Siria tra arresti, processi, prigionieri e torturatori: liberato Walid al-Bunni
E' stato liberato su cauzione l'attivista Walid al-Bunni, promotore delle molte manifestazioni pacifiche degli ultimi mesi, catturato a Damasco insieme ai suoi due figli. Un altro attivista rilasciato denuncia: torturano per 300 dollari al mese. "Dal sistema non si può più uscire". Una riflessione su arresti, processi, prigionieri e torturatori in Siria.
di Angela Zurzolo
Ieri, il dottore Walid al-Bunni, noto dissidente siriano arrestato a Damasco il 6 agosto 2011 insieme ai due figli Mu'ayad e Iyad, di 18 e 19 anni, è stato liberato su cauzione. Il figlio Iyad era stato subito rilasciato, mentre per l'attivista e il figlio maggiore, tenuti in isolamento, come aveva denunciato Amnesty International, c'era il 'rischio tortura'.
L'avvocato della famiglia si era dichiarato preoccupato per la possibilità che potessero torturare il giovane al-Bunni per fare pressione sul padre.
Dopo aver subito l'arresto nel 2001 e nel 2007, a causa del suo impegno in favore delle riforme politiche, il 5 maggio di quest'anno, le forze di sicurezza siriane avevano fatto irruzione in casa sua e nella farmacia di sua moglie.
L'uomo era così fuggito insieme ai due figli, temendo l'imminente cattura. L'ondata di arresti voluta dal presidente Bashar al-Assad, aveva del resto già investito giornalisti, politici, imam delle moschee e attivisti dei diritti umani.
Nonostante ciò, Walid al-Bunni, durante la sua latitanza, aveva pronunciato un discorso a circa 30 mila persone di Harasta, vicino a Damasco, per incoraggiare i manifestanti a chiedere destituzione del presidente Bashar al-Assad e la democrazia. In carcere, poi, aveva continuato a pensare alla necessità di "sostenere i feriti e organizzare le proteste".
Considerato da Amnesty International come "prigioniero di coscienza", Walid al-Bunni aveva già trascorso complessivamente sette anni e mezzo nelle prigioni di Damasco. Dal 2001 al 2006, era stato incarcerato a causa del suo impegno nella "Primavera di Damasco", breve periodo che seguì l'ascesa al potere di Bashar al-Assad, durante il quale le autorità avevano represso qualsiasi forum di discussione che si orientasse su questioni politiche e culturali 'scomode'.
Le accuse al processo, invece, furono di "tentativo di cambiamento della Costituzione tramite mezzi
illegali, incitando alla ribellione armata, e diffamando il governo". Dal 2007 al 2010 l'uomo era stato nuovamente arrestato e detenuto ad Adra, a causa della sua adesione alla "Dichiarazione di Damasco", un documento firmato da una coalizione di partiti politici, organizzazioni dei diritti umani e
attivisti che operano in favore della democrazia, che recita, con una lungimirante previsione: "Oggi la Siria è stata sottoposta a pressioni che non aveva mai sperimentato in precedenza, come risultato delle politiche perseguite dal regime, politiche che hanno portato il paese ad una situazione che richiede attenzione per la sicurezza nazionale e il destino della gente.(...) Il monopolio delle autorità su tutto per più di 30 anni ha stabilito un regime autoritario, totalitario e consortile, che ha portato alla distruzione del paese".
Il documento proseguiva mobilitando tutte le energie del paese, "la patria e il popolo", al compito di avviare il cambiamento, per portare il "paese dal suo stampo di Stato di sicurezza ad uno Stato di stampo politico, in modo che il popolo possa essere in grado di tenere le redini del paese e di partecipare liberamente alla gestione dei suoi affari".
Parole che avevano spaventato così tanto la presidenza, da far sì che si avviassero numerosi arresti- tra i quali, in prima fila, i firmatari della Dichiarazione.
I partecipanti al primo meeting del Consiglio nazionale della Dichiarazione per il cambiamento democratico nazionale erano 163 e tutti divennero subito parte, per il governo, di una organizzazione illegale.
Nel 2008, il dott. al Bunni e molti altri membri del Consiglio comparirono di fronte la Corte penale di giustizia, rispondendo, tra le altre accuse, anche a quella di aver tentato di "indebolire il sentimento nazionale e risvegliare il razzismo e il settarismo", secondo l'art. 285, "riportando notizie false o esagerate che avrebbero potuto avere effetti negativi sulla morale del paese", secondo l'art. 286, di aver creato una "organizzazione con il proposito di cambiare lo status sociale o finanziario dello Stato" (art. 304 e 306) e partecipato ad una "organizzazione segreta" (art. 327).
Adesso, Walid al-Bunni è stato rilasciato sotto cauzione, così anche il figlio Mu'ayad. Il 27 settembre, l'attivista si era presentato di fronte al giudice istruttore del tribunale penale, che aveva ordinato il trasferimento al carcere di Adra, dove era rimasto in attesa di giudizio.
La sua prossima apparizione in tribunale dovrebbe essere il 27 novembre, quando dovrà
rispondere di aver incitato, finanziato le manifestazioni pro-riforma e causato conflitti settari.
