Siria chiede riunione d'emergenza alla Lega araba
Implacabile, il verdetto della Lega araba: dopo la Libia di Gheddafi, anche la Siria viene "sospesa". Il ministro degli Esteri di Damasco ripete che la "Siria non è la Libia". E intanto si lavora a un piano di protezione per i civili siriani.
Un Consiglio di transizione siriano?
La sospensione della Siria dalla Lega araba ormai era diventata una questione di giorni, dopo la rottura dell'accordo che prevedeva il ritiro dei carri armati dalle città, il rilascio dei prigionieri politici, l'accesso ai media e l'avvio del dialogo con l'opposizione.
La Lega si è dimostrata compatta: diciotto i voti favorevoli, tre a sfavore (Siria, Yemen e Libano) e una sola astensione (l'Iraq).
Un duro colpo per la Siria, che va ad aggiungersi alla volontà manifestata dalla Lega araba di unificare le opposizioni "in una forza coerente, simile al Consiglio nazionale di transizione libico".
Le reazioni
Gruppi di sostenitori del presidente hanno assaltato le ambasciate di alcuni paesi. Presi di mira il consolato francese e turco a Latakia, con Ankara che è stata costretta a inviare soccorsi aerei ai suoi diplomatici.
Proteste anche di fronte all'ambasciata dell'Arabia Saudita a Damasco. Strappata la bandiera del Qatar. Si parla di migliaia di manifestanti pro-Assad, molti dei quali, però, sarebbero "obbligati" a scendere in piazza, secondo quanto denunciato gli attivisti contrari al governo di Assad.
E' di questi giorni la notizia - non verificabile - secondo la quale un quattordicenne sarebbe stato ucciso per essersi rifiutato di partecipare alle proteste contro la Lega araba. Gli attivisti di Hama denunciano poi l'assassinio di altre otto persone che gridavano slogan anti-Assad in una delle manifestazioni pro-governative.
Sul versante internazionale, il primo a pronunciarsi è stato oggi il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, che si è detto contrario alla sospensione della Siria, proseguendo così coerentemente con la linea inaugurata con il 'no' alle sanzioni proposte dalle Nazioni Unite.
Il ministro ha puntato il dito contro l'Occidente, che starebbe incitando l'opposizione a rovesciare Bashar al Assad, e ha aggiunto che ci sono "casi innegabili" di rifornimento di armi segrete agli oppositori del governo, che arrivano grazie al "contrabbando, attraverso la Turchia, l'Iraq e altri paesi". La Russia rimane invece uno dei principali fornitori di armi di Damasco.
"Chi ha preso questa decisione (la Lega araba, ndr) ha perso un'occasione davvero molto importante per spostare la situazione su un canale più trasparente", ha concluso Lavrov, le cui parole fanno riflettere sull'esito del recente incontro tra Obama e Medvedev.
Bashar al Assad ha ringraziato la Russia per il sostegno, che sembra intensificarsi su più fronti. Durante la sua visita, il patriarca della Chiesa ortodossa russa, Kirill, si è augurato che il paese "superi la crisi" e che la Siria "rimanga un paese di pace e di amore".
Durante la sua missione di "peacemaking", come lui stesso l'ha definita, il patriarca ha però ammonito: "Sono convinto che tutti i problemi si possano risolvere con il dialogo. La cosa più importante è che il sangue umano non venga versato.La storia ci insegna che quando il sangue umano è stato versato, sarà difficile risolvere il problema".
Dopo un momento di apparente 'indifferenza' per le minacce seguite alla rottura dell'accordo, Bashar al Assad sembra ora più prudente. In fondo per la Libia fu proprio la sospensione della Lega ad aprire all'opzione di una no fly zone.
"La Siria non è la Libia. Lo scenario libico non si ripeterà. Ciò che sta accadendo in Siria non è ciò che è successo in Libia e il popolo siriano non dovrebbe preoccuparsi", ha ribadito il ministro degli Esteri Walid Muallem, mentre le autorità siriane si affrettavano però a richiedere una riunione d'emergenza in Marocco (il prossimo mercoledì), per discutere la possibilità di revocare la sospensione dalla Lega araba. Quello stesso giorno, il portavoce del ministero degli Esteri algerino, Amar Belani, ha annunciato che si discuterà anche di un piano per la protezione dei civili.
A modo suo, anche la Turchia non vive un momento particolarmente facile. E se Ankara annuncia che Erdogan farà presto visita ai campi profughi, secondo il Wall Street Journal nei palazzi di governo si "vocifera che la creazione di una zona cuscintetto e l'attuazione di nuove sanzioni non sono per ora nell'agenda del premier". Il primo ministro avrebbe 'ceduto' alla levata di scudi degli uomini di affari turchi, intenzionati a non perdere un commercio annuale stimato in 2,4 miliardi di dollari.
Di diverso avviso Bruxelles, dove invece i ministri degli Esteri europei stanno lavorando a un più ampio pacchetto di sanzioni. E mentre le manovre diplomatiche oliano i loro meccanismi, i Comitati siriani di coordinamento locale denunciano altri 23 morti, di cui 12 ad Hama e 6 ad Homs.
14 novembre 2011
Il leader del Consiglio nazionale siriano, Bourhan Galhioun, oggi, è in visita alle autorità italiane. Stamattina, l'incontro alla Camera e al Vaticano. Il Cns chiede che l'Europa tagli i ponti con il governo di Assad. Nel pomeriggio l'incontro alla Farnesina.
Negli ospedali segreti nati per impedire all'esercito di catturare i feriti, tra i disertori e gli attivisti che continuano a manifestare contro Assad. Il reportage di una giornalista infiltrata in Siria, trasmesso dalla Pbs.
All'indomani dell'intesa sull'accordo di pace proposto dalla Lega Araba, il governo di Damasco non cambia condotta e viola i punti salienti del patto. Secondo l'Onu le vittime della repressione superano quota 3.500, mentre il 16 novembre scade il termine imposto dalla Lega al presidente Bashar al-Assad per avviare un dialogo con l'opposizione.
Un "vero assalto alla città". Homs resiste contro un esercito che usa l'artiglieria pesante. Non c'è più cibo e manca il sangue per gli ospedali. Frequentissime le esplosioni. E invece di ritirare i carri armati, Assad manda rinforzi per piegare la città. Ora Homs è una "ferita aperta", dicono.
L'opposizione incalza: "L'accordo della Lega araba non è un piano di pace. E' una lista dei desideri". Nel giorno dell'Eid al Adha, la festa del sacrificio, i siriani continuano a morire. Il presidente è 'magnanimo' e promette di rilasciare più di 500 prigionieri.
Il presidente Assad ha già violato l'accordo con la Lega araba. I militari sparano ancora sui civili. I carri armati non se ne sono andati. Stamattina i primi morti.
L'ambasciatore siriano presso l'Onu si scaglia contro gli Stati Uniti per aver fornito immagini satellitari "tendenziose" all'Aiea e contrattacca: "L'Occidente continua a fornire a Israele materiali per il suo programma nucleare". Damasco si rifiuta di far entrare i tecnici per i controlli e una piantagione di cotone sembra rivelare una forte somiglianza con un impianto per l'arricchimento dell'uranio.
L'affronto di Ankara a Damasco diviene sempre più esplicito. Sotto le sue ali, la Turchia nasconde e protegge il leader della formazione armata 'Libero esercito siriano', nata con l'obiettivo dichiarato di rovesciare Assad. La diplomazia internazionale si ritira dalla partita? Occhi puntati su Erdogan. 