Siria: due anni di stallo se la Turchia non interviene?
L'affronto di Ankara a Damasco diviene sempre più esplicito. Sotto le sue ali, la Turchia nasconde e protegge il leader della formazione armata 'Libero esercito siriano', nata con l'obiettivo dichiarato di rovesciare Assad. La diplomazia internazionale si ritira dalla partita? Occhi puntati su Erdogan.
Il colonnello Riad As'aad, comandante del gruppo armato d'opposizione denominato 'Libero esercito siriano', guida la 'resistenza' nel paese, dando gli ordini dalla Turchia. Il governo di Ankara lo ospita insieme a decine di altri disertori in un campo profughi strettamente sorvegliato dai militari.
Si tratta del più grande affronto che Erdogan abbia rivolto alla leadership del presidente Bashar al-Assad, che si accompagna al supporto per il Consiglio nazionale di transizione siriano, formatosi
proprio ad Istanbul, nonché a numerose condanne e sanzioni.
Inoltre, la scorsa settimana gli attivisti fuggiti dalla Siria si sono riuniti ad Antakya, dove hanno incontrato alcuni esponenti del governo turco.
Il Libero esercito aveva rivendicato, mercoledì, la responsabilità per l'uccisione di nove soldati siriani, durante un attacco. Secondo le stime, le vittime tra i militari dell'esercito avrebbero di poco superato quota mille.
Per quanto queste formazioni non abbiano ancora le potenzialità per rovesciare nell'immediato il governo, sembra però che stiano riuscendo ad attuare operazioni di sabotaggio e di disturbo ai danni dell'esercito.
Un portavoce del ministero degli Esteri turco ha dichiarato: "Nel momento in cui tutte queste persone sono scappate dalla Siria, noi non sapevamo chi fossero, non era scritto sulle loro teste 'sono un soldato' o 'sono un membro dell'opposizione'. Stiamo fornendo a queste persone residenza temporanea per motivi umanitari e continueremo a farlo".
E' chiaro come Ankara sia consapevole del peso che ha ospitare dei dissidenti che stanno organizzando la resistenza in Siria. Eppure, Riad As'aad stesso ha dichiarato espressamente di essere fuggito in Turchia perchè sapeva che "c'era maggiore possibilità di condurre operazioni in un posto in cui ero libero".
Per alcuni nel quartier generale del comandante ci sarebbe addirittura un 'ufficio media', mentre per altri questi uomini non avrebbero altro che le armi prese prima di disertare.
I funzionari turchi negano, infatti, di aver fornito equipaggiamento o supporto militare al gruppo di ribelli, sebbene i dubbi siano molti.
"Chiediamo alla comunità internazionale di fornirci le armi in modo che noi, come un esercito, il Libero Esercito siriano, possiamo essere in grado di proteggere il popolo", ha dichiarato il colonnello As'aad. "Noi siamo un esercito, noi siamo all'opposizione, e siamo pronti per le operazioni militari. Se la comunità internazionale ci fornisce le armi, saremo in grado di rovesciare il regime in breve".
Secondo le dichiarazioni di alcuni funzionari turchi, invece, ci potrebbero volere due anni, affinché l'opposizione riesca a far cadere il governo.
Due anni, forse, di torture, violazioni e massacri da una parte, e di episodi di giustizia sommaria e di resistenza dall'altra.
Due anni che potrebbero irrimediabilmente danneggiare il tessuto sociale del paese, accentuando discordie e divisioni religiose, potenzialmente dannose per l'affermazione di un processo di riconciliazione nazionale. Tra l'annidiarsi di interessi e manovre esterne al paese e il silenzio della diplomazia internazionale, c'è poi l'urlo di chi in Siria continua a morire.
photo by PanARMENIAN
31 ottobre 2011
