Freedom and Justice Party (FJP)
Denominazione ufficiale:
Hizb al-hurriyya wa al-‘adala – Freedom and Justice Party
Organo di stampa:
al-Hurriyya wa al-‘adala (“La libertà e la giustizia”), quotidiano in lingua araba (pubblicato dal 20 ottobre 2011).
Data di creazione:
aprile 2011
Fondatore/i:
Fratelli musulmani (al-Ikhwan al-muslimun)
Il Freedom and Justice Party (FJP) è una diretta emanazione del movimento dei Fratelli musulmani (FM) che continuano ad agire in Egitto con attività e pratiche che oltrepassano il campo della politica istituzionale. Nati nella città di Isma’iliya (zona del Canale di Suez) nel 1928-29 per iniziativa di Hasan al-Banna, i FM possono essere definiti come il movimento-madre dell’islamismo contemporaneo.
La loro ultraottuagenaria storia può essere divisa in 4 grandi fasi:
1928-1951: inizialmente i FM hanno le caratteristiche di un’associazione caritatevole, come molte nell’Egitto di quell’epoca. Dalla seconda metà degli anni trenta tuttavia, partendo dalle riflessioni del suo fondatore, maturano una spiccata attitudine all’attivismo politico. In un brevissimo lasso di tempo viene creata una struttura capillare in tutto il territorio egiziano che riesce a raccordare le innumerevoli attività del movimento nel campo educativo e professionale, con lo scopo di diffondere il messaggio dei FM a tutte le componenti sociali dell’Egitto liberale. Al centro del loro progetto una politica di responsabilizzazione dell’individuo che permette anche alla piccola borghesia ed alle classi egiziane più disagiate di divenire attori protagonisti del movimento, in controtendenza con quanto praticato dalle tradizionali forze politiche, espressione del notabilato egiziano. I loro rapporti con l’establishment politico e la monarchia, inizialmente buoni, si deteriorano progressivamente, soprattutto per le posizioni assunte dal movimento contro l’occupazione britannica in Egitto e Palestina. La prima dura repressione è nel biennio 1948-49, culminata nell’assassinio di al-Banna.
1952-1970: i FM sostengono l’avvento al potere degli Ufficiali liberi di Neguib e Nasser. Tuttavia il regime nasseriano, che rifiutava qualsiasi rapporto dialettico con le altre forze politiche, si adoperò in una sistematica politica di repressione del movimento (in particolare negli anni 1954-55 e 1965-66) che fu oltretutto dichiarato illegale. Da quell’epoca e sino alla rivoluzione del 25 gennaio 2011, i Fratelli musulmani non hanno mai ottenuto il riconoscimento legale. La repressione nasseriana toccò anche uno dei più prolifici intellettuali del movimento, Sayyd Qutb, che con i suoi scritti ha influenzato non poco il militantismo islamico dei decenni a venire.
1971-1981: la politica di apertura di Sadat verso i FM ha permesso loro di cominciare une lenta opera di ricostruzione del movimento. Durante gli anni di forte contestazione del regime, culminati con l’assassinio del ra’is nel 1981, i FM hanno sono rimasti in un precario equilibrio tra i movimenti islamici più radicali e la volontà politica di non aprire una nuova fase di conflitto con il regime.
1981-2011: Dall’avvento al potere di Mubarak, priorità dei FM è stata quella di ottenere un pieno riconoscimento politico. Da qui il loro attivismo nei sindacati professionali, nei campus universitari e la politica di alleanze con altre forze partitiche per ottenere visibilità all’interno del parlamento egiziano (ricordiamo che non potevano presentarsi autonomamente visto il loro stato illegale). Dopo una luna di miele durata circa un decennio, dagli anni novanta Mubarak avvia una sistematica attività di repressione verso i FM, che subiscono numerosi arresti nonché una forte limitazione nell’attività associativa, loro punto di forza per creare consenso nella società egiziana.
Quando, dalla Seconda Intifada (2000), si è aperto un variegato fronte di contestazione nei confronti del regime, i FM hanno adottato una politica moderata, sostenendo alcune battaglie senza però mai contestare apertamente il presidente, rifiutando la violenza come strumento politico e rivendicando l’osservanza dei principi garantiti dalla costituzione egiziana. Nelle elezioni del 2005, con 88 seggi su 444, i FM sono diventati la seconda più importante forza politica nel paese, nonostante i forti brogli denunciati. Inizialmente restii alle proteste scatenatesi nel gennaio 2011, i FM hanno mantenuto sempre un basso profilo durante la rivolta, suscitando un profondo malcontento soprattutto tra le giovani generazioni del movimento (gli shabab al-ikhwan).
Nel giugno scorso, in vista delle elezioni parlamentari che si terranno dal prossimo 28 novembre, il Freedom and Justice Party (del segretario generale Muhammad Sa’ad al-Katatny e del presidente Muhammad Mursi) aveva aderito all’ “Alleanza democratica”, una coalizione che doveva inizialmente includere numerosi partiti secolari ed alcuni movimenti salafiti. Tuttavia, molte forze politiche hanno progressivamente abbandonato la coalizione per differenti ragioni (i salafiti hanno accusato il FJP di voler egemonizzare la lista elettorale con i propri candidati, mentre i partiti secolari ritenevano ci fosse invece un’alleanza tra FM e salafiti per islamizzare gli obiettivi della coalizione). Dopo numerose trattative, anche il partito liberale al-Wafd ha deciso tuttavia di correre da solo alle prossime elezioni.
Riferimenti
N. el-Hennawy, “Brotherhood contests over 50 percent of parliamentary seats”, Almasry alYaoum English Edition, 25 ottobre 2011.
A. Santilli, “I Fratelli musulmani d’Egitto: frammenti di un progetto egemonico”, in I Fratelli musulmani nel mondo contemporaneo, a cura di M. Campanini e K. Mezran, Torino, UTET, 2010, pp. 3-44.
(a cura di Anthony Santilli)
