L'accordo di Riconciliazione Nazionale Palestinese: origine, problemi e prospettive
di Enrico Bartolomei
Nella precedente analisi "La crisi di legittimità del sistema politico paestinese" si sono prese in considerazione le ragioni strutturali e di lungo periodo che hanno portato alla paralisi, alla crisi di legittimità e al deficit di rappresentanza delle istituzioni politiche del movimento nazionale palestinese (Autorità nazionale palestinese, Anp; Organizzazione per la liberazione della palestina, Olp). La pesente analisi, pensata come completamento della prima, esamina le questioni principali contenute negli accordi di riconciliazione e tuttora in corso di discussione e implementazione tra le due maggiori formazioni politiche palestinesi, Hamas e Fatah.
La cristallizzazione della spaccatura
In seguito alla vittoria elettorale di Hamas alle elezioni del 25 gennaio 2006 per il rinnovo del Consiglio Legislativo Palestinese (Clp) dell'Anp, le differenze tra Fatah e il Movimento di resistenza Islamico hanno preso la forma di un conflitto istituzionale tra il presidente delll'Anp e leader di Fatah Mahmoud 'Abbas, e il governo guidato dal leader di Hamas Isma'il Haniyyah.
La presa del potere di Hamas nella Striscia di Gaza [1] è stato l'evento che ha aggravato la crisi istituzionale, creando due entità politiche e territoriali distinte, e mettendo in discussione la legittimità del sistema politico palestinese nella sua interezza. La spaccatura istituzionale è resa evidente dalla presenza del governo Fayyad in Cisgiordania, formato in seguito a un decreto presidenziale di emergenza, e del governo Haniyyah nella Striscia di Gaza, legittimato dalla vittoria alle elezioni legislative del 2006. Il paradosso è che il governo Fayyad - che nel Clp è rappresentato da due soli membri, avendo ottenuto appena l'1,5% delle preferenze - ha potuto funzionare proprio in virtù della paralisi del Clp, dal quale non ha mai ottenuto la fiducia.
Anche la legittimità della presidenza di 'Abbas è stata messa in discussione, dal momento in cui l'8 gennaio 2009 sono scaduti i 4 anni del mandato presidenziale previsti dalla Legge fondamentale. La crisi di legittimità ha investito anche le istituzioni dell'Olp - Comitato esecutivo (Ce), Consiglio Centrale (Cc) e Consiglio Nazionale Paletinese (Cnp) - i cui termini legali sono scaduti da oltre dieci anni, ragion per cui non rappresentano più lo status quo e non riflettono i drastici cambiamenti intervenuti nel sistema politico palestinese a partire dal 20062. Inoltre, sebbene l'Anp sia stata legalmente creata da una decisione dell'Olp, col tempo ha accresciuto enormemente le proprie funzioni riducendo di gran lunga il peso di quest'ultima, che ha di fatto funzionato solo come copertura legale per le decisioni di 'Abbas.
Sostenuto dal presidente 'Abbas, appoggiato dalla corrente di maggioranza di Fatah, e forte del riconoscimento internazionale, il governo Fayyad ha ripreso il coordinamento della sicurezza con Israele e ha avviato la riorganizzazione delle forze di sicurezza con il sostegno finanziario e tecnico statunitense3. Dopo aver ottenuto l'incarico per la formazione di un nuovo governo nel maggio 2009, Fayyad ha avviato in Cisgiordania (la Striscia di Gaza è stata considerata come "provincia ribelle" [4]) un programma di costruzione delle infrastruttute statuali fortemente ispirato ai principi neo-liberisti della cosiddetta "industria dello sviluppo"[5].
D'altro canto, il governo Haniyyah ha continuato a considerarsi legittimo secondo la Legge fondamentale palestinese, e ha diretto gli sforzi verso il consolidamento del proprio potere nella Striscia di Gaza, cercando di gestire l'ordine pubblico e di provvedere ai bisogni fondamentali della popolazione sotto i colpi dell'assedio e delle incursioni militari israeliane.
