Siria, HRW: "ora misure concrete per proteggere i civili"
Il rapporto "We live as in war. Crackdown on the protesters in the governatorate of Homs" di Human Rights Watch, raccoglie più di centodieci interviste alle vittime e ai testimoni che abitano ad Homs e nei dintorni del governatorato. Il rapporto si concentra sulle violazioni attuate dalle forze di sicurezza siriane dalla metà di aprile alla fine di agosto, un periodo in cui nel solo governatorato sono stati uccisi almeno 587 civili.
Proponendosi come documento programmatico all'Onu, il rapporto si rivolge anche a Cina, Russia, India, Brasile, Sudafrica e Lega araba, al fine di suggerire una via per proteggere i civili in Siria.
"Le somiglianze nei casi di apparenti uccisioni illegali, comprese le prove di ripetuto fuoco sui manifestanti senza alcun preavviso da parte delle forze di sicurezza, la detenzione arbitraria, le sparizioni e le torture, attestano l'esistenza di un attacco diffuso e sistematico contro la popolazione civile che ha il sostegno dello Stato", recita il rapporto.
"Nonostante l'elevato numero di morti causati dalla repressione siriana, la risposta internazionale a questa crisi dei diritti umani è stata lenta e, in definitiva, inadeguata", chiarisce.
Ora, ad Homs, si "vive come in guerra": "Mentre stavamo seppellendo i morti, all'improvviso, ho sentito degli spari. Quattro pick-up con sopra gente in uniforme, caschi e giubotti antiproiettile hanno guidato verso di noi, hanno sparato alla gente con le loro armi automatiche e le pistole. Abbiamo iniziato a scappare. La madre e il fratello di uno dei morti sono stati uccisi vicino alla sua bara", racconta un uomo.
Uno dei manifestanti di un quartiere di Homs, Khaliddiyya, ha raccontato: "Abbiamo camminato per le strade dopo la preghiera del venerdì, passando il checkpoint dell'intelligence dell'Air Force e delle forze militari. Hanno iniziato a sparare lungo la strada. Alcuni anziani erano rimasti in moschea, ma quando hanno cercato di uscire, le forze di sicurezza hanno sparato anche su di loro. Un uomo è stato colpito alla gamba. Un altro, anziano, ha cercato di aiutarlo, ma gli hanno sparato alla mano".
Le testimonianze raccolte da Human Rights Watch sono tantissime: fuoco sulla gente inerme, arresti di massa, morti in prigione, crimini contro l'umanità, e non solo.
"Le forze di sicurezza hanno bloccato completamente Bab Sba. Le auto che provavano a passare venivano colpite dal fuoco dei veicoli militari, mentre la gente a piedi e con le biciclette veniva colpita dai cecchini. Quando abbiamo provato a portare cibo e medicine nell'area, la mattina del 21 luglio, le forze di sicurezza hanno aperto il fuoco. Hanno ucciso una persona, ne hanno ferita una seconda e arrestato una terza", ha raccontato un altro testimone.
Humar Rights Watch ha raccolto anche testimonianze che si riferiscono alla detenzione arbitraria, alle torture e alle sparizioni.
Molto simili le testimonianze che raccontano il maltrattamento iniziale dell'esercito nei confronti dei civili: schiacciati a terra e picchiati, dovevano "cantare lodi a Bashar al Assad. Dovevano farlo. Erano circa 10, 15 uomini, alcuni in uniforme militare e alcuni in divisa nera e scarpe da ginnastica bianche. Credo fossero Mukhabarat. Lo hanno bendato e portato via in un taxi. Per 24 giorni non abbiamo avuto alcuna informazione su dove si trovasse. Poi, mio zio lo trovò nel carcere centrale di Homs e ha cercato di farlo rilasciare su cauzione.Quando è stato rilasciato, i denti anteriori erano tutti rotti e il suo viso e gli occhi gonfi".
