Palestina

Denominazione ufficiale: 
al-Aradi al-Filastiniyya al-MuhtallaOccupied Palestinian Territories (Cisgiordania, Gerusalemme Est, Striscia di Gaza)
Denominazione utilizzata da Nazioni Unite e Corte Internazionale di Giustizia. In seguito agli Accordi di Oslo l’Autorità Nazionale Palestinese (ANP) esercita limitati poteri di controllo (amministrazione e sicurezza) sulle aree A e B (l’area C è sotto il totale controllo israeliano).

Capitale: 
Le principali sedi amministrative sono Ramallah (Cisgiordania) e Gaza (Stricia di Gaza). Tuttavia, nell’art. 3 della Legge fondamentale palestinese (approvata dal Consiglio legislativo palestinese – CLP – nel 1997 e ratificata dal Presidente dell’ANP Yasser Arafat nel 2002) si legge: «Gerusalemme è la capitale della Palestina».

Popolazione: 
3.935.249 abitanti, di cui 2.448.433 in Cisgiordania e 1.486.816 nella Striscia di Gaza.
(Fonte: Palestinian Central Bureau of Statistics, Palestinians in figures 2009, May 2010)
Nella statistica non sono inclusi i palestinesi nella diaspora né i coloni israeliani, che secondo le stime del 2008 sono 488.000, di cui 295.380 in Cisgiordania e 193.091 a Gerusalemme Est.
(Fonte: Central Bureau of Statistics, Statistical Abstract of Israel, 1992-2008 and List of Localities, the Populations, and Symbols, 1995-2008, Statistical Yearbook of Jerusalem, Jerusalem Institute for Israel Studies, 1991-2010).

Lingue: 
L’arabo è la lingua ufficiale (art. 4 della Legge fondamentale). Anche l’ebraico e l’inglese sono conosciute e parlate da un discreto numero di palestinesi.

Religioni: 
Non esistono stime aggiornate e dettagliate sull’affiliazione religiosa dei palestinesi. Tuttavia, secondo il Palestinian Society for the Study of International Affairs, il 97% dei palestinesi è musulmano, in maggioranza sunnita, e il 3% cristiano.
È presente anche una minoranza di samaritani con carte d’identità palestinesi e il cui numero si aggira attorno alle 600 unità. Secondo l’art. 4 della Legge fondamentale: «L’Islam è la religione ufficiale in Palestina […]. I principi della shari‘a devono essere la principale fonte di legislazione».

Forma di governo: 
Repubblica semi-presidenziale

Capo dello Stato : 
Il mandato del Presidente dell’ANP Mahmoud Abbas (Abu Mazen) è scaduto nel gennaio 2009, ma è stato prolungato di un anno, al termine del quale Abbas ha mantenuto l’incarico aprendo una crisi istituzionale e costituzionale. Il governo Haniyeh, che controlla la Striscia di Gaza, riconosce come Presidente Aziz Duwaik, mentre il governo Salam Fayyad, che controlla la Cisgiordania, riconosce come Presidente Mahmoud Abbas.
Secondo la Legge fondamentale, il Presidente dell’ANP è eletto a suffragio universale  (art. 34),  resta in carica quattro anni e può assolvere un secondo mandato (art. 36), ed è il Comandante in capo delle forze palestinesi (art. 39). La carica di presidente si considera vacante in caso di dimissioni presentate al CLP, se accettate dai due terzi dei suoi membri, o in caso di perdita di capacità legale, in seguito a sentenza dell’Alta corte costituzionale approvata dai due terzi dei membri del CLP (art. 37).

Potere legislativo: 
Il Consiglio legislativo palestinese è l'organo legislativo dell’ANP (art. 47 della Legge fondamentale). Ha sede ufficiale a Ramallah ed è costituito da un’unica camera eletta a suffragio universale in carica per quattro anni (art. 47). Si compone di 132 membri (il numero originario di 88 è stato ampliato dalla nuova legge elettorale del 2005) eletti in sedici circoscrizioni elettorali in Cisgiordania e Striscia di Gaza. Metà dei membri viene eletto con un sistema di liste proporzionale (sbarramento al 2%), e metà è eletta con differenti meccanismi territoriali associativi (numero candidati variabile a seconda della popolazione dei distretti e quote riservate ai cristiani).
Il CLP ratifica, con eventuali emendamenti, la proposta di bilancio del governo o la respinge per ulteriore revisione (art. 61). In caso di necessità, se il CLP non è in seduta, il Presidente dell’ANP può emanare decreti legge che devono essere approvati dal CLP nella prima sessione dopo la promulgazione (art. 43).
Il CLP ha dimostrato di esercitare un discreto potere nella promozione di riforme per una gestione più trasparente e democratica delle strutture dell’ANP. L’assemblea dell’attuale legislatura si è insediata in seguito alle elezioni del gennaio 2006. Dal 2007, sia a causa dell’arresto di molti membri da parte dell’esercito israeliano, sia a causa delle divisioni interne, il CLP ha praticamente interrotto le sue funzioni.

