Justice Party (JP)
Denominazione ufficiale:
Hizb al-‘adl – Justice Party
Data di creazione:
2011
Fondatore/i:
Mustafa al-Naggar, Mona al-Baradei
Il Justice Party (JP) è nato nel maggio del 2011 dopo l’abbandono del potere da parte di Hosni Mubarak, su iniziativa di diverse personalità provenienti soprattutto dai movimenti Kifaya e 6 Aprile. Tra i suoi fondatori si devono annoverare Mona al-Baradei, sorella del candidato alle elezioni presidenziali ed ex funzionario dell’AIEA Muhammad al-Baradei, l’economista Mustafa al-Naggar, il medico e attivista di Kifaya ‘Abd al-Jalil Mustafa e ‘Abd al-Rahman Yusuf, figlio dello shaykh Yusuf al-Qaradawi.
La caratteristica saliente di questo recente raggruppamento è la sua apertura a personalità di diversa formazione e provenienza e l’apparente assenza di una vera ideologia. Secondo il quotidiano al-Ahram infatti si tratta di un “partito di programma” piuttosto che di un “partito d’ideologia”. Il Justice Party è stata inoltre la prima formazione a comprendere il versante giovanile dei promotori della protesta. Secondo alcuni osservatori, il JP ha assunto volutamente una posizione centrista in modo da fungere da raccordo tra i due blocchi principali, quello islamico rappresentato dalla Fratellanza Musulmana e quello dei partiti d’estrazione differente, radunati nel Blocco Egiziano.
Nel Manifesto si legge che i punti salienti sono il rispetto del principio di sovranità popolare e dunque il ruolo attivo dei cittadini, quali fonte dei poteri e della legittimità. Operativamente ciò si traduce nella richiesta di una celere tornata elettorale e in una transizione pacifica. L’uguaglianza sostanziale invece deve tradursi nell’abolizione di ogni forma di discriminazione e nella possibilità per ogni egiziano di ricoprire qualsiasi ruolo politico. Sul piano sociale viene posta grande enfasi sul rispetto dei diritti umani da parte delle istituzioni e sul processo di trasparenza, come pilastro dell’apparato burocratico.
Per quanto riguarda il versante economico, il partito propende per un’economia di libero mercato attenta però alla giustizia sociale ed alla ridistribuzione della ricchezza. A tal fine per il JP è necessaria l’azione pubblica, finalizzata non già a regolamentare il mercato quanto ad evitare il dilagare della corruzione e la formazione dei monopoli. La ripresa industriale deve essere il cuore del processo di sviluppo nazionale. Tuttavia ciò deve avvenire minimizzando i danni ambientali e dando enfasi alle forme di energia rinnovabile.
In politica estera, è importante notare il rifiuto dell’imposizione “forzata” dei valori, espressione che può venire intesa come un netto rifiuto delle politiche di “esportazione della democrazia”. Pertanto l’azione diplomatica egiziana, secondo il manifesto del partito, deve essere guidata dal mutuo rispetto per le diversità culturali e la sovranità statale. Il partito ritiene fondamentale le problematiche relative alla questione israelo-palestinese. In quest’ottica, i palestinesi possiedono il diritto di autodeterminazione e sono liberi di creare il proprio Stato con Gerusalemme capitale e dunque è necessario rifiutare la normalizzazione dei rapporti con Israele, percepita come un ostacolo per le aspirazioni dei palestinesi. Al contrario, sempre secondo il Justice Party, è necessario stabilire solide relazioni con tutti i paesi arabi e con Turchia e Iran per creare un nuovo Medio Oriente.
Riferimenti:
Samir al-Sayyid, « al-‘Adl awwal hizb wasat yastanidu ila qa‘ida min shabab al-thawra», al-Ahram, 6 maggio 2011.
AA. VV., « al-Bayan al-Ta’sisi », Hizb al-‘Adl, http://eladl.org/Pages/Default.aspx?id=5d6a5e1f-7d4c-4977-b55b-8f76cd9e4907
(a cura di Pietro Longo)