Forse la Corte d'appello di Damasco ha liberato Walid al-Bunni come contrappasso per la recente uccisione dell'attivisa curdo Mishaal al-Tammo, in cambio di una cauzione di 1,150 pounds siriani (23 dollari).
Secondo Amnesty International, l'uomo e suo figlio sarebbero stati picchiati durante i primi giorni di detenzione ma non avrebbero subito ulteriori maltrattamenti.
Arresti, processi, prigionieri e torturatori
Le sue sorti sarebbero state dunque migliori di quelle di tutti coloro che sono stati sottoposti a tortura nelle carceri, così come nelle industrie e nelle scuole di Damasco.
Secondo l'Human Rights Report 2010, "le forze di sicurezza hanno arrestato e detenuto individui, tenendoli in condizioni insostenibili, senza il dovuto processo. La lunga attesa del giudizio e
l'isolamento prolungato è rimasto un serio problema. La magistratura non è indipendente. Ci sono stati prigionieri politici e detenuti, e durante l'anno il governo ha condannato al carcere diversi membri di alto profilo dei diritti umani e della comunità della società civile".
L'attivista Haitham al-Malek era stato incarcerato per aver firmato, con altri dieci attivisti, una petizione che chiedeva al governo siriano di porre fine a tutte le detenzioni politiche. Era stato rilasciato poi, a marzo, grazie ad un'amnistia generale di Bashar al-Assad. Ma aveva dichiarato: "Avrò indietro i miei diritti solamente quando gli anni che ho trascorso in prigione mi verranno ricompensati e quando l'istituzione che mi ha punito sarà citata in giudizio".
Secondo il rapporto governativo degli Usa sui diritti umani 2010, accanto all'arresto o all'uccisione arbitraria da parte delle forze di sicurezza militari, alle scomparse improvvise di esponenti politici, alla tortura e ai maltrattamenti, inumani e degradanti, anche la negazione dell'accesso ad un processo pubblico, secondo un sistema costituzionale che prevede che il 95% dei giudici siano baathisti e che accanto ai tribunali civili e penali, sussistano anche tribunali religiosi.
Sebbene agli imputati sia possibile ricorrere in appello al tribunale provinciale e, in ultimo, alla Cassazione, molto spesso è difficile vincere, perchè "I giudici di merito non forniscono trascrizioni letterali dei casi, fornendo solamente riassunti" - una procedura che non consente ai giudici, in ultimo grado, di verificare la legittimità degli atti.
Inoltre, in alcuni casi, la difesa denuncia di non poter accedere alle prove.
Molto temibili i tribunali militari, anxhe se i disertori dell'esercito che hanno cercato di unirsi al fronte
dell'opposizione, cercando di proteggere i manifestanti, spesso vengono uccisi sommariamente sul posto.
Profonde le ragioni della paralisi emotiva alla quale soldati e forze di sicurezza sono sottoposti in questo momento. Il governo attuale li ha costretti a diventare dei torturatori.
Un attivista, che ha subito punizioni corporali fino a dimenticarsi di essere ancora vivo, racconta: "Per loro (i torturatori, ndr) è complicato, una volta che sei nel sistema, nel quale sei entrato sin dall'adolescenza, non puoi non restare. Sanno troppo, quindi non possono chiudere e nemmeno lasicare il paese, a meno che, ovvio, non abbiano dei buoni collegamenti".
Torturato per tre settimane, ogni giorno, l'attivista ha raccontato di essere stato picchiato, fustigato, di aver subito il waterboarding a mezzanotte con l'acqua ghiacciata, insieme ad altri. E' stato appeso per le braccia in aria e fatto rimanere così per otto giorni, senza cibo e con due gocce d'acqua, mentre le guardie, forse divise dal suo dolore dal timore per se stessi e per le proprie esistenze, lo controllavano ad intervalli di un'ora.
Per altri sei giorni, dopo questa agonia durata 48 ore, l'uomo era stato ammanettato con le mani dietro la schiena. Ascoltando le grida degli altri torturati, l'attivista aveva chiesto alle guardie perchè lo facessero. "Torturato? Noi non torturiamo nessuno qui!".
La negazione e la rimozione delle prove è una strategia indispensabile per la polizia segreta siriana. Probabilmente, però, è anche un mezzo attraverso il quale l'uomo può cercare di rimuovere il senso di colpa per le azioni delle quali si rende direttamente o indirettamente responsabile.
"Tra le guardie che lavorano per la polizia segreta ci sono anche ragazzi giovani, che provengono da alcuni tra i quartieri più poveri della Siria. L'unico tipo di educazione che sono riusciti a terminare è stata la scuola primaria, forse neanche. Il loro solo incentivo per lavorare in un centro di detenzione della polizia segreta con un misero salario di circa 300 dollari al mese era la prospettiva di poter avere una promozione in un tempo dai tre ai dieci anni.Poi, loro avrebbero potuto fare la loro fortuna, accettando bustarelle per il rilascio dei detenuti".
14 ottobre 2011
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