A pagare, anche coloro che non hanno mai manifestato. Alcuni ragazzi che stavano andando a scuola sono stati picchiati, bendati e caricati su una macchina dalle forze dell'ordine, perchè frequentavano una scuola religiosa. "Ogni tanto, qualcuno entrava e ci picchiava con pugni e mazze di legno", hanno raccontato.
Il rapporto termina indicando alla comunità internazionale "misure concrete per proteggere i civili", tra le quali: il libero accesso agli osservatori indipendenti, un forte monitoraggio, la realizzazione di riforme calendarizzate e simultanee alla fine delle violenze, il rilascio immediato dei detenuti.
Il rapporto poi si rivolge a tutti i soggetti coinvolti, non solo il governo siriano, ma anche alla Turchia, alla Russia e alla Cina, all'India, al Brasile e al Sud Africa e alla Lega araba.
15 novembre 2011
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Il medico Mohammad Ammar è un islamista di Daraa sui generis. È stato predicatore in moschea dal '93 al '98, e già allora, cercava di offrire ai fedeli l'occasione di esprimersi liberamente dal suo pulpito: un comportamento taboo nelle moschee siriane, che vedeva Ammar spesso interrogato dai servizi segreti.
Il leader del Consiglio nazionale siriano, Bourhan Galhioun, oggi, è in visita alle autorità italiane. Stamattina, l'incontro alla Camera e al Vaticano. Il Cns chiede che l'Europa tagli i ponti con il governo di Assad. Nel pomeriggio l'incontro alla Farnesina.
Si sono riuniti di nuovo ieri, i siriani di Giordania, davanti alla loro ambasciata ad Amman, per chiedere la cacciata dell’ambasciatore dal paese e per gridare la loro rabbia contro il regime di Bashar Assad.
Negli ospedali segreti nati per impedire all'esercito di catturare i feriti, tra i disertori e gli attivisti che continuano a manifestare contro Assad. Il reportage di una giornalista infiltrata in Siria, trasmesso dalla Pbs.
Intervista ad Antonella Appiano, la giornalista che è stata in Siria nei mesi decisivi per le rivolte. Nel suo libro, "Clandestina a Damasco", pubblicato da Castelvecchi editore, riporta le testimonianze dei lealisti, dei leader dell'opposizione e della gente comune. E aggiunge: "Ho visto gli iraniani aiutare l'esercito".
All'indomani dell'intesa sull'accordo di pace proposto dalla Lega Araba, il governo di Damasco non cambia condotta e viola i punti salienti del patto. Secondo l'Onu le vittime della repressione superano quota 3.500, mentre il 16 novembre scade il termine imposto dalla Lega al presidente Bashar al-Assad per avviare un dialogo con l'opposizione.
Appaiono sempre più insistenti le voci e i segnali che suggeriscono come, una volta risolta la questione libica, le forze internazionali stiano rivolgendo la propria attenzione alla Siria. In realtà, i fatti degli ultimi tempi fanno temere scenari peggiori. Stati Uniti e Israele starebbero agendo, in accordo con le potenze arabe del Golfo, per approntare una serie di attacchi contro l’asse Siria - Iran, con lo scopo finale di abbattere il comune avversario persiano.
Oggi, il
Un "vero assalto alla città". Homs resiste contro un esercito che usa l'artiglieria pesante. Non c'è più cibo e manca il sangue per gli ospedali. Frequentissime le esplosioni. E invece di ritirare i carri armati, Assad manda rinforzi per piegare la città. Ora Homs è una "ferita aperta", dicono.
L'opposizione incalza: "L'accordo della Lega araba non è un piano di pace. E' una lista dei desideri". Nel giorno dell'Eid al Adha, la festa del sacrificio, i siriani continuano a morire. Il presidente è 'magnanimo' e promette di rilasciare più di 500 prigionieri.
Il presidente Assad ha già violato l'accordo con la Lega araba. I militari sparano ancora sui civili. I carri armati non se ne sono andati. Stamattina i primi morti.
