Quel caos chiamato Tunisia

La quotidianità della Tunisia si fa sempre più complessa. Davvero difficile capire, non cadere in errore o perdere il bandolo della matassa. E i tunisini, dal governo fino al popolo, sono forse ancora più confusi di “noi osservatori”, soprattutto quando si parla di mutilazione genitale femminile. 

 

 

 

 

di Micol Briziobello da Tunisi

 

Periodicamente, il campo della discussione slitta da un argomento all’altro e si passa da uno scandalo del ministero dell’Interno al traffico di armi al confine con la Libia, passando per la presenza di 'cellule terroristiche' nel sud del paese fino all’affermazione, soprattutto da parte dei blogger, del fatto che nulla sia cambiato, almeno per la libertà di stampa e la corruzione imperante.

Se durante la campagna elettorale il dibattito era incentrato sull’opportunità di creare una Tunisia laica o meno, adesso che la Costituzione si sta scrivendo davvero, le riflessioni sembrano riguardare solo l’applicazione della shari’a come possibile testo guida del paese.

In questa immagine così offuscata, di certo non aiutano le argomentazioni di chi sostiene che il califfato sia la migliore forma di governo e tantomeno le visite di dotti dell’Islam che puntano il dito sull’apparentente incrongruenza tra democrazione e religione.

È il caso della visita in Tunisia del predicatore egiziano Wajdi Ghoneim che, in settimana, ha tenuto una serie di conferenze in diverse moschee del paese.

Ghoneim si è opposto al regime di Moubarak in Egitto cosa che fa di lui, agli occhi di alcuni musulmani, una vera e propria icona. Fervente difensore dell’escissione, sostiene che si tratti di una pratica raccomandata dall’Islam piuttosto che di una tradizione barbara dell’Egitto faraonico.

L’escissione, nello specifico, rientra nelle mutilazioni degli organi genitali femminili e consiste nell'asportazione del clitoride.

Gli organi amputati non possono venire ricostruiti o comunque non in modo tale da restituire la sensibilità erogena.

Durante la conferenza che si è svolta domenica scorsa a Tunisi, Ghoneim ha apostrofato in modo razzista gli ebrei, ha inneggiato all’instaurazione di uno Stato islamico piuttosto che democratico e ha promosso l’escissione per le donne.

Dagli anni ‘40 sono state proclamate varie fatwa contro l’escissione, una pratica che non ha nulla a che vedere con la sunna.

Ghenim, appludito nella capitale, è stato invece molto contestato a Mahdia e a Sousse, dove ha definito ‘laici’ coloro che cantavano l’inno nazionale tunisino sopra alle sue parole, mentre gridava “Allah Akbar”, “Allah Akbar” (Dio è grande), “la Tunisia è musulmana”, “No alla laicità".

A Tunisi, il consiglio dell’ordine dei medici ha condannato la presenza di Ghoneim come difensore dell’escissione e ha ricordato che ogni azione che attenti all’integrità fisica dei bambini è punibile con la legge.

Allo stesso modo, il suo avvocato Bochra Belhaj Hamida ha deposto una denuncia per incitazone all’odio, all’appello alla violenza e al terrorismo contro Ghoneim e contro quelli che l’hanno invitato, a nome di molte associazioni della società civile tunisina.

 

17 febbraio 2012