La questione della scadenza del mandato presidenziale di 'Abbas
La scadenza del mandato del presidente 'Abbas è stato il fattore principale che ha riaperto, a partire dalla seconda metà del 2008, la controversia sulla legittimità delle istituzioni politiche palestinesi. Altre due eventi hanno riacceso le polemiche: il 23 ottobre 2009 il presidente 'Abbas ha annunciato l'emanazione di un decreto presidenziale per indire le elezioni palramentari e presidenziali dell'Anp il 24 gennaio 2010; poco dopo, l'8 febbraio 2010 il Consiglio dei Ministri ha deciso di tenere le elezioni locali in Cisgiordania e Striscia di Gaza il 17 luglio di quell'anno [6]. Nonostante entrambe le proposte non abbiano avuto seguito, le controversie legali e costituzionali riflettono in realtà la spaccatura politica tra i due governi. Qualsiasi tipo di elezione che soddisfi i requisiti minimi di libertà di espressione, trasparenza e legalità, non può pertanto svolgersi senza un processo di riconciliazione politica che metta fine alle violazioni delle libertà fondamentali e alle persecuzioni politiche, avvii un processo di ri-unificazione dei due governi e ricostruisca un quadro legale appropriato che garantisca il regolare svolgimento delle elezioni stesse [7].
Nella seconda metà del 2008 esplose la controversia sulla scadenza del mandato presidenziale. Secondo il governo di Gaza il mandato di 'Abbas sarebbe scaduto l'8 gennaio 2009, come previsto dalla Legge fondamentale che ha inserito il limite di quattro anni per il mandato presidenziale[8]. Dato che le elezioni si sono erano tenute il 9 gennaio 2005, dopo quattro anni la carica sarebbe stata considerata "vacante": a questo punto il portavoce del Clp ('Aziz Dweik, che era detenuto nelle carceri israeliane, o il suo vice Ahmad Bahar, entrambi eletti nella lista di Hamas) avrebbe assunto l'incarico temporaneamente per sessanta giorni durante i quali si sarebbero tenute nuove elezioni presidenziali. Secondo il governo di Ramallah invece, il punto di riferimento doveva essere la Legge elettorale no. 9 del 2005, approvata dal Clp, che estende il mandato del Presidente di un anno per permettere le elezioni simultanee della presidenza e del Clp, alla scadenza di quest'ultimo nel gennaio 2010.
Il 28 giugno 2008 'Abd al-Karim Abu Saleh, alla guida del Fatwa and Registration Office di Ramallah, pronunciò un parere legale secondo il quale, in base alla Legge elettorale no. 9 del 2005 e al decreto presidenziale no. 1 del 2007, il mandato presidenziale doveva estendersi fino alla scadenza del mandato del Clp. Secondo il parere, il periodo di presidenza precedente al 25 gennaio 2006 doveva considerarsi come il completamento del precedente mandato presidenziale (interrotto con la morte di Yasir 'Arafat). In risposta, tutta la Lista Riforma e Cambiamento di Hamas rigettò l'opinione. Secondo il sostituto portavoce del Clp Ahmad Bahar il parere rappresentava un "massacro legislativo contro la Legge fondamentale" e se 'Abbas avesse mantenuto l'incarico oltre il mandato avrebbe di fatto "sequestrato l'autorità". Muhamammad Abel, presidente del Fatwa and Registration Office di Gaza, fece una dichiarazione il 29 giugno del 2008 secondo la quale nessuna legge può violare le Legge fondamentale, il mandato presidenziale è stabilito dalla Legge fondamentale e la scadenza è garantita dal diritto alle lezioni, l'estensione del termine richiede un emendamento costituzionale da parte del Clp [9].
