Quando la realtà supera la fantasia: Omar al Abdallat e la politica disegnata
Sul suo biglietto da visita c’è disegnata una pecora. Che fa la cacca. E la scritta: "Sono il disegnatore più diretto e più pelato in Giordania". Vero. Incontro Omar al Abdallat nel suo ufficio, presso la casa di produzione Kharabeesh. A prima vista sembra uno di quei bambinoni che non cresceranno mai: altissimo, pelatissimo, ride, scherza, muove le mani come a disegnare nell’aria le parole che dice.
di Marta Ghezzi da Amman
Omar al Abdallat, classe 1978, natali britannici ma formazione giordana, studi di grafica tra Amman e gli Stati Uniti, è uno dei disegnatori più famosi e affermati del regno.
"Se guardiamo i contatti su facebook, diciamo che sono più conosciuto per i cartoni animati, che per le vignette".
Già, facebook.
"Internet mi ha dato una grossa mano. Quando ho deciso di dedicarmi al disegno, mi sono chiesto quanto spazio poteva esserci per me, qui. Avevo davanti mostri sacri, come Naji al-Ali (creatore di Handala, ndr), e io ero solo all’inizio. L’era informatica mi ha aiutato a crearmi una nicchia, che è andata via via crescendo. All’inizio mi chiedevo se fosse giusto ridere delle sofferenze altrui".
"Dopotutto era quello che facevo: prendere una situazione tragica e farla diventare uno scherzo, qualcosa di cui ridere. Poi però ho visto che quello che facevo piaceva e che era comunque uno spunto di riflessione, qualcosa da cui partire per pensare a quello che stava succedendo. Io disegno per chi non sa niente e per chi sa tutto, per connetterli e farli parlare. E funziona".
"Lavorare sul web mi dà una grande libertà. In più tieni presente che le mie vignette politiche non vengono pubblicate su giornali o riviste: è una cosa mia, di cui solo io sono responsabile. Scrivo e disegno quello che voglio e punto".
"Quello che non abbiamo qui è la democrazia perfetta, attenzione, non la libertà d’espressione. Io posso disegnare il re, o il primo ministro, posso fare quello che voglio e difficilmente avrò problemi. I problemi ce li creiamo noi da soli: alcune mie vignette sono state aspramente criticate dalla gente, dai miei lettori o da colleghi dell’ufficio, ma non ho ricevuto alcun richiamo formale dai servizi segreti, ad esempio".
"Questo vuol dire tanto: il re dice che ‘solo il cielo è il limite’. Io gli credo. Sei mesi fa l’ho incontrato ad una premiazione per la giovane imprenditoria creativa giordana e gli ho mostrato alcuni dei miei disegni. Sembra che gli siano piaciuti, altrimenti io oggi non sarei ancora qui a disegnare, no?!"
"Ci credo veramente che il suo sogno sia una Giordania completamente libera. Sono i giordani che devono imparare a vivere in un sistema. Un vero sistema oggi in Giordania non c’è. Non c’è appartenza perchè siamo tutti legati a qualcosa di personale, ad una definizione dello stato che ha un significato solo per noi: se adesso chiediamo alla gente per strada cosa è per loro la Giordania, qualcuno dirà che è la sua famiglia, o la sua città, il suo lavoro, le sue radici, ma sarà impossibile arrivare ad una definizione comune, a qualcosa in cui tutti si possano identificare".
"Se chiedo a mio figlio chi è Dio o cosa è la Giordania, lui non mi sa rispondere. Ma se gli chiedo chi è il re, sicuro che lì attorno c’è a portata di indice una foto di Abdallah II da poter additare. Io non ho niente contro il re, contro la monarchia come sistema politico, sia chiaro".
"Io me la prendo con tutto quello che sta attorno: apri il giornale e leggi cose che nemmeno duecento anni fa...parlano del re, oggi, nel 2012, come parlavano del primo re Abdallah, cento anni fa. La cosa è ridicola di per sé, e il mio lavoro è molto più facile così! Parliamo di una famiglia moderna, che si è formata all’estero...e siamo nel 2012, dai...".
"La vera primavera araba l’abbiamo vissuta nel 1920, solo che poi abbiamo sfruttato male quel momento. Ora viviamo vittime di due complotti, uno esterno, da parte delle potenze straniere che per evitare un altro Iraq ma per poter portare a casa comunque qualcosa, spingono le masse alla rivolta, l’altro interno. Siamo noi arabi stessi a non essere capaci di andare avanti: non capiamo il momento storico, o la posizione che abbiamo oggi, e non siamo in grado di costruire nulla partendo da qui".
"L’animazione mi paga i conti, ma la mia vera passione è il disegno satirico e politico. E mi spavento ogni volta che la realtà supera la fantasia: tempo fa disegnai Il Leader aggrapato ad un poveraccio per non cadere nel vuoto. Pochi giorni dopo Gheddafi urlava che il popolo sarebbe caduto con lui. Ecco, in casi così mi viene il sospetto di avere doti di preveggenza".
Quella del Leader è una serie di vignette a cui Omar è particolarmente legato. Come in una pentola a pressione, il Leader è la sua valvola di sfogo: al centro sempre lo stesso personaggio, summa di tutti i gerarchi arabi di tutti i tempi. Non è una critica precisa a questo o a quel presidente/re/generale, ma un’osservazione (arrabbiata) di quello che succede attorno.
"I miei lettori sono tendenzialmente arabi, tra i 18 e i 34 anni. Lo scopo che mi prefiggo ogni mattina, prendendo in mano la matita, è dare qualcosa alla comunità. La gente normale non si dà grandi obiettivi: pensa alla famiglia, al lavoro, a come arrivare alla fine della giornata o a fine mese. Io parlo a quella gente lì, ai veri eroi di oggi, e racconto loro quello che accade".

Al-za’im (il leader):
http://www.youtube.com/user/rusoom?blend=1&ob=0#p/u/33/mz60EPBb0Xk
http://www.youtube.com/user/rusoom?blend=1&ob=0#p/u/12/Sm042QfWsPA
Kharabeesh
http://toons.kharabeesh.com/
al-3arasi.com:
http://3alarasi.kharabeesh.com/
Per seguirlo su facebook:
http://www.facebook.com/pages/Cartoonist-Omar-Abdallat/8675623398
26 gennaio 2012