Siria, McCain: "Chiuso con la Libia, ora la Nato in Siria. Attenzione Iran"

24 ottobre 2011 - Il senatore John McCain, partecipando al World economic forum in Giordania, ha affermato che ora che la campagna in Libia sta per finire, si potrà considerare un'azione militare della Nato per proteggere i civili in Siria.

L'amministrazione guidata dal presidente Obama ha però chiarito di non aver nessuna voglia di intervenire militarmente in un paese che ha come stretto alleato l'Iran di Ahmadinejad. Inoltre, il segretario di Stato Hillary Rodham Clinton ha specificato che è l'opposizione siriana stessa a non aver richiesto questa azione.

"Ora che le operazioni militari in Libia stanno per finire, ci sarà una rinnovata attenzione su ciò che si potrebbe fare per proteggere le vite dei civili in Siria. Il regime di Assad non considera che non può farla franca dopo gli omicidi di massa. Gheddafi stesso aveva fatto quell'errore e gli è costato tutto", ha affermato il Senatore McCain. "I governanti dell'Iran dovrebbero fare bene attenzione a consigli simili", ha aggiunto.

Washington e i suoi alleati si sono però mostrati poco inclini a farsi coinvolgere negli entusiasmi per il coinvolgimento negli affari di un altro paese arabo, anche perchè è forte la paura che con la cacciata di Assad si possa diffondere il caos in tutta la regione.

Mohammad Habash, membro del Parlamento uscente della Siria, ha detto che questa azione militare porterebbe "solo catastrofi, guerre e sangue, e questo è ciò che noi non vogliamo. Crediamo che il modo migliore per proteggere i civili sia la pressione diplomatica al fine di costringere il regime a parlare con l'opposizione  e l'opposizione a sedersi e parlare con il regime". La scelta di Habbash, di cercare di porsi come intermediario tra governo e opposizione, è stata maturata solamente di recente.

McCain sceglie comunque una politica aggressiva, mettendo in guardia l'Iran: "Il loro complotto per assassinare l'ambasciatore saudita a Washington ha solo ricordato agli americani la minaccia rappresentata da questo regime, per come sta uccidendo gli americani in Iraq e Afghanistan, sostenendo gruppi violenti in tutta la regione  e destabilizzando i paesi arabi, sostenendo il regime di Assad, in cerca di armi nucleari, calpestando la dignità stessa degli iraniani".

Le polemiche sorgono dopo il complotto iraniano sventato dall'Fbi, volto ad assassinare l'ambasciatore saudita negli Usa. Respingendo le accuse come infondate, i funzionari iraniani hanno contestato le parole di Washington, affermando che gli Usa non sono in grado di attaccare la Repubblica islamica.

McCain ha anche accusato l'Iran di cercare di "dirottare" la primavera araba: "Nessun problema unisce il popolo americano più che la necessità di proteggere i nostri amici, i nostri alleati, i nostri interessi dalla minaccia globale posta dal regime iraniano. Nessuno dovrebbe testare la nostra determinazione in questo campo".

Ottimista, poi, il senatore ha smentito i pregiudizi: "Non è vero che la leadership americana non è né accolta come benvenuta né voluta in Medioriente, oggi. Al contrario, viaggiando in questa regione, io ho incontrato capi di Stato, giovani attivisti democratici, business leaders e quasi tutti accolgono la leadership americana".
 

 

di Angela Zurzolo

 

24 ottobre 2011