Siria: l'attacco ad Israele resterà solo mediatico?

I missili sulle alture del Golan per attaccare Israele. La chiamata a raccolta dei membri di Hezbollah per disintegrare Tel Aviv. Un attacco dell'Iran alle navi americane. L'apocalisse in "nemmeno sei ore".
 

 

di Angela Zurzolo

Questo il quadro prospettato dal presidente siriano Bashar al- Assad, nel caso in cui si verificasse un intervento statunitense in supporto ai dissidenti. Intanto, la minaccia più reale è quella della Turchia, che è decisa a procedere con le sanzioni e che ha avviato esercitazioni militari al confine.

Ora che il veto alle sanzioni Onu di Cina e Russia è ufficiale, Bashar al Assad gioca tutte le sue carte, mettendo in ballo Israele. E si rischia lo scontro. Non più solo mediatico.

"La vita è normale a Daraa e tutto va bene". La delegazione parlamentare e mediatica ucraina, in visita in Siria, si unisce alla voce del governatore di Daraa M. Mohammad Khaled al- Hanous, nel tentativo di sottolineare la capacità dello Stato di riportare la calma nel paese. Il dialogo sarebbe, secondo loro, ripreso "tra le classi sociali della città e i sobborghi", la gente sarebbe tornata alle sue attività e le scuole sarebbero state riaperte, dopo la dura repressione subita da uno dei centri nevralgici della rivolta.

Queste affermazioni, lanciate dall'agenzia di Stato Sanaa, erano giunte proprio simultaneamente a quelle di Al Jazeera, documentate in diretta con le immagini della webcam, e riguardanti la manifestazione in piazza a Daraa e l'attacco dell'esercito sui civili nella vicina Hirak.

La propaganda nazionale siriana punta a contrastare "l'inganno dei media occidentali", lanciato nell'etere, secondo il governatore di Daraa, da alcuni canali satellitari "inscrivibili nel quadro del complotto esistente contro la Siria, che cercano di minare le sue posizioni nazionali e patriottiche".

L'unico asso nella manica a disposizione sono, sul piano mediatico, i paesi come il Venezuela e l'Ucraina. Quest'ultima ha dichiarato la sua volontà di "trasmettere la vera immagine di ciò che sta accadendo in Siria in Ucraina e nei paesi dell'Est" e di essere "contraria alle notizie falsificate e diffuse da numerosi media".

Obiettivi puntati sulle macerie del Palazzo di Giustizia incendiato, quindi. Occhi pieni di pietà di fronte ai soldati ricoverati nell' ospedale Tichrine, che "hanno rischiato la loro vita per proteggere la loro patria contro dei nemici sconosciuti".

Del resto, sui paesi dell'Est, la Siria ha capito di poter contare, soprattutto dopo il veto sopraggiunto oggi dalla Russia e dalla Cina al Consiglio di Sicurezza dell'Onu, che ha impedito l'attuazione di una risoluzione dal carattere molto edulcorato contro il regime di Assad.

"La Siria è l'unico paese della regione mediorientale a non firmare un accordo di pace con Israele, se così non fosse stato, le potenze straniere avrebbero smesso di interferire negli affari interni della Siria", ha affermato Boris Dolgov, ricercatore - capo presso il Centro di studi arabi dell'Accademia russa delle scienze.

I media venezuelani colpiscono nello stesso segno e riportano oggi le dichiarazioni del portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Ramin Mehmanparast, che ha affermato che "gli alleati di Israele stanno cercando di diffondere instabilità e insicurezza in Siria", aggiungendo un appello ai paesi mediorientali, affinché 'stiano attenti al complotto israeliano', perchè Tel Aviv sente il "risveglio islamico come un pericolo per la sua sicurezza". 

Non si tratta più di un gioco mediatico volto solamente a persuadere i paesi mediorientali e a legittimare le proprie azioni contro i "terroristi armati siriani". I giochi si stanno facendo molto piu' sottili.

La minaccia del presidente Bashar al- Assad si è fatta ricatto e pretende di terrorizzare l'Occidente mirando al suo tallone d'Achille: Israele. E proprio nel momento in cui i palestinesi e il mondo arabo hanno toccato con mano l'impossibilità di fare breccia con le loro motivazioni e le loro necessità nei cuori dell'Onu.

E' così che, proprio oggi, l'agenzia di stampa iraniana Fars ha riportato le allarmanti dichiarazioni del presidente Assad durante un incontro con il ministro degli Esteri turco Ahmet Davutoglu: "Se dovesse essere attuata una folle misura contro Damasco, non avrò bisogno nemmeno di sei ore per trasferire centinaia di razzi e missili sulle alture del Golan per incendiare Tel Aviv", aggiungendo anche la possibilità di chiamare in supporto il temutissimo movimento sciita libanese Hezbollah.

"Tutti questi eventi accadranno in tre ore, ma già nella seconda, l'Iran attaccherà le navi da guerra statunitensi nel Golfo Persico e gli interessi americani ed europei verranno attaccati simultaneamente": questo il terribile monito di Bashar al- Assad, volto a paralizzare qualsiasi azione dell'Occidente nel momento in cui sente forte il sostegno dell'Iran, ma anche della Russia e della Cina.

