Siria: il 'pirata' Marco Marsili e il dietrofront dell'Area s.p.a
Oggi, il Partito Pirata di Marco Marsili e la Coalizione nazionale di sostegno alla rivolta siriana hanno tenuto un sit-in di protesta di fronte alla sede dell'Area S.p.a, l'azienda italiana che ha creato un sofisticato sistema di intercettazione per il governo siriano. Marco Marsili ci racconta l'incontro con l'amministratore delegato. Buone notizie: l'azienda sembra aver deciso di temporeggiare e di attendere le mosse degli organismi internazionali.
Quali sono le accuse mosse nei confronti di Area S.p.a e come è andato il sit-in di oggi davanti all'azienda?
L'azienda ha ammesso di avere in corso un contratto di fornitura con l'operatore di telecomunicazioni siriano per la realizzazione di un sistema di intercettazioni telematiche e quindi un sistema che riguarda solo la posta elettronica, ma anche le conversazioni telefoniche.
E' un contratto che si sono aggiudicati nel 2009, a seguito di un invito rivolto a una serie di compagnie. Oltre ad Area S.p.a, c'era più di una società italiana che ha partecipato, società europee ed extra-europee. L'azienda si è aggiudicata il contratto che prevede delle penali molto onerose in caso di mancato rispetto degli impegni sottoscritti.
L'amministratore delegato dell'azienda ci ha rassicurato con un comunicato stampa trasmesso in questo momento non c'è più alcun tecnico che lavori per conto di Area S.p.a a Damasco. L'azienda sta valutando seriamente le implicazioni eventualmente legate alla penale da pagare e vagliando un'interruzione definitiva del servizio.
Le informazioni sono giunte ufficialmente dall'azienda Area S.p.a, che fino ad ora era rimasta in silenzio stampa. Cosa potrebbe accadere ora?
Il problema sarebbe a livello occupazionale, perchè l'amministratore delegato ci ha detto che l'azienda potrebbe avere ripercussioni che probabilmente ne metterebbero a serio rischio la sopravvivenza.
Nessuno vuole chiaramente far perdere posti di lavoro. La posizione dell'azienda in questo momento è quella di qualcuno che sta temporeggiando. Area non sta continuando nella realizzazione del servizio per Damasco, in questo momento. Qualora anche lo riprendesse domani ci vorrebbero oltre sei mesi per completarlo. Il sistema non funziona perchè non è ultimato.
Sicuramente non sta più lavorando al sistema. La cosa migliore sarebbe che da qui a qualche mese si potesse avere un cambio di governo a Damasco, in modo tale che un servizio che di per sé non è cattivo, possa essere invece messo al servizio della democrazia.
Perchè è un servizio che hanno tutti gli Stati, il problema è che gli altri Stati sono democratici per cui ne fanno un uso di prevenzione e di repressione del crimine.
Quindi i tecnici lì a Damasco non ci sono?
In questo momento non più. L'azienda sta diramando un comunicato, dopo alcuni giorni di attese. Dopo l'incontro che abbiamo avuto, molto lungo e cordiale, con l'amministratore delegato, sono state date ampie rassicurazioni che l'azienda in questo momento non opera più per la realizzazione del sistema in Siria.
Qualora vi sia un embargo anche su questo tipo di fornitura decretato dall'Unione Europea, sarebbe la soluzione migliore perchè l'azienda non rischierebbe di pagare penali che potrebbero comprometterne la sopravvivenza.
Una soluzione che auspichiamo anche noi.
Attualmente, per come sono formulate le sanzioni europee, e nel caso in cui l'azienda dovesse continuare nel fornire servizi al governo siriano, ci sono le condizioni per comprometterne la posizione?
La cosa migliore sarebbe che l'Unione europea decretasse l'embargo su questo tipo di fornitura nei confronti della Siria, come ha già fatto, nelle settimane passate, anche a settembre, nei confronti di alcune società siriane. E' stato proibito alle aziende e ai cittadini europei di contrattare con queste società e con questi uomini d'affari siriani.
C'è anche l'embargo sul petrolio. Basterebbe l'embargo su forniture di sistemi di intercettazioni telefoniche. A quel punto, l'azienda avrebbe un appiglio giuridico a livello internazionale per non proseguire nella fornitura, senza compromettere la sopravvivenza della società stessa. L'azienda ha deciso di interrompere la fornitura del servizio.
Interrompere vuol dire che già ci sono delle attività
L'attività è iniziata, ma adesso non prosegue, in questo momento.
Senta, un punto delle sanzioni applicate dall'Unione europea recita: "Embargo on equipment which might be used for internal repression" e un altro che dice: "Embargo on arms and related materiel". Secondo lei attualmente questi punti sono insufficienti per un'azione contro l'azienda nel caso decidesse di andare avanti?
L'azienda sta operando nel rispetto delle regole italiane, e quindi per quanto riguarda la sicurezza e quant'altro, che sono le regole che sono previste in caso di un certo tipo di esportazione di tecnologie, di questo tipo di impianti, e opera all'interno dei regolamenti e delle direttive comunitarie.
Non vi sono in questo momento su questo tipo di forniture, sarebbe il caso che il Parlamento europeo o il Consiglio d'Europa provvedessero a equiparare la fornitura di servizi di intercettazione telefonica a forniture di armi.
L'azienda è consapevole chiaramente dei rischi che comporterebbe la realizzazione completa di questo sistema con questo governo.
Quindi il Partito Pirata non ha intenzione in questo momento di prendere provvedimenti e portare avanti delle azioni?
Lo avevamo preso in considerazione ma, chiaramente, dopo il lungo incontro che abbiamo avuto con l'amministratore delegato riteniamo che la posizione dell'azienda con il suo comunicato stampa ufficiale non lasci spazio ad altri tipi di interpretazione. E' troppo chiaro. Hanno emesso un comunicato chiarissimo: "Abbiamo sospeso le attività in Siria, valuteremo il da farsi strada facendo. Se vi saranno delle decisioni da parte degli organismi internazionali, ci adegueremo".
8 novembre 2011
Un "vero assalto alla città". Homs resiste contro un esercito che usa l'artiglieria pesante. Non c'è più cibo e manca il sangue per gli ospedali. Frequentissime le esplosioni. E invece di ritirare i carri armati, Assad manda rinforzi per piegare la città. Ora Homs è una "ferita aperta", dicono.