Mouvement 20 février

Denominazione ufficiale: 
Harakat 20 fibrair – Mouvement 20 février

Data di creazione: 
gennaio 2011

Il Mouvement 20 février è nato alla fine del gennaio 2011, sull’onda del sollevamento tunisino ed egiziano, in seguito all’appello lanciato attraverso internet da centinaia di giovani per una prima giornata di mobilitazione nazionale (il 20 febbraio). Dietro allo slogan “dignità, libertà e giustizia sociale”, il movimento ha presentato una piattaforma di rivendicazioni politiche, sociali ed economiche: nuove istituzioni democratiche sancite da un’assemblea costituente eletta a suffragio universale, ritiro del sovrano dalla vita politica del paese, fine del monopolio economico esercitato dal Palazzo e dai consiglieri reali, rispetto dei diritti e delle libertà dei cittadini (elenco delle rivendicazioni). A sostegno del “20 février”, che si è subito strutturato in decine di comitati locali (ognuno dei quali ha piena autonomia sulle iniziative da proporre), si sono schierate oltre ottanta organizzazioni, riunite nel Conseil national d’appui au mouvement (CNAM). Tra le più importanti, l’Association marocaine des droits humains (AMDH), la Confederation démocratique du travail (CDT), gli islamisti di Justice et spiritualité, i partiti della sinistra radicale (La voie démocratique, PADS e PSU) e numerose associazioni del movimento amzigh. L’azione dei giovani dissidenti è riuscita a riunire le differenti tendenze dell’opposizione alla monarchia alawita (islamica, berberista e di sinistra), storicamente in reciproco conflitto.
Dopo la prima manifestazione, il movimento ha proposto altre due giornate di contestazione nazionale (20 marzo, 24 aprile) a cui hanno aderito migliaia di persone in oltre cento città del paese. Dal marzo 2011 i differenti comitati locali organizzano manifestazioni e sit-in pacifici a cadenza settimanale, subendo frequentemente la repressione della polizia e gli attacchi dei sostenitori del sovrano (baltajia). Consapevole della scarsa rappresentatività dei partiti politici e delle istituzioni elettive (alle ultime legislative solo 1/5 degli aventi diritto ha espresso una preferenza) la retorica del “20 février” si è lentamente focalizzata sulla critica al ruolo del monarca, che resta arbitro supremo della vita politica ed economica del paese e vertice di un apparato di sicurezza capillare (polizia politica, caid, pacha, cheikh, moqaddem). In occasione del referendum sulla nuova costituzione voluta da Mohammed VI, giudicata “una riforma cosmetica che non cambia gli equilibri di potere”, il movimento ha chiamato al boicottaggio delle urne ed ha denunciato l’irregolarità del voto, che ha approvato il nuovo testo con il 97,6% di “sì” e una partecipazione attestata al 75%. L'appello al boicottaggio si è ripetuto in occasione delle elezioni legislative (anticipate) del 25 novembre (2011), vinte dal partito islamico moderato e pro-monarchico (PJD), a guida della nuova maggioranza governativa. Ad inizio dicembre 2011 l'associazione islamica Justice et spiritualité, che gode di un profondo radicamento nella popolazione, è uscita dal movimento a causa di divergenze interne. Da allora la partecipazione alle manifestazioni di protesta è diminuita di intesità. Le iniziative proposte dal 20 février nei primi mesi del 2012 hanno avuto poco seguito, tanto che il movimento sembra essere entrato in stand by subito dopo aver festeggiato il primo anno di esistenza.
 
 
Riferimenti:
 
L. Mernissi, « Le Mouvement du 20 février au Maroc: vers une seconde indépendance ? », Revue Averroès, n. 4-5 2011.
 
« Référendum. L’Etat interdit le boycott et le 20 février maintient ses marches », Lakome.com, 19 juin 2011.
 

(a cura di Jacopo Granci)