Siria: intervista allo scrittore siriano Shady Hamadi

“Come i poeti proverò a scappare, a evadere da una prigione, a fare della strada su cui fuggo la vostra via e a portarvi con me alla meta” (Voci di anime – S. H.). Shady Hamadi è nato il 23 maggio 1988 a Milano, da padre siriano e madre italiana. Scrittore giovanissimo, è figlio di un dissidente politico torturato ed esiliato.

 

 

di Angela Zurzolo

“Per un certo periodo abbiamo anche cercato di tornare in Siria. Poi, nel 1997 abbiamo ricevuto l'amnistia dal presidente Assad. Ciononostante mio padre l’hanno sempre fermato all'aeroporto, è riuscito a entrare solo due volte nei suoi 35 - quasi 40 - anni di esilio”.

Shady Hamadi ha invece visto la Siria già tre volte, nel 2001, nel 2006 e poi nel 2009, “la prima volta in cui ci sono stato davvero”.

Racconta: “La Siria t’incanta, ed è per questo che molti italiani che sono stati lì non riescono ad accettare e a capire che dietro alla ‘bella’ Damasco, c'è un popolo che da 40 anni è schiacciato, oppresso. Se hai detto qualcosa contro il presidente e sei stato intercettato dall'onnipresente servizio segreto siriano ti prelevano nel cuore della notte”.

Questa è una Damasco. Poi c’è un'altra, quella nascosta tra i club di poesia, come quello che si trova sotto all'hotel Fardus, dove si riunivano gli intellettuali della ‘Dichiarazione di Damasco’ del 2001: “Registi, attori e poeti che scrivevano versi contro il regime. Curdi e siriani”.

Sin dall'inizio delle manifestazioni in Siria, Shady Hamadi si è fatto avanti per incoraggiare i siriani che vivono in Italia a manifestare pubblicamente il loro dissenso. Un “dovere morale”, ereditato – ci dice - anche dalla storia e dall'esempio del padre, arrestato più volte e torturato negli anni ‘60.

“Questa rivoluzione è il momento per chi ha avuto i padri torturati e costretti all'esilio di mettersi in gioco, come sto cercando di fare da maggio”.

Di suo padre ricorda che “era un giovane dirigente del Partito nazionalista arabo 'sbattuto' in prigione numerose volte, nonché torturato con cavi elettrici e bastonato. Ammazzavano le persone di fronte ai suoi occhi per farlo parlare”.

Sulla situazione siriana, Hamadi sostiene che gli Hezbollah stiano controllando il confine tra Siria e Libano, mentre gli iraniani fiancheggiano l’esercito di Assad ai posti di blocco. “Alcuni report di Ong denunciano casi di persone sequestrate in Libano e poi riportate in Siria”.

Sulla Turchia, altro attore chiave nella vicenda siriana, incalza: “Adesso sta svolgendo un ruolo importante per il nostro popolo, ma non dobbiamo dimenticarci che Ankara è responsabile del sequestro del colonnello Harmoush proveniente dalla città di Deraa - uno dei primi a fondare il fronte degli ‘ufficiali liberi’, e finito in mano siriana proprio grazie all’aiuto dell’intelligence turca. Il colonnello è stato poi fucilato di fronte a decine di ufficiali. Il suo sacrificio ha risvegliato la coscienza di tanti nell'esercito”.

Sulle shabbiha, comunemente definite come “milizie ai diretti ordini di Assad”, Shady spiega che non “si tratta proprio di una milizia”, quanto piuttosto di “bande mafiose che appartengono ad alcune grandi famiglie che credono profondamente nell'ideologia del regime”.

“Le shabbiha girano in borghese, sopra delle camionette, armate di kalashnikov” ed è a causa loro che ad Aleppo e a Damasco non ci sono ancora grandi manifestazioni come in tutto il resto della Siria”.

Il regime – afferma Shady – resiste perché l’esercito conta “quasi 400 mila uomini, cento mila dei quali sono i fedelissimi di Maher Al Assad”.

E sull'accordo proposta dalla Lega araba, Hamadi commenta: “E’ stata un'ottima mossa, spero solo che la Lega manterrà la stessa coerenza anche in futuro, con gli altri paesi che violano i diritti umani o la dignità personale”. “Perché le rivoluzioni di questa primavera araba sono state fatte in nome della dignità”. Infatti, “Assad avrebbe potuto benissimo salvarsi sin dall'inizio, se avesse concesso libertà d’opinione, dignità e libere elezioni”.

Poi, rispetto alla proposta francese di aprire un corridoio umanitario, osserva: “Bisogna vedere quali clausole comporterà. Il popolo siriano ha già espresso la sua volontà di non volere né l'intervento militare dei francesi, né degli americani. Nessuno deve entrare nel paese. Ci possiamo salvare da soli. Ma serve la coerenza diplomatica estera, che non c'è mai stata. Basti pensare che Bashar è stato decorato l' 11 marzo del 2010, con un'onorificenza della Repubblica italiana, non è scandaloso?”.

Per Shady la coerenza non è mai stata un “punto di forza” del governo italiano: “Vedi il sodalizio tra Berlusconi e Gheddafi o il fatto che un anno dopo aver insignito Assad, le autorità parlamentari e ministeriali italiane hanno accolto Burhan Ghalioun, leader del Cns a Roma”.

“L'incontro con il Vaticano è stato invece organizzato per chiarire che non ci sarà una diaspora di cristiani anche dalla Siria, come è accaduto per l’Iraq e come si presume accadrà in Egitto”.

E proprio sulla paura degli scontri confessionali, Hamadi puntualizza che tra i rivoluzionari ci sono sia sunniti che alawiti, molti dei quali sono noti intellettuali.

“La soluzione che noi auspichiamo – conclude - è quella di una no-fly zone, di una zona cuscinetto. Poi, le defezioni dell'esercito arriverebbero all'85%”.

 

10 dicembre 2011