Siria: la "lista dei desideri" della Lega araba
L'opposizione incalza: "L'accordo della Lega araba non è un piano di pace. E' una lista dei desideri". Nel giorno dell'Eid al Adha, la festa del sacrificio, i siriani continuano a morire. Il presidente è 'magnanimo' e promette di rilasciare più di 500 prigionieri.
Ieri cinque morti e quattro feriti nella città occidentale di Homs. Il giorno prima, altre ventitrè persone.
Nella città meridionale di Daraa, le forze di sicurezza hanno sparato in aria per disperdere i manifestanti. Un morto ad Hama, dove è stato aperto il fuoco sulle proteste.
Sabato, gli ufficiali siriani avevano deciso di rilasciare più di 500 prigionieri politici che non si fossero macchiati di "sangue sulle mani", giustificando l'atto come un'amnistia magnanima in occasione della festa dell'Eid al Adha, e non come uno dei punti previsti dal piano messo a punto dalla Lega araba.
Da parte loro gli oppositori di Assad continuano a criticare la mancanza di un calendario di attuazione delle promesse presidenziali, come quello sulla ritirata dei carri armati dalle città. "Questo dà spazio di manovra a Damasco", sottolinea un attivista rifugiato a Beirut. "Senza una linea temporale, non è un piano. E' una lista dei desideri".
La risposta del segretario generale Nabil Elaraby non si è fatta attendere: se Damasco non dovesse rispettare il piano di pace promosso dai paesi arabi, ciò porterebbe a una "catastrofe", sia per la Siria che per l'intera regione.
Assad ha infine formalmente proclamato l'amnistia, mentre il suo esercito continuava a sparare nel distretto di Homs e Baba Amr.
Un 'gesto' che non è invece piaciuto al dipartimento di Stato statunitense, che ha invitato la popolazione a boicottare l'offerta del governo siriano, scantenando l'immediata reazione del governo siriano, che denuncia nuove e "palesi interferenze negli affari interni", e accusa gli Usa di "incitamento alla sedizione e agli atti di uccisione e terrorismo".
7 novembre 2011
Il presidente Assad ha già violato l'accordo con la Lega araba. I militari sparano ancora sui civili. I carri armati non se ne sono andati. Stamattina i primi morti.
L'ambasciatore siriano presso l'Onu si scaglia contro gli Stati Uniti per aver fornito immagini satellitari "tendenziose" all'Aiea e contrattacca: "L'Occidente continua a fornire a Israele materiali per il suo programma nucleare". Damasco si rifiuta di far entrare i tecnici per i controlli e una piantagione di cotone sembra rivelare una forte somiglianza con un impianto per l'arricchimento dell'uranio.
E' scaduto domenica 30 ottobre l'ultimatum unilaterale della Lega Araba nei confronti del governo di Damasco, per un'auspicabile ma remota fine delle violenze. Il presidente Assad evoca, e nemmeno troppo ironicamente, la metefora dei “terremoti”, agitando lo spauracchio di un nuovo “Afghanistan” davanti "all'incoerenza aggressiva della Nato".