Così facendo, Assad smonta la teoria di Mosca, che ha posto il suo veto, insieme a Cina, Brasile, Sud Africa e India, facendo un'apologia della filosofia del confronto e del dialogo . "La proposta di risoluzione (ndr, russa) rimane sul tavolo. Siamo pronti a sviluppare un'autentica, collettiva e costruttiva posizione della comunità internazionale, piuttosto che legittimare le sanzioni già messe in atto unilateralmente da alcuni paesi nel tentativo di rovesciare con la forza il regime", ha affermato Vitaly Churkin - ambasciatore moscovita presso l'Onu.

"La risoluzione dei leader dell'Occidente avrebbe potuto provocare una guerra civile su larga scala, che sarebbe potuta essere distruttiva per tutto il Medioriente", ha aggiunto l'ambasciatore. Le minacce di Bashar al Assad, in realtà, non temono solo il complottismo statunitense e l'interventismo dell'Occidente. La paura piu' immediata, quella che ha fatto scattare la strategia aggressiva del governo siriano, è la Turchia di Erdogan.

Le dichiarazioni del presidente Assad hanno seguito, infatti, l'annuncio da parte di Ankara dell'attuazione di nuove sanzioni nei confronti della Siria, accompagnate dalla presenza dell'esercito miltare turco al confine, impegnato in esercizi militari. "Il veto non impedirà le nostre sanzioni, così come non lo farà con quelle possibili di altri o dei paesi europei", aveva sostenuto Erdogan all'agenzia Anadolu. "Noi applicheremo inevitabilmente il nostro pacchetto di sanzioni. Abbiamo un confine lungo 910 chilometri di lunghezza con la Siria.

Inoltre, abbiamo legami familiari trasnfrontalieri con la Siria, che aumentano la nostra responsabilità", ha aggiunto il leader turco, che prima del massacro dei siriani andava in vacanza con la famiglia Assad. E mentre Erdogan accusa Israele di avere la bomba atomica e di essere una minaccia per l'intera area mediorientale, spingendo i rapporti diplomatici al limite della rottura con Tel Aviv, Bashar al- Assad non menziona la possibilità di poter ricorrere alle armi chimiche delle quali potrebbe essere in possesso.

La sua paura si concentra soprattutto nei confronti dell'opposizione interna. Due giorni fa, un comunicato diffuso ad Istanbul per conto del Consiglio Nazionale ha rifiutato un possibile intervento esterno perchè "potrebbe compromettere la sovranità della Siria", ma si è rivolto alla comunità internazionale affinchè protegga il popolo.

Nel frattempo, al primo Libero esercito siriano si sono uniti altri piccoli gruppi organizzati che fanno sentire la Siria vicino ad una guerra civile catastrofica, nella quale i civili potrebbero ancora una volta avere la peggio.

"Non sono un criminale. L'Occidente non ci sta aiutando, così non ho scelta. Cosa avreste fatto voi? Ho bisogno di proteggere la mia famiglia, la mia casa, la mia terra. Non aspetterò seduto a casa mia che vengano ad ucciderci", racconta Abu Sultan, ex meccanico ed ora costretto a far parte di una delle formazioni armate organizzate che cercano di opporsi agli attacchi dell'esercito siriano.

Il ricatto, adesso, si concentra su Israele, per fermare le sanzioni e l'intervento diretto, fino ad oggi possibile solamente nelle paure di Assad e nelle speranze dei siriani, degli Usa.

"A conti fatti, Assad è stata una buona notizia per la sicurezza di Israele e delle frontiere", scriveva ieri l'Atlantic, ricordando il supporto fornito nel 2005 dagli Stati Uniti, in particolar modo nella persona dell'ex segretario di Stato Madeleine Albright,  al clan degli Assad.

"Una popolazione siriana che si è sollevata e che non ha Israele nelle sue mappe geografiche scolastiche, abituata a gridare 'amen' in risposta agli appelli alla distruzione di Israele durante i venerdì di preghiera in moschea, non sarà certo amichevole nei confronti di Israele. Nessun futuro regime in Siria sarà meno ostile nei confronti di Israele, e quindi la riduzione dell'animosità nei confronti degli Usa è inconcepibile", affermava ieri Ed Husain, autore dell'articolo e membro del Council on foreign relations (Cfr), presentando l'opzione Assad come la meno peggiore per l'Occidente e prospettando un futuro governo prevalentemente formato dai Fratelli Musulmani. 

La minaccia di Assad di attaccare Israele, giunta oggi, però, ha spiazzato ogni previsione e si accompagna ai tentativi di destabilizzare il Libano. E' di ieri la notizia che alcuni tanks dell'esercito siriano sono entrati a Bekaa, al confine con Arsal, incendiando una fabbrica.

Fino a ieri, Assad rappresentava il pericolo minore, per alcuni. Adesso è chiaro che un presidente che è disposto a massacrare 27 mila e più cittadini, è pronto a tutto, dimostrando la sua disperazione in un delirante quanto possibile progetto di aggressione ad Israele e agli Stati Uniti. Chi vuole spaventare davvero però Bashar al- Assad?

 

05 ottobre 2011