Allo scopo di consolidare la posizione di 'Abbas, il Comitato Centrale (Cc) di Fatah estese l'incarico del Presidente per sincronizzarlo con le elezioni legislative. In seguito, questa decisione è stata confermata dal Comitato Esecutivo (Ce) e dal Consiglio Centrale (Ce) dell'Olp, dominati da Fatah, ma respinta da Hamas per il fatto che queste istituzioni avevano ecceduto il proprio termine legale e non erano qualificate a prendere tali decisioni. Mentre il Fplp e il Fdlp ritenevano che la questione legale fosse essenzialmente politica e andasse risolta nel più ampio contesto del dialogo nazionale, il Jihad Islamico aveva una posizione più vicina a quella di Hamas. Nel dicembre del 2008 il dibattito fu bruscamente interrotto dall'operazione "Piombo Fuso" e dai successivi tentativi del Cairo di giungere ad un accordo di riconciliazione tra le parti che affrontasse la questione in termini globali[10].
L'accordo del 4 maggio 2011
In seguito a una serie di eventi interni, regionali e internazionali -la crescente pressione popolare per le fine della divisione, l'indebolimento del cosiddetto campo arabo "moderato" con la fine del regime di Mubarak, il fallimento dei negoziati di pace - Hamas e Fatah hanno finalmente siglato l'accordo di riconciliazione nazionale il 4 maggio 2011 al Cairo. L'accordo doveva porre fine alla spaccatura territoriale e istituzionale e avviare le procedure necessarie per la costituzione di un governo unitario che avrebbe condotto alle elezioni legislative presidenziali e del Cnp, per la partecipazione di Hamas in una Olp riformata e per lo status delle forze di sicurezza in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza.
In realtà, il New Understandings Paper (waraqat al-tafahumat al-jadida) del 4 maggio 2011[11] consta di due parti: la prima è il cosiddetto Palestinian National Reconciliation Agreement (o Egyptian document) emanato nell'ottobre del 2009 dopo sei mesi di negoziati sponsorizzati dall'Egitto tra Hamas, Fatah, altre organizzazioni e indipendenti. Al tempo, l'accordo, firmato da Fatah, è stato rigettato da Hamas perché il testo, a suo parere, non rifletteva le discussioni che si erano tenute. La seconda parte dell'accordo del 4 maggio 2011 consta dei cosiddeti Understandings, che in qualche misura hanno emendato il testo precedente per renderlo accettabile a entrambe le parti.
In particolare, l'aspetto procedurale è stato determinante nello sbloccare la trattativa: Fatah ha rinunciato alla posizione precedente, secondo la quale le nomine dei membri della Comissione elettorale centrale, dei giudici della Corte elettorale e del Comitato supremo di sicurezza dovevano essere stabilite dal presidente 'Abbas dopo aver consultato le parti. Nella formulazione adottata il 4 maggio le nomine venivano invece decise per consenso (bi al- tawafuq) e solo in seguito ratificate dal decreto presidenziale. In questo modo non si lasciava ad 'Abbas l'ultima parola sulle nomine e non si considera la presidenza dell'Anp la fonte ultima di legittimità, come invece previsto nel testo del Cairo dell'autunno del 2009 [12].
Il testo è diviso in 5 punti: elezioni, Olp, sicurezza, governo e Clp. Proviamo brevemente ad analizzarli punto per punto.
Elezioni: Le elezioni riguardano il Clp, la presidenza dell'Anp e il Cnp dell'Olp. Hamas e Fatah, d'accordo (bi al-ittifaq) tra loro e con le altre fazioni, procederanno ad individuare i membri della Commissione elettorale centrale e i dodici membri della Corte elettorale. Secondo il testo dell'accordo, "Le elezioni legislative, presidenziali e del Consiglio nazionale palestinese si terranno simultaneamente un anno esatto dopo la firma" dell'accordo di riconciliazione.
