Parti de la justice et du développement (PJD)
Organo di stampa:
al-Tajdid, quotidiano in lingua araba.
Data di creazione:
1998
Fondatore/i:
Abdelkrim al-Khatib, Abdelillah Benkirane
Il Parti de la justice et du développement (PJD) è il primo partito islamista ad aver ricevuto il riconoscimento legale del regime. La sua nascita risale al 1996, quando il dottor Abdelkrim al-Khatib ha integrato all’interno del Mouvement populaire démocratique et constitutionnel (MPDC) alcuni attivisti dell’associazione islamica Mouvement de l’unicité et de la réforme (MUR, in gran parte provenienti dall’associazione islamica radicale Jeunesse islamique, dissolta nel 1976) in vista delle elezioni del 1997 (9 seggi in Parlamento per il MPDC). Nel 1998 la formazione guidata da Abdelillah Benkirane e dal dottor al-Khatib – due uomini di comprovata fedeltà al palazzo reale – cambia nome e diventa PJD.
Per il regime, offrire uno spazio nell’arena politica legale alle forze islamiste ha un duplice vantaggio: assicurare la loro fedeltà al sistema in atto e indebolire l’ala islamista dissidente e anti-monarchica rappresentata dall’associazione Justice et bienfaisance di Abdessalam Yassine. Il PJD, che gode del sostegno della classe media, è rimasto fino al 2011 all’opposizione, nonostante i 42 deputati ottenuti nel 2002 e i 46 nel 2007 (secondo partito per seggi in Parlamento e primo per numero di voti). I suoi esponenti hanno sempre ribadito il loro attaccamento ai principi democratici, pur non rinunciando a condurre una severa campagna di moralizzazione dei costumi sociali. Ostinato, almeno fino ad ora, è sembrato il rifiuto del riconoscimento della cultura amazigh, a pari grado di quella arabo-islamica, come fonte dell’identità marocchina.
All’interno del partito hanno convissuto a lungo due tendenze distinte. La prima, che fa riferimento al segretario generale Abdelillah Benkirane, è ritenuta più moderata e prettamente filo-monarchica. La seconda, rappresentata dall’avvocato Mustapha Ramid e sostenuta dalla gioventù del partito, è fortemente critica nei confronti del regime, definito corrotto e repressivo. Ramid ha apertamente invocato la revisione dell’Imarat al-mu’minin, cioè la fine del monopolio reale su tutte le questioni di ordine religioso, e l’introduzione della sharia come prima fonte del diritto marocchino (la rivendicazione non fa parte del programma ufficiale del PJD).
Dopo le elezioni legislative del novembre 2011, vinte dal PJD con 107 seggi conquistati sui 395 disponibili, la discrepanza tra le due "correnti" sembra essere scomparsa (almeno nelle dichiarazioni ufficiali). Abdelilah Benkirane è l'attuale Primo ministro. Della formazione di governo (di cui il partito islamico controlla dodici ministeri) fanno parte il PI, il MP e il PPS.
Dopo le elezioni legislative del novembre 2011, vinte dal PJD con 107 seggi conquistati sui 395 disponibili, la discrepanza tra le due "correnti" sembra essere scomparsa (almeno nelle dichiarazioni ufficiali). Abdelilah Benkirane è l'attuale Primo ministro. Della formazione di governo (di cui il partito islamico controlla dodici ministeri) fanno parte il PI, il MP e il PPS.
Riferimenti:
K. Mohses-Finan, « Maroc: l'émergence de l'islamisme sur la scène politique », Politique Etrangère, 1/2005 printemps.
H. Barrada, « Faut-il faire confiance aux islamistes? », Jeune Afrique, n. 2360, du 2 au 8 avril 2006.
D. Bennani, « PJD : Les leçons d'un congrès », Tel Quel, n. 123.
Per maggiori informazioni sulla genesi del PJD si consiglia:
M. Elahmadi, Les mouvements islamistes au Maroc, Najah el-Jadida, Casablanca, 2006.
M. Tozy, Monarchie et islam politique au Maroc, Presses de Sciences Politiques, Paris, 1999.
M. Zeghal, Les islamistes marocains, le défi à la monarchie, La Découverte, Paris, 2005.
(a cura di Jacopo Granci)