Potere esecutivo: 
Il potere esecutivo è esercitato dal Consiglio dei ministri e dal Presidente dell’ANP, che promulga le leggi approvate dal Consiglio legislativo palestinese o le rinvia, ed ha il potere di destituire il Primo ministro o accettarne le dimissioni (art. 45).
Il Consiglio dei ministri ha la responsabilità dell’attuazione del programma approvato dal CLP (art. 63 della Legge fondamentale), formula le linee politiche generali e prepara la proposta di bilancio annuale (art. 69). Il Consiglio dei Ministri ha il diritto di trasmettere bozze di legge al CLP, emettere regolamenti e prendere le misure necessarie per l’implementazione delle leggi (art. 70). È formato dal Primo ministro e da un massimo di 24 ministri (art. 64).
La carica di Primo ministro non figura nella prima stesura della Legge fondamentale, ma è stata introdotta (con un emendamento del 2003) sia su domanda interna di riforma sia su pressione statunitense e israeliana, per bilanciare i poteri del Presidente. Il Primo ministro è nominato dal Presidente dell’ANP, che lo autorizza a costituire il governo entro tre settimane (art. 65).
Una volta formato il governo, il Primo ministro chiede la convocazione in seduta speciale del CLP, che vota la fiducia a maggioranza assoluta (art. 66). Il Primo ministro ha il potere di selezionare i membri del Consiglio dei ministri, di rimuoverli o accettarne le dimissioni (art. 68), mentre il CLP, su mozione presentata da almeno dieci deputati, può ritirare la fiducia al Primo ministro o a qualsiasi ministro (art. 77) se approvata dalla maggioranza assoluta dei suoi membri (art. 78).
In seguito agli scontri tra Hamas e Fatah, seguiti alla vittoria del partito islamico alle elezioni politiche del gennaio 2006, si sono costituiti di due distinti esecutivi. Il governo Fayyad  in Cisgiordania, sotto il controllo di Fatah, e il governo Haniyeh nella Striscia di Gaza, sotto il controllo di Hamas.

Cronologia: 
 
1964, maggio: su iniziativa egiziana, nasce a Gerusalemme l’Organizzazione per la liberazione della Palestina (OLP), guidata dal rappresentante palestinese alla Lega araba Ahmad Shuqairy.
 
1967, gennaio: Prima operazione militare di al-Assifa, braccio armato di Fatah.
 
1967, giugno: In seguito alla guerra “dei sei giorni”, Israele occupa tutta la Palestina mandataria (oltre al Golan siriano e il Sinai egiziano). Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU, nella risoluzione n. 242, formula il principio per una pace giusta e duratura in Medio Oriente: il ritiro israeliano dai territori occupati nel conflitto in cambio del reciproco riconoscimento tra gli stati.
 
1969, febbraio: Le organizzazioni di guerriglia palestinesi (Fatah, Popular Front for the Liberation of Palestine - PFLP, Democratic Front for the Liberation of Palestine – DFLP, Popular Front for the Liberation of Palestine General Command – PFLP GC, Saiqa, Arab Liberation Front - ALF) diventano le principali componenti delle istituzioni dell’OLP. Yasser Arafat ne assume la presidenza, assicurando l’egemonia di Fatah all’interno dell’organizzazione.
 
1970, settembre: I gruppi guerriglieri palestinesi si scontrano con le forze armate della monarchia giordana. Nel giro di qualche mese sono definitivamente espulsi dalla Giordania e riparano a Damasco e Beirut.
 
1973, ottobre: Guerra “dello Yom Kippur”, a cui seguono vari tentativi per raggiungere una soluzione negoziata del conflitto (Conferenza di Ginevra).
 
1974, febbraio: Il Consiglio nazionale palestinese (CNP)approvail “Programma dei 10 punti” per  la creazione di un’autorità nazionale in ogni zona dei territori palestinesi liberati, prima passo verso l’adozione della soluzione a due stati. L’eventuale partecipazione a una conferenza di pace spacca l’OLP: nasce il “Fronte del rifiuto”, guidato dal PFLP.
 
1974, ottobre-novembre: La Lega araba e l’Assemblea generale dell’ONU riconoscono l’OLP come unico legittimo rappresentante del popolo palestinese. Arafat parla di fronte all’Assemblea generale, che riconosce i diritti inalienabili del popolo palestinese.
 
1975, aprile: Comincia la guerra civile libanese che coinvolge i rifugiati palestinesi e la rappresentanza dell’OLP a Beirut.
 
1976: Elezioni municipali sotto occupazione in Cisgiordania: affermazione dei candidati dell’OLP.
 
1982: Israele invade il Libanoe costringel’OLP ad abbandonare il paese e rifugiarsi a Tunisi.
 
1987, dicembre: Nei Territori palestinesi scoppia un’insurrezione di massa contro l’occupazione israeliana (prima Intifada). Nasce l’Islamic Resistance Movement, meglio conosciuto come Hamas.
 
1988, novembre: Il CNP dichiara la costituzione dello Stato palestinese.
 
1991-1995: La conferenza di pace di Madrid (1991) pone le basi per un accordo negoziale del conflitto, basato sulle risoluzioni n. 242 e 338 del Consiglio di sicurezza dell’ONU (principio “terra in cambio di pace”). I negoziati culminano nella Dichiarazione di principi (settembre 1993) e nel riconoscimento reciproco tra il governo di Israele e l’OLP.
In base ai successivi accordi di Oslo, Cisgiordania e Striscia di Gaza sarebbero state divise in una zona A, a pieno controllo dell’Autorità Nazionale Palestinese (ANP), in una zona B, sotto controllo civile palestinese e israeliano per la sicurezza, e una zona  C, sotto pieno controllo israeliano.
 
1996: Elezioni del Consiglio legislativo palestinese (CLP) e del presidente dell’ANP. Vittoria di Fatah ed elezione di Arafat. Le elezioni sono boicottate da Hamas e altre organizzazioni contrarie agli accordi di Oslo.
 
2000: Fallisce a Camp David il vertice di pace tra israeliani e palestinesi. Scoppia la seconda Intifada, detta di al-Aqsa.
 
2002: Israele re-invade la maggior parte della Cisgiordania e inizia la costruzione della muro di separazione. Il presidente dell’ANP Arafat ratifica la Legge fondamentale palestinese, approvata dal CLP nel 1997. Sarà successivamente emendata nel 2003 per introdurre la figura del Primo ministro e nel 2005 per adattarla ad una nuova legge elettorale.
 
2004: Muore Yasser Arafat,  presidente dell’OLP e dell’ANP e fondatore di Fatah. Il leader spitituale e fondatore di Hamas Ahmed Yassin è assassinato dalle forze israeliane.
 
2005: Mahmud Abbas (Abu Mazen), nuovo leader di Fatah, è eletto alla carica di presidente dell’ANP. Hamas boicotta le elezioni.Prima affermazione elettorale di Hamas alle elezioni municipali. Israele ritira le colonie da Gaza.
 
2006, gennaio:  Hamas conquista la maggioranza dei seggi (79 su 132, contro i 45 di Fatah) alleelezioni per il rinnovo del CLP. Israele e il quartetto (USA, UE, Russia e ONU) impongono al governo di Hamas sanzioni economiche esigendo dal governo Haniyeh la rinuncia alla violenza, il riconoscimento di Israele e l’accettazione degli accordi di Oslo.
 
2007, febbraio: Il presidente dell’ANP Mahmoud Abbas e il leader di Hamas in esilio Khaled Meshal firmano alla Mecca un accordo di riconciliazione sulla formazione del governo, sul programma politico e sulla riorganizzazione dell’OLP.
 
2007, marzo: Il CLP approva il nuovo governo di unità nazionale.
 
2007, giugno: Le tensioni tra Fatah e Hamas sfociano in scontri armati. Si formano due entità governative distinte: Hamas assume il controllo della Striscia di Gaza formando il governo Haniyeh, mentre Mahmoud Abbas in Cisgiordania nomina Fayyad alla guida di un governo di emergenza. Israele dichiara la Striscia di Gaza “entità nemica” e impone un duro embargo. Le elezioni presidenziali e le elezioni politiche sono ripetutamente posticipate in attesa di un accordo di riconciliazione tra Hamas e Fatah.
 
2008, dicembre – 2009, gennaio: Israle lancia una vasta operazione militare contro la Striscia di Gaza.
 
2009: Scade il mandato presidenziale Mahmoud Abbas.
 
2010, settembre: Gli Stati Uniti rilanciano negoziati diretti tra israeliani e palestinesi a Washington D.C, che falliscono in seguito alla decisione di Israele di non rinnovare la moratoria sulla costruzione di nuove colonie.
 
2011, aprile: I rappresentanti delle due maggiori fazioni palestinesi, Fatah e Hamas, firmano al Cairo un accordo per dar vita a un governo unitario di transizione e indire elezioni entro un anno.
 
2011, settembre: Il presidente dell’ANP Abbas inoltra la domanda per l’ammissione della Palestina come Stato membro dell’ONU.
 
 
Riferimenti:
 
The United Nations Information System on the Question of Palestine (UNISPAL), History of the Question of Palestine, 2011.
 
The Palestinian Academic Society for the Study of International Affairs, Historical Chronology, 2011.
 
(a cura di Enrico Bartolomei)