Prima e dopo il 2003, in Iraq le vittime sono sempre le donne
I numeri di questa tragica realtà sono il risultato di una ricerca sul campo durata tre anni, durante i quali sono state raccolte numerose testimonianze dirette, anche grazie all'intermediazione delle organizzazioni femminili.
Diviso in due parti, il rapporto "Trafficking in Iraq" analizza la situazione delle donne prima e dopo la guerra del 2003.
In generale, i 30 anni del dominio di Saddam Hussein hanno significato persecuzione delle minoranze, 4 milioni di rifugiati e violenze contro le opposizioni.
I primi anni del suo governo hanno però visto un incremento molto importante del tasso di educazione femminile: nel 1980 le donne vedevano garantito il diritto di voto e, alla vigilia della guerra del Golfo del 1991, l'Iraq rappresentava il primo paese del mondo arabo per numero di professioniste.
La situazione si è deteriorata drammaticamente dopo il conflitto Iran-Iraq degli anni Ottanta: le difficoltà interne e l'embargo internazionale hanno provocato un peggioramento delle condizioni di vita delle donne, sia a livello di educazione che di salute.
Il processo di 'arabizzazione' delle minoranze ha segnato l'inizio di una stagione i violenze nel paese, durante il quale le donne hanno subito umiliazioni e vessazioni quotidiane.
Le milizie di Saddam violentavano le donne sciite e curde, e molte venivano vendute nell'ambito del traffico della prostituzione che lega il paese a Iran, Egitto, Sudan e Turchia. Spesso sono stati i loro stessi parenti a sbarazzarsi di loro, in quanto le donne violentate venivano additate come 'immorali' e non più degne di appartenere alla comunità di origine.
Ma se possibile le cose sono ulteriormente peggiorate dopo la 'svolta' religiosa di Saddam, e la reintroduzione di alcune leggi della sharia, che hanno cancellato molti dei diritti consolidati prima della guerra del Golfo.
Il numero delle donne uccise nel corso della "Faith Campaign", attuata tra il giugno del 2000 e l'aprile del 2001 dai fedayyin di Saddam, ha superato quota 2 mila.
Donne additate come prostitute, ma spesso oppositrici del regime e intellettuali, sono state decapitate e le loro teste esposte in pubblico.
Donne usate come merce di scambio o oggetto di ricatto per ottenere una confessione.
Poi la guerra degli Stati Uniti. E' il 2003.
Tra le ragioni addotte da George W. Bush per 'giustificare' il conflitto, c'è proprio "la difesa dei diritti delle donne".
Nel caos prodotto dall'invazione statunitense il corpo delle donne diventa però campo di battaglia per scontri religiosi e politici.
La situazione peggiora.
Le donne inserite nel nuovo esecutivo che nasce nel luglio del 2003 sono solo tre. Inoltre le leggi per la discriminazione di genere introdotte negli ultimi dieci anni del governo di Saddam restano in vigore. E per quanto la Costituzione del 2005 stabilisca l'eguaglianza di tutti gli iracheni, si riafferma anche l'Islam come fondamento della legislazione statale.
Nel periodo post-conflitto la piaga della prostituzione aumentata in modo drammatico.
La guerra crea un ambiente ostile alle donne, così come l'insicurezza generalizzata provoca l'avanzata dell'Islam più integralista, soprattutto nelle campagne. Si moltiplicano i delitti d'onore, e si consolida l'idea per cui lo stupro equivale a un adulterio, così come l'adultera diventa una prostituta.
Il traffico delle donne inizia ad assumere proporzioni inquietanti, sia all'interno che verso l'esterno del paese.
Per quanto riguarda i metodi di reclutamento, spesso le donne vengono abbordate da chi dice di poter offrire loro aiuto.
A cadere nella rete dello sfruttamento sono soprattutto vedove, donne sole, ragazze minorenni, con alle spalle una vita di povertà e analfabetismo.
Anche il sistema della poligamia continua ad arricchire le sue fila, in particolare tra gli sfruttatori, che sposano più donne, con l'obiettivo di avviarle alla prostituzione.
E a volte sono le stesse donne a diventare reclutatrici, potendo più facilmente guadagnare la loro fiducia, soprattutto quella delle più giovani.
Infine all'avviamento alla 'professione' contribuisce anche la famiglia d'origine, che decide di vendere le proprie figlie, spesso vergini e dunque molto preziose.
17 dicembre 2011
| Allegato | Dimensione |
|---|---|
| Report,_Trafficking_in_Iraq_(PDF).pdf | 2.89 MB |
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