L'ambasciatore siriano presso l'Onu si scaglia contro gli Stati Uniti per aver fornito immagini satellitari "tendenziose" all'Aiea e contrattacca: "L'Occidente continua a fornire a Israele materiali per il suo programma nucleare". Damasco si rifiuta di far entrare i tecnici per i controlli e una piantagione di cotone sembra rivelare una forte somiglianza con un impianto per l'arricchimento dell'uranio.
L'affronto di Ankara a Damasco diviene sempre più esplicito. Sotto le sue ali, la Turchia nasconde e protegge il leader della formazione armata 'Libero esercito siriano', nata con l'obiettivo dichiarato di rovesciare Assad. La diplomazia internazionale si ritira dalla partita? Occhi puntati su Erdogan.
Gli ufficiali dell’esercito siriano mi hanno detto che negli ultimi sette mesi sono morti 1.150 soldati: un tasso di mortalità troppo straordinario. Eppure, afferma Fisk, finché noi giornalisti occidentali non potremo investigare senza restrizioni governative, ci ritroveremo davanti a una foto di youtube contro la parola di due poveri uomini vestiti da contadini.
E’ crisi sanitaria in Siria. Le autorità hanno trasformato gli ospedali in centri di detenzione e tortura. Gli operatori sospettati di aver prestato cure ai manifestanti durante le rivolte, subiscono a loro volta arresti e maltrattamenti. I pazienti sono considerati prigionieri. Nessuna pietà. Tanta paura. Questa è quanto emerge dal rapporto di Amnesty International, “Health Crisis: Syrian Government Targets the Wounded and Health Workers”.
Sono ormai più di 3.600 le vittime della
L'
Il dibattito internazionale sulle sorti della Siria continua a tenere alta l'attenzione e la preoccupazione delle potenze mondiali. Rivoluzione e repressione nel frattempo avanzano parallele: le vittime civili sfondano quota 3 mila, mentre torture e
Perchè era fuggita da Damasco? Cosa si nasconde dietro il suo 'volto impassibile'? Cosa cova quella donna che ha scelto di vivere accanto a un presidente che ha causato oltre tremila vittime tra i suoi cittadini? Eppure era stata proprio lei ad impegnarsi con una organizzazione umanitaria per la partecipazione attiva di tutti i suoi connazionali.
Secondo Amnesty International sono molti gli attivisti siriani espatriati vittime di azioni intimidatorie e violenze fisiche da parte degli stessi servizi segreti siriani. Il regime manovra le sue pedine Oltreoceano mettendo a tacere chi protesta contro il governo. Nessuna pietà persino per i parenti degli attivisti.
E' stato liberato su cauzione l'attivista Walid al-Bunni, promotore delle molte manifestazioni pacifiche degli ultimi mesi, catturato a Damasco insieme ai suoi due figli. Un altro attivista rilasciato denuncia: torturano per 300 dollari al mese. "Dal sistema non si può più uscire". Una riflessione su arresti, processi, prigionieri e torturatori in Siria.
Mentre Pechino e Mosca si sforzano di chiarire la propria posizione in merito alla primavera siriana dopo il veto imposto al Consiglio di sicurezza, la repressione vive un altro fine settimana di sangue ed il neonato Syrian National Council (Snc) inizia a far parlare di sé.
Mishaal al-Tammo, un importante leader del movimento curdo siriano, è stato ucciso venerdì scorso in un agguato messo a segno da uomini armati mascherati. Al funerale nella città di Qamishil stavano partecipando 50 mila persone, quando le autorità siriane hanno aperto il fuoco sulla folla uccidendone almeno sei. Questo omicidio potrebbe segnare un punto di svolta?
I missili sulle alture del Golan per attaccare Israele. La chiamata a raccolta dei membri di Hezbollah per disintegrare Tel Aviv. Un attacco dell'Iran alle navi americane. L'apocalisse in "nemmeno sei ore".