In questo caso uno dei problemi che si potranno incontrare nel futuro deriva dal fatto che nell'accordo non è prevista la creazione di meccanismi di implemetazione e di rispetto delle tempistiche. Inoltre, e questa è una novità rilevante, si prevede l'elezione diretta del Cnp che, dalla sua fondazione, non era mai stato di natura elettiva. Secondo il sistema delle quote, radicalmente modificato dalle organizzazioni di resistenza tra il IV Cnp del luglio 1968 e il V Cnp del febbraio 1969, la rappresentanza nelle istituzioni dell'Olp era predeterminata in base a una stima della forza politica e militare delle organizzazioni, integrata dalla presenza di "indipendenti", e da rappresentanze di organizzazioni di studenti, donne, sindacati e unioni professionali. In base a questo sistema, che ha sempre provocato aspre controversie con le organizzazioni minori, Fatah si è sempre assicurata la maggioranza indiscussa e quindi il controllo politico e finanziario dell'Olp [13]. Infine, nel nuovo documento non si fa menzione del tipo di sistema elettorale, che secondo il documento di conciliazione dell'autunno del 2009 per il Cnp prevede la piena rappresentanza proporzionale e per il Clp un sistema misto (25% proporzionale e 75% circoscrizionale).
Sicurezza: Il testo del New Understandigs prevede la formazione di un "alto comitato di sicurezza" tramite decreto presidenziale su una lista di "ufficiali professionisti" decisa in consenso tra le parti.
Il testo dell'ottobre 2009 era molto più corposo, e tra i compiti dell'alto comitato c'era la ristrutturazione dell'apparato di sicurezza e delle sue gerarchie in Cisgiordania e Striscia di Gaza nei tre rami principali: sicurezza nazionale; sicurezza preventiva (polizia interna); intelligence. Sebbene nel testo si preveda che "gli apparati di sicurezza rispettano il diritto del popolo palestinese alla resistenza", tuttavia era previsto "il divieto di stabilire corpi militari al di fuori del quadro consentito da ogni apparato".
La versione molto ridotta del New Understandings è spiegabile con il fatto che Hamas e Fatah hanno raggiunto un'intesa informale che rimanda l'implementazione dell'accordo sulla sicurezza a dopo il periodo provvisorio e la formazione del nuovo governo [14]. L'accordo sulla sicurezza è stato rimandato nella convinzione che la preservazione dello staus quo nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania convenisse a entrambe le parti. Tra le questioni più suscettibili di controversia c'è il coordinamento della sicurezza dell'Anp con Israele. La leadership di Hamas ne ha chiaramente chiesto l'immediata interruzione, ponendola come precondizione per avviare qualsiasi ristrutturazione unitaria. Dal canto suo, è difficile pensare che Fatah e la leadership dell'Anp ci rinuncino, sia perché la cooperazione è prevista dagli stessi accordi di Oslo, sia per non alienarsi il supporto tecnico e finanziario ricevuto dagli Stati Uniti in questo settore [15]. Altra questione spinosa è il destino delle ali militari delle organizzazioni palestinesi, in particolare delle Brigate Izz al-Din al-Qassam, braccio armato di Hamas, considerate dall'organizzazione islamica come parte della resistenza all'occupante e fuori dall'accordo sulle forze di sicurezza.
Olp: Il testo, piuttosto ambiguo, recita: "i compiti e le decisioni della leadership provvisoria non possono essere impediti o ostacolati", ma devono agire in maniera tale da "non entrare in conflitto con le autorità del Comitato Esecutivo dell'Organizzazione per la Liberazione della Palestina".
Per capire qualcosa di più dobbiamo tornare al testo più corposo del documento egiziano dell'ottobre 2009, secondo il quale è necessaria "l'istituzione di un nuovo Consiglio Nazionale Palestinese che assicuri la rappresentanza di tutte le forze, i partiti e le fazioni nazionali e islamiche", in poche parole che includa Hamas e il Jihad Islamico nell'Olp, "in conformità con l'accordo del Cairo del marzo 2005 e la seconda sezione del documento di accordo nazionale del giugno 2006".
Il Documento del Cairo del marzo 2005 è stato adottato da tredici organizzazioni palestinesi e può essere considerato il primo testo in cui si riconosce la necessità di integrare Hamas nell'Olp. A questo fine, la clausola 5 prevede la costituzione di un comitato che "sarà costituito dal presidente del Consiglio nazionale, dai membri del Comitato Esecutivo dell'OLP, dai Segretari generali di tutte le fazioni palestinesi e da personalità nazionali indipendenti" [16]. Il secondo documento citato sopra è il Documento di Conciliazione Nazionale dei Prigionieri (wathiqat al-asra), del maggio 2006, firmato da Hamas, Fatah, Pflp, Dflp e Jihad Islamico, nel quale si ripete l'invito a riformare l'Olp "in modo da assicurare la rappresentanza di tutte le forze, fazioni e partiti palestinesi nazionali e islamici" [17], secondo i meccanismi stabiliti dal comitato previsto dall'accordo del marzo 2005, ma mai implementato.
L'ambiguità principale sta nel fatto che nel New Undertandigs Paper del maggio 2011 non è definita la relazione gerarchica tra il "governo provvisorio" e il Ce dell'Olp. Se il governo provvisorio funziona per consenso, e quindi di fatto Hamas avrebbe il potere di porre il veto sulle sue decisioni, la stessa cosa non accade nel Ce dell'Olp, controllato e presieduto da 'Abbas [18]. La fraseologia del testo lascia ampi margini di manova e interpretazione per entrambe le parti: per i dirigenti di Fatah il "governo provvisorio" si occuperebbe soprattuto di preparare le elezioni del Cnp e non di deliberare su questioni politiche strategiche, e il Ce dell'Olp rimane quindi l'ultima istanza di autorità; per i dirigenti di Hamas invece, il "governo provvisorio" rappresenta la volontà di tutto il popolo palestinese e si trova perciò un gradino più in alto del Ce dell'Olp.
Governo: Secondo il testo dell'accordo le parti si impegnano alla formazione di un governo - formato da "indipendenti" e "tecnici", come da accordi privati [19] - che provveda a creare le condizioni necessarie per lo svolgimento delle elezioni; supervisionare i problemi principali causati dallo stato di separazione; seguire la ricostruzione di Gaza e gli sforzi per la fine dell'assedio; seguire l'implementazione dell'accordo; risolvere i problemi civili e amministrativi risultanti dalla divisione; l'unificazione delle istituzioni dell'Anp nella Striscia di Gaza, in Cisgiordania e Gerusalemme; regolare lo status delle associazioni, delle Ong e delle associazioni di beneficenza.
Nel testo dell'accordo non è menzionato alcun programma politico di governo. Questo lascia ampio margine di manovra e interpretazione sul fatto che sia il presidente 'Abbas a dettare le linee programmatiche del governo provvisorio o invece quest'ultimo non sia legato ad alcun programma se non quello da esso stesso approvato. Mentre la formazione del nuovo governo è ritardata sia dal veto posto da Hamas sull'attuale premier Salam Fayyad sia dalla richiesta di riconoscimento dello Stato palestinese inoltrata da 'Abbas all'Onu, sembra però chiaro che il governo debba essere in grado di interagire con la comunità internazionale. A questo punto, la soluzione consisterebbe nella formazione di un governo che possa dialogare con la comunità internazionale (e con Israele), ma che non richieda esplicitamente ad Hamas l'accettazione delle condizioni del Quartetto [20].
La "linea rossa" era già stata chiaramante espressa nelle riserve poste da Hamas al documento egiziano dell'ottobre 2009: "Hamas firmerà l'accordo solamente alle seguenti condizioni: cancellare le richieste degli Stati Uniti per quanto riguarda la Road Map ed i principi del Quartetto"[21]. Ciononostante, il 3 maggio 2011, durante la cerimonia seguita alla firma del New Understandigs, il capo dell'ufficio politico di Hamas Khalid Mish'al ha presentato la "visione condivisa" attorno alla quale è possibile costruire una linea politica comune: "Il nostro obiettivo è quello di stabilire uno Stato palestinese libero e completamente sovrano in Cisgiordania e Striscia di Gaza, la cui capitale è Gerusalemme, senza coloni, senza rinunciare a un solo centimetro di terra e senza rinunciare al diritto al ritorno" [22].
Clp: L'accordo prevede di "riattivare il Consiglio legislativo palestinese secondo la Legge fondamentale".
Il Clp, la cui maggioranza appartiene alla Lista Cambiamento e Riforma di Hamas, ha praticamente smesso di funzionare in seguito a una campagna di arresti contro molti dei suoi membri (quasi tutti di Hamas) in seguito alla cattura del caporale Gilat Shalit nel giugno del 2006 nella Striscia di Gaza. Da allora, mentre il Clp a Ramallah è stato sistematicamente boicottato da Hamas, nella Striscia di Gaza è stato riconvocato ed ha continuato a funzionare solo con la presenza dei membri di Hamas.
Conclusioni
Sarebbe fuorviante ridurre le differenze tra Hamas e Fatah a una semplice questione di lotta per il potere. La spaccatura è la manifestazione visibile dell'esistenza, nel constesto nazionale palestinese, di due visioni confliggenti sulle priorità del progetto nazionale [23]. Al fondo della disputa c'è il rifiuto di Hamas di riconoscere i trattati tra Olp e Israele e la rinuncia a formare un governo che nel programma preveda l'adesione alle condizioni del Quartetto, tra cui il riconoscimento di Israele e la fine della resistenza. In conclusione, la spaccatura istituzionale e la crisi di legittimità del sistema politico palestinese vanno lette come lo specchio di un conflitto politico ed ideologico che investe la natura e l'orientamento della lotta nazionale palestinese.
27 dicembre 2011
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1 Il sospetto che, con l'aiuto statunitense, alcuni gruppi legati all'uomo forte di Fatah nella Striscia Muhammad Dahlan, stessero preparando un piano per rovesciare il governo, hanno spinto Hamas a prendere "preventivamente" il potere. Si veda: D: Rose, «The Gaza Bombshell», Vanity Fair, aprile 2008. Accessibile su: http://www.vanityfair.com/politics/features/2008/04/gaza200804 .
2 Mohsen M. Saleh (Ed.), The Palestinian Strategic Report 2008, Al-Zaytouna Centre for Studies and Consultations, Beirut 2010, pp. 56-59. Disponibile qui: http://www.alzaytouna.net/english/books/PSR08/PSR08-Ch1.pdf . 3 Y. Sayigh, Policing the People, Building the State: Authoritarian Transformation in the West Bank and Gaza, Carnegie Papers, February 2011, p
3 . Accessible qui: http://carnegieendowment.org/files/gaza_west_bank_security.pdf .
4 Si vedano le dichiarazioni del governo Fayyad o di alti dirigenti di Fatah in M. Mohsen Saleh (ed.), The Palestinian Strategic Report 2008, cit.
5 R. Khalidi, S.Samour, Neoliberalism as Liberation: The Statehood Program and the Remaking of the Palestinian National Movement, Journal of Palestine Studies, Vol 40, no. 2 (Winter 2011).
6 Le elezioni locali si sono tenute per fasi: la prima parte della prima fase si è tenuta il 23 dicembre 2004 in 26 municipalità della Cisgiordania, mentre la seconda parte è stata organizzata il 27 gennaio 2005 in 10 municipalità della Striscia di Gaza. La seconda fase delle elezioni è cominciata il 5 maggio del 2005 per 84 municipalità di Cisgiordania e Striscia di Gaza mentre la terza fase -le principali città - non si è potuta tenere e i consigli municipali sono stati direttamente nominati dagli organi istituzionali. Palestinian Centre for Human Rights, «Position Paper: Palestinian Elections in Light of the Ongoing Fragmentation», pubblicato sul sito il 15 febbraio 2011, e accessibile su http://www.pchrgaza.org/portal/en/index.php?option=com_content&view=arti... .
7 Palestinian Centre for Human Rights (PCHR), «Reconciliation is a Prerequisite for Elections; Presidential Decree is Constitutionally Sound, but Inappropriate and Impossible without Reconciliation», pubblicato sul sito il 25 Ottobre 2009 e accessible qui: http://www.pchrgaza.org/portal/en/index.php?option=com_content&view=arti... .
8 L’articolo 36 della Legge fondamentale, così come previsto dall’emendamento del 2005, recita: «Il mandato della presidenza dell’Autorità Nazionale è di quattro anni». Il testo è disponibile qui: http://www.palestinianbasiclaw.org/2005-amendments .
