Siria: la Croce Rossa chiede di entrare nelle prigioni di Assad
3 novembre 2011 - In trentamila nelle prigioni siriane, esposti a torture e rischio di morte. Finora la Croce Rossa ha potuto visitare solo uno dei tanti centri di detenzione sparsi per il paese, e lo ha fatto lo scorso settembre. Ma adesso che la Lega araba è riuscita a strappare la promessa di rilascio di alcuni detenuti, anche la CICR pretende di più.
Il presidente del Comitato internazionale della Croce Rossa, Jakob Kellenberger, chiede al governo di Damasco il libero accesso alle prigioni siriane, dove - secondo gli attivisti - sarebbero state rinchiuse in sette mesi trentamila persone. Trentamila persone a rischio tortura e morte, che si vanno ad aggiungere agli oltre tremila morti accertati dalle Nazioni Unite.
A settembre la Siria aveva permesso ai funzionari della CICR di visitare la prigione centrale di Damasco, struttura con più di seimila prigionieri.
Ora, la Croce Rossa pretende di più.
Il Consiglio internazionale della Croce Rossa, in base agli standard mondiali, chiede infatti il pieno accesso a tutti i centri di detenzione, la possibilità di intervistare in privato i detenuti e l'autorizzazione a fare visite di controllo.
Il rilascio dei prigionieri dovrebbe rientrare tra le richieste fatte dalla Lega Araba ed accettate in questi giorni dal presidente Assad, ma non è ancora chiaro quanti prigionieri potranno effettivamente godere di nuovo della possibilità di ritornare in libertà.
Il problema però è molto più articolato di quanto non si possa immaginare, dal momento che in Siria sono stati creati dei centri di detenzione provvisori nelle scuole, nelle fabbriche e in altre strutture, all'interno delle quali sono stati trovati fiumi di sangue.
"Sono consapevole che ci saranno dei luoghi nei quali sarebbe anche molto più urgente che andassimo che non nei posti presso i quali andiamo ora", ha concluso il numero uno della Croce Rossa, confermando che coloro che sono stati feriti durante le violenze non sembrano avere pieno accesso alle cure mediche, come previsto dal diritto umanitario internazionale e come più volte ha cercato di fare lo stesso Consiglio internazionale della CICR.
