RojTv: la televisione del sole continuerà a parlare nella lingua "proibita"
Si è concluso il processo danese contro RojTv: la televisione continuerà a trasmettere, ma dopo aver pagato "per aver violato la legge antiterrorismo". Nonostante ciò, questa sentenza rappresenta un nuovo successo per una delle televisioni più osteggiate a livello internazionale.
di Maria Letizia Perugini
È stato emesso nei giorni scorsi il giudizio del processo in corso in Danimarca contro la televisione curda RojTv, iniziato il 15 agosto 2011.
Secondo la Copenaghen city court non sussistono ragioni legali per chiudere il canale curdo, salvo condannare l’emittente al pagamento di 65 mila corone danesi (8700 euro) per violazione della legge anti terrorismo.
In qualche modo dunque l’accusa di propaganda del terrorismo del Pkk, il movimento militante curdo che opera in Turchia, resta in piedi.
La sentenza non permette quindi di fugare tutte le ombre, ma rappresenta un importante successo per una delle televisioni più osteggiate a livello internazionale.
In un comunicato, il comitato esecutivo del canale ha espresso soddisfazione, lanciando però accuse precise contro il governo di Ankara: “Roj Tv è stato esposta alle pressioni e all'oppressione dello Stato turco fin dalla sua fondazione. Sono stati fatti tentativi sia diplomatici che legali per la chiusura del nostro canale. Lo stato turco, che ha un registro nero in materia di libertà di espressione e di stampa, ha cercato di dirigere le autorità legali danesi”.
Parole dure che trovano riscontro nella storia di RojTv, costantemente attaccata e costretta a muoversi da un paese all’altro per continuare a trasmettere.
Il comunicato chiosa: “Con la nascita del Roj (sole in curdo) ogni mattina, RojTv continuerà a raccontarvi la verità e a cantare le canzoni in lingue proibite”.
Anche il Bdp, il principale partito curdo che siede nel Parlamento turco ha commentato il verdetto della corte danese: “Questa decisone è stata presa nonostante le pesanti pressioni politiche turche e dimostra che la corte ha dato un giudizio legale e non politico”.
Ricordando le numerose persone arrestate in Turchia solo per aver concesso interviste e dichiarazioni a RojTv, la co-presidente del Bdp, Filiz Koçali, ha dichiarato: “Speriamo che il lungo processo contro RojTv sia un esempio per la Turchia, dove a un grandissimo numero di giornalisti viene impedito di fare il proprio mestiere”.
19 gennaio 2012
"Le dimensioni delle pietre utilizzate per la lapidazione non devono essere così grandi da uccidere il condannato a morte con uno o due colpi, e nemmeno così piccole da non poter essere definite pietre". Secondo l'articolo 104 del Codice penale iraniano la lapidazione e l'esecuzione a morte di una persona non sono crimini, mentre 'usare la pietra sbagliata' sì.
Iniziata nel 2009, la 'Kck operation' va avanti ormai da 3 anni, ed Erdogan non sembra voler cedere. I rappresentanti del Bdp sostengono però che questa ossessione trascinerà il governo turco nel caos, sempre troppo occupato di perseguitare i curdi e gli oppositori di ogni estrazione.
Il
Prosegue la campagna di raccolta firme avviata da Educational International, federazione mondiale dei sindacati degli insegnanti, determinati a sensibilizzare la comunità internazionale sulla questione dei 25 sindacalisti curdi, condannati a scontare 6 anni e 5 mesi di prigione, dall'Alta Corte di Smirne, in Turchia.
"L'incidente di Uludere è stato un massacro di massa". E' questa la conclusione del monitaraggio compiuto da una delegazione di due associazioni di Diyarbakır nella zona dei bombardamenti aerei che mercoledì sera hanno copito Ortasu (in lingua curda Uludere), nella provincia sud-orientale di Sirnak, in Turchia.
"Come Congresso Nazionale Kurdo (KNK) facciamo appello all’opinione pubblica internazionale, alle ONG democratiche e alle altre organizzazioni internazionali democratiche affinché condannino le azioni dello Stato turco. Inoltre, chiamiamo l’UE e gli USA, così come tutti gli altri Stati, a porre l’embargo e a congelare le loro relazioni con la Turchia".
Ancora un mese caldo in Turchia. Il processo noto come 'Kck operation' segna una nuova battuta d'arresto. A breve invece il verdetto sulla vicenda di Roj Tv, con le piazze europee che si mobilitano per protestare contro il governo di Ankara.
C'è un sempre più crescente divario fra chi promuove la Turchia di oggi come una 'democrazia' e quanti vivono sulla propria pelle la stessa Turchia come terra di detenzioni arbitrarie, repressione politica e distruzione militare.
Ben 51 persone, di cui 48 avvocati, sono stati condotti in carcere perché sospettati di svolgere attività di intermediazione tra Abdullah Öcalan, leader del Pkk, e il Kck (Unione delle comunità curde), che per Ankara è "l'ala urbana” del Partito curdo dei lavoratori.
Ieri, alla Città dell'Altra Economia di Roma, c'è stato incontro organizzato da Europa Levante con il deputato curdo del BPD. La sala era affollata: tante le associazioni italiane che si battono per i diritti del popolo curdo e la pace in Anatolia e Mesopotamia, così come molti giovani curdi del vicino centro Ararat.
"La mia detenzione e l'accusa di essere un membro di un'organizzazione illegale è un'intimidazione verso tutti gli intellettuali e democratici della Turchia e una monovra della campagna per isolare i curdi".