9 Palestinian Centre for Human Rights (PCHR), «Controversy over End of Presidential Term in Office», pubblicato sul sito il 25 settembre 2008, disponibile su: http://www.pchrgaza.org/portal/en/index.php?option=com_content&view=arti... . 10Per un ulteriore approfondimento della controversia sul termine del mandato della presidenza si veda: Mohsen M. Saleh (Ed.), The Palestinian Strategic Report 2008, Al-Zaytouna Centre for Studies and Consultations, Beirut 2010, pp. 46-49. Disponibile qui: http://www.alzaytouna.net/english/books/PSR08/PSR08-Ch1.pdf .
11 Il 4 maggio è la data di pubblicazione del testo da parte di Mustafa Barghouti, candidato alle lezioni presidenziali del 2005, nel sito di Al Mubadara. Il testo, tradotto in inglese da Al Mubadara (Palestinian National Initiative), è accessibile qui: http://www.almubadara.org/details.php?id=5fpezqa1333ypngpgnslm . Le citazioni di seguito sono prese da questa versione del testo. Il testo in arabo è accessibile qui: http://www.amad.ps/arabic/?action=detail&id=49721 .
12 Secondo il testo del documento: «Il presidente palestinese Mahmoud 'Abbas è la fonte dell’autorità, in ragione della sua posizione di presidente dell’Olp e dell’Anp». Il testo integrale (Egypt's Palestinian Reconciliation Document) è consultabile sul sito del Middle East Strategic Information (MESI): http://www.mesi.org.uk/ViewNews.aspx?ArticleId=3577 . Da qui abbiamo ptratto le citazioni di seguito.
13 A. Ghanem, Palestinian Regime: a Partial Democracy, Academic Press, Sussex 2002, pp. 24-25 e J. Hilal, «PLO Institutions: The Challenge Ahead», Journal of Palestine Studies, vol. 23, no. 1 (autumn, 1997), pp. 54-55.
14 International Crisis Group, «Palestinian Reconciliation: Plus Ça Change …», Middle East Report, no. 110, 20 July 2011, p. 9. Accessibile qui: http://www.crisisgroup.org/en/regions/middle-east-north-africa/israel-pa... .
15 Y. Sayigh, Policing the People, Building the State: Authoritarian Transformation in the West Bank and Gaza, Carnegie Papers, February 2011, p 3 . Accessible qui: http://carnegieendowment.org/files/gaza_west_bank_security.pdf
16 G. Usher, «The calm before the storm?», Al-Ahram Weekly on Line, No. 735, 24 - 30 March 2005. Per consultare il resto del testo: http://weekly.ahram.org.eg/2005/735/re1.htm .
17 Il testo complete è accessibile qui: http://unispal.un.org/UNISPAL.NSF/0/CE3ABE1B2E1502B58525717A006194CD .
18 International Crisis Group, «Palestinian Reconciliation: Plus Ça Change …», cit., p. 9.
19 Ivi, p. 8.
20 Dichiarazione del Quartetto del 30 gennaio 2006: «tutti i membri di un futuro governo palestinese devono conformarsi ai principi della non violenza, del riconoscimento di Israele e all’accettazione di accordi e obblighi precedenti, compresa la roadmap.». Per il testo completo si veda: http://www.un.org/news/dh/infocus/middle_east/quartet-30jan2006.htm . Il rispetto delle condizioni, rigettate dal Partito di Resistenza Islamico, sono la condizione per l’erogazione degli aiuti diretti all’Anp.
21 Il testo completo è accessible qui: http://www.mesi.org.uk/ViewNews.aspx?ArticleId=3577 .
22 «Hamas Chief at Reconciliation Ceremony: Palestinians’ only Battle is against Israel», Haaretz, 04.05.11 http://www.haaretz.com/news/diplomacy-defense/hamas-chief-at-reconciliat... .
23 Siamo consapevoli dell’enorme peso che giocano anche le influenze esterne - comunità internazionale e Israele, la potenza occupante - nel contesto palestinese; tuttavia, in questa sede, ci si è limitati all’analisi dei fattori interni.
