Siria, Assad resiste. Nonostante tutto.
Il dato di fatto è semplicemente uno. Nonostante i richiami e le sanzioni, nonostante i morti e i feriti che sembrano crescere con il passare dei giorni, nonostante tutto Bashar al-Assad è ancora al potere. Lo hanno dato per spacciato più di una volta durante l'anno e specialmente in questi ultimi mesi. E invece no. Il secondo figlio di Hafez al-Assad resiste. Ancora.
di Marco Di Donato - CISIP
Le manifestazioni contro la sua permanenza in carica continuano a moltiplicarsi, specialmente adesso che gli osservatori della Lega araba sono giunti nel paese.
Una missione, quest'ultima, che incontra le critiche di molti attivisti siriani: secondo Rami Abdul-Rahman, capo del Syrian observatory for human rights di Londra, “gli osservatori sono seduti nei loro alberghi mentre fuori muore la gente di Homs”. Sulla stessa linea anche Ziad Abdel Tawab, alto esponente del Cairo Institute for human rights studies.
Gli osservatori arabi giunti nel paese - che per il New York Times sarebbero 60 - dovrebbero avere il compito di documentare ciò che i giornalisti non hanno potuto fare finora.
I dati invece sono ancora scarsi, frammentati e contraddittori.
Prendiamo ad esempio il caso dell'attentato alla sede dei servizi segreti di Damasco. Come sempre la colpa è ricaduta subito su al-Qaeda (sullo stile dell'ultimo Gheddafi), salvo poi pubblicare una rivendicazione dei Fratelli Musulmani.
Rivendicazione immediatamente smentita però dal segretario generale Mohammed Riad Al-Shaqfa.
L'attacco ha sorpreso molti, dal momento che ha colpito uno dei luoghi più sicuri di Damasco e forse dell'intera Siria, in una città che era rimasta relativamente tranquilla rispetto al resto del paese.
Un attentato caduto proprio nel giorno dell'arrivo degli osservatori arabi, e un attentato che - accusano le opposizioni - non sarebbe mai stato possibile senza una chiara "complicità governativa".
Intanto, l'opposizione siriana e il suo leader Burhan Ghalioun stanno provando in ogni modo a delegittimare Assad.
Hanno chiesto all'Onu di adottare il piano della Lega araba e poi si sono spinti fino a chiedere un intervento armato. Soluzione quest'ultima impossibile visto il veto di Russia e Cina in Consiglio di sicurezza.
Il professor Ghalioun ha provato evidentemente a ingraziarsi i favori dell'Occidente, affermando che una volta al potere taglierà di netto i rapporti con Iran, Hamas ed Hezbollah.
Ha definito come "anormale" il dominio alawita rispetto alla maggioranza sunnita, cercando di aprire un canale di dialogo con tutto quel mondo (Arabia Saudita in testa) che mal sopporta l'Iran e i suoi alleati.
Il Syrian national council (Snc) sta provando dunque a delineare il futuro di una Siria senza Assad, anche se, come evidenzia il Wall Street Journal, la sua composizione è stata imposta dall'esterno e le relazioni con la società siriana restano scarse o quantomeno poco evidenti.
Secondo alcune fonti la popolazione siriana non vedrebbe nel Syrian national council di Ghalioun un'alternativa credibile al potere. Lisa Holland - della sezione britannica di Sky News - pur riconoscendo che l'Snc è la maggiore forza di opposizione, sottolinea come questo organismo non goda del supporto della maggior parte della popolazione.
Del resto anche rispetto alla notizia delle "corpose defezioni in seno all'esercito" continuano a esserci molto dubbi. Ciononostante, un reportage del Telegraph rivela invece come il Free syrian army, braccio armato della protesta, starebbe crescendo in numero e sarebbe ormai pronto a sferrare l'attacco finale al regime. Duemila uomini - continua in Telegraph - sarebbero già appostati nelle immediate vicinanze di Damasco.
Il rischio di una frammentazione della società siriana e dello scoppio di una guerra civile sullo stile del vicino Libano, piuttosto che dell'Iraq, è una soluzione che non può essere assolutamente scartata.
Tuttavia nulla sembra ancora deciso e se guardiamo al recentissimo caso libico, quando Gheddafi sembrava perduto e ha poi invece rischiato di ribaltare la situazione fino al decisivo intervento Nato, possiamo ben comprendere che in Siria l'esito della battaglia è tutt'altro che scontato.
28 dicembre 2011
