Siria: l'intraprendenza di Washington "atterra" a Beirut

Cina e Russia mantengono le promesse e pongono il veto alla risoluzione Onu disegnata da Stati Uniti e Lega Araba per porre fine alla crisi siriana. Il giorno precedente il voto, la città di Homs è stata scenario dell'ennesimo massacro di civili. Mentre le accuse occidentali cadono tutte su Assad, Pechino e Mosca denunciano: "troppo poco si dibatte sulla ragione dell'interesse occidentale". 

 

 

 

 

di Pierpaolo Ciancio

 

Sabato 4 febbraio gli scontri a fuoco nella città di Homs hanno coinciso con il voto in programma al Consiglio di sicurezza dell'Onu, atteso per la sera del giorno stesso, slittato poi a domenica.

La responsabilità dell'attacco costato la vita a decine di persone (due fonti distinte entrambe citate dalla Bbc parlano l'una di almeno 55 decessi, l'altra di più di 200) sono subito addossate al presidente Bashar al-Assad e alle sue forze armate.

“I report di diversi canali satellitari che raccontano di un massacro di cittadini compiuto dall'esercito siriano ad Homs, sono costruiti a tavolino e infondati”, comunica immediatamente il ministro dell'Informazione siriano Adnan Mahmud.

All'indomani del veto, il responsabile degli Esteri britannico, William Hague, lancia accuse esplicite: “Appare chiaro alla luce di quanto accaduto, che Russia e Cina saranno considerati responsabili per questa tragica situazione”. 

“Non hanno provocato la crisi, ma sono membri permanenti del Consiglio di sicurezza. Credo che sia un grave errore che avrà conseguenze sulla loro influenza nell'area mediorientale”.

Dalla Bulgaria, dove si trovava in visita, il segretario di Stato Usa Hillary Clinton ha fatto eco al collega britannico definendo l'iter Onu una “farsa”: “Quanto è accaduto alle Nazioni Unite è stato una farsa. Di fronte a un Consiglio di sicurezza chiuso, dobbiamo raddoppiare i nostri sforzi al di fuori dell'Onu, con alleati e partner che sostengono il diritto del popolo siriano di un futuro migliore”.

Dunque, ancora per una volta, l'Onu e il suo regolamento potrebbe essere superati dalla determinazione ad andare oltre di uno o più paesi membri.

Difficile quindi non domandarsi la ragione di tanta premura per il destino della Siria da parte non solo della Clinton e degli Usa, ma anche dell'Europa.

Russia e Cina sono accusati di non voler risolvere la crisi e di non impegnarsi per la pacificazione del paese. Un distinguo è necessario: parlare di risoluzione e conseguente intervento in Siria non equivale a parlare di impegno per portare pace e diritti al popolo siriano.

Iraq, Afghanistan e, ancor più recentemente, Libia ne sono esempi lampanti.

Anche il passato recente della storia libica sembra lontano. Come può un paese, siano pure essi gli Stati Uniti, intervenire in Iraq e Libia senza riuscire dopo mesi (o anni) di presenza a portar pace, diritti o democrazia, e insistere avanzando argomentazioni analoghe con un 'nuovo' paese?

Cosa dire poi delle risoluzioni Onu non recepite da Washington?

Come detto in modo molto lungimirante dalla Clinton, il voto aveva la funzione di alleggerire il peso della missione e di godere del lasciapassare internazionale, non di certo quello di avallare o respingere un piano di intervento.

La mattina di martedì 7 febbraio la commissione nazionale allestita nel 2010 dal governo di Damasco ha terminato i lavori di elaborazione di una nuova Costituzione per il paese. Nello stesso momento il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, raggiungeva Damasco per un incontro con Assad.

Sabato l'esercito fedele ad Assad compieva azioni di polizia in varie zone di Homs dopo gli scontri, mirando, a detta dei canali vicini al governo, ai "rifugi dei terroristi".

Nuovi eccidi e pane per la propaganda occidentale. L'altra parte informava invece di un aereo proveniente dagli Usa fermato all'aereoporto di Beirut carico di documenti, soldi e armi non dichiarati.

E mentre Obama, pur condannando la posizione russa e cinese, ha affermato, probabilmente in vista delle prossime elezioni, che non ci sarà alcun intervento militare in Siria, Stati Uniti, Inghilterra, Francia, Spagna e Italia hanno invece richiamato i rispettivi ambasciatori e i paesi del Golfo minacciano di farlo.

“Non penso che richiamare gli ambasciatori da Damasco aiuti a creare le condizioni favorevoli per attuare il piano di pace della Lega Araba”, ha commentato Sergei Lavrov.

La Siria è oggi punto centrale dello scacchiere geopolitico, chiave di volta della crisi mediorientale. Probabilmente Russia e Cina non muoveranno gli eserciti per opporsi a una missione occidentale, ma altri attori con un potenziale militare temibile (leggi nucleare) potrebbero farlo. Bisognerebbe quindi mostrarsi quantomeno prudenti difronte all'intraprendenza di Washington.
 

 

10 febbraio 2012