Siria, Hrw denuncia crimini contro l'umanità e si appella all'Onu
Human rights watch chiede che le violazioni dei diritti umani in Siria siano portate di fronte la Corte criminale internazionale. Ma avverte: d'ora in poi c'è il "rischio” che ampi segmenti del movimento di protesta possano armarsi in risposta agli attacchi delle forze di sicurezza o delle milizie pro-governative, conosciute come Shabeeha.
di Angela Zurzolo
Nel rapporto "Con tutti i mezzi necessari. Responsabilità individuali e di comando nei crimini contro l'umanità in Siria", l’ong internazionale per i diritti umani raccoglie le interviste di 63 disertori dell'esercito e delle agenzie di intelligence siriane che hanno fornito dettagli sulle violazioni attuate nei governatorati di Damasco, Daraa, Homs, Idlib, Tartous, Deir – al – Zor e Hama.
Secondo i ricercatori di Hrw, “comandanti dell'esercito e ufficiali delle agenzie di intelligence hanno dato ordini diretti affinché si usasse la 'forza letale' contro i manifestanti, così come hanno autorizzato arresti illegali, percosse e torture sui detenuti”.
L’organizzazione parla di una deliberata "campagna di propaganda” condotta dalle autorità per convincere i soldati che stavano combattendo gang armate e terroristi, nell’ambito “di una cospirazione internazionale contro la Siria”.
Dopo la manifestazione del 18 marzo, "i soldati non hanno più potuto parlare tra loro: cellulari confiscati e divieto di guardare la tv, salvo le reti statali", e secondo i disertori è in quel momento che è stato impartito l'ordine di "fermare le proteste con tutti i mezzi necessari".
Fuoco contro manifestanti inermi, ma anche "arresti arbitrari durante le manifestazioni e ai checkpoint, in quelle che sono conosciute come operazioni ‘sweep’ (spazzare via) nei quartieri residenziali del paese”, inclusi molti bambini.
Il rapporto di Hrw denuncia inoltre delle "esecuzioni sommarie” di prigionieri, così come maltrattamenti e torture in due aree, a Douma e Bukamal.
Torture, abusi e detenzione arbitraria anche contro i soldati che si rifiutano di eseguire gli ordini e sparare.
Sul fronte anti-Assad, l’ong riporta svariati casi di ricorso alla violenza da parte di manifestanti e gruppi armati, precisando però che le informazioni raccolte “indicano che la maggior parte delle proteste che Hrw ha potuto documentare sin dall'inizio delle manifestazioni, sono state largamente di carattere pacifico".
Ciononostante, si segnala ora il "rischio” che ampi segmenti del movimento di protesta possano armarsi in risposta agli attacchi delle forze di sicurezza o delle milizie pro-governative, conosciute come Shabeeha.
Il rapporto si chiude con una serie di raccomandazioni rivolte a tutti i soggetti coinvolti nella crisi siriana, Onu, comunità internazionale, Lega araba, Turchia, Russia e Cina.
11 gennaio 2012
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