Palestina: tutti sugli autobus israeliani, per la libertà
Martedