Proteste davanti all’ambasciata siriana ad Amman. Con colonna sonora

Si sono riuniti di nuovo ieri, i siriani di Giordania, davanti alla loro ambasciata ad Amman, per chiedere la cacciata dell’ambasciatore dal paese e per gridare la loro rabbia contro il regime di Bashar Assad. 

 

di Marta Ghezzi da Amman

Dall’altra parte della strada, con foto e cartelli ineggianti al presidente siriano, un altro piccolo gruppo di fedelissimi recita slogan anti-americani e anti-sionisti. Mentre nell’aria risuonano inni nazionalistici siriani.

Era già successo domenica 6 novembre, primo giorno dell'Eid al-Adha, la festa del sacrificio che inaugura il mese del pellegrinaggio alla Mecca. Centinaia di manifestanti si erano dati appuntamento davanti all’ambasciata, giordani e siriani uniti contro il regime di Damasco e la repressione perpretata ormai da mesi a pochi chilometri da Amman.

Zittiti gli slogan e i canti di protesta, era iniziata la preghiera. E all’improvviso, sopra le teste basse e le schiene prostrate in direzione della città santa, canti esaltanti Assad e il suo governo: potenti altoparlanti istallati all’esterno dell’ambasciata trasmettevano musica assordante, proprio durante la protesta, proprio durante la preghiera.

Gruppi di manifestanti e associazioni di solidarietà con il popolo siriano hanno inviato una richiesta formale al nuovo primo ministro giordano Awn Khasawneh affinché indaghi sull’accaduto.

Mentre ad Amman l’ambasciata lottava a suon di musica contro il malcontento popolare, la televisione di Stato siriana trasmetteva le immagini di un Bashar Assad sorridente che prendeva parte assieme ai suoi fedelissimi alla preghiera, accolto da una folla festante.

Le proteste anti-siriane in Giordania vanno avanti da mesi, alternate da dichiarazioni del governo di vicinanza al popolo siriano, smentite sulla presenza di rifugiati siriani nel paese, chiusure a singhiozzo del confine di Ramtha (cittadina giordana ‘gemella’ della siriana Daraa, scenario dei primi scontri violenti tra forze dell’ordine e cittadini nella primavera scorsa) e manifestazioni per la cacciata dell’ambasciatore da Amman.

Quella siriana è una matassa difficile da sbrogliare. Lo stesso re Abdallah II, in una recente intervista rilasciata alla Cnn, ha ammesso che nessuno, nella regione, "sa cosa fare con la Siria".

 

11 novembre 2011