiale della famiglia presidenziale.

La venticinquenne, figlia di un cardiologo e di un'impiegata dell'ambasciata per gli Emigrati in Gran Bretagna ad Homs, con look occidentale e aspirazioni a diventare una first lady capace di aiutare il suo presidente a modernizzare il paese, aveva subito fondato la Firdos, una organizzazione umanitaria no-profit in favore dello sviluppo delle aree rurali, al fine di migliorare la loro qualità di vita e di incoraggiare la loro partecipazione.

Ora che la partecipazione si è estesa anche alle aree periferiche della Siria in rivolta e che il governo del marito Bashar al-Assad si è rivelato nella sua veste più despotica, come si sta comportando la first lady?

A maggio, si era diffusa la notizia di una sua 'fuga da Damasco'. Tornata in Gran Bretagna insieme ai tre figli dalla sua famiglia, la donna aveva obbedito agli ordini di "uscire prima possibile" dal paese, per salvarsi dalle rivolte, oppure aveva iniziato a comprendere la natura delle intenzioni di un uomo che "aveva saputo di voler sposare solo il giorno prima delle nozze"?

L'Indipendent tenta di comprendere i risvolti psicologici di una donna che potrebbe pronunciarsi in favore della fine del massacro.

"Le abbiamo detto dell'uccisione dei manifestatnti. Le abbiamo detto delle forze di sicurezza che attaccano le manifestazioni. Dei feriti presi dalle macchine e portati via, impedendo loro di andare in ospedale. Nessuna reazione. Lei non ha reagito. Era come se le stessi raccontando una storia normale, ordinaria", ha dichiarato un anonimo.

In un incontro con le organizzazioni umanitarie a Damasco, Asma al-Assad avrebbe posto delle domande relativamente ai rischi ai quali ci si espone, lavorando nelle condizioni precarie che si sono venute a creare nel paese. Informata da uno dei volontari presenti degli abusi commessi dalla polizia segreta del marito, il volto della donna sarebbe rimasto 'inespressivo'.  Autocontrollo o reale indifferenza?

"Vede tutto ciò che accade qui. Le informazioni vengono da ovunque. E' impossibile che non sappia", incalza un volontario. E il direttore del Council of Arab- British Understanding aggiunge: "Qualunque siano la sua visione delle cose, è completamente paralizzata. Non c'è nessun modo in cui il regime possa autorizzarla a far spazio alla voce dei dissidenti o a darle la possibilità di lasciare il paese. Potete scordarvelo".

Del resto, la first lady siriana ha recentemente affermato: "Votiamo tutti chi vogliamo e dove vogliamo". Così, Asma, che si era più volte pronunciata in favore delle vittime di Gaza, pronunciandosi sulla impossibilità di dare "un bicchiere di latte" ai propri figli, come per le madri di Gaza e di Daara, quando il governo ha tagliato ogni rifornimento di cibo alla città con la cosiddetta 'Milk Declaration', sembrerebbe aver deciso di rinnegare i suoi tanto ostentati principi.

Eppure, della trasformazione di intenti programmatici del governo del marito, Asma doveva essersi subito accorta. Le promesse di riforme volte a favorire la libertà d'espressione della stampa e la possibilità di aprire nuove testate, si erano rivelate solamente di facciata.

Dopo la liberalizzazione dell'economia, che sostituiva un sistema economico obsoleto come quello dei cartelli, le promesse di riforma di Bashar al-Assad avevano avuto una brusca sferzata. L'allontanamento dall'Iran e le manovre di avvicinamento agli Usa, erano durate pochissimo.

Comprendendo forse che fare pace con Israele significava anche rinunciare a profitti economici e alle grosse spese impiegate nella difesa, raccontava Neil Lochery sull'Occidentale, Bashar si era orientato verso la Russia, con la quale il presidente oggi sembra condividere gli stessi iter applicati nel 'caso Cecenia'.

Asma al-Assad, studentessa della London school of Economics, aveva lasciato la freddezza dei suoi studi 'per riscoprire il suo lato umanitario' insieme al marito - o almeno così aveva dichiarato. Ora, sull'impossibilità di azione di Asma pesano oltre tremila vittime.

photo by Ammar Abd Rabbo on flickr

18 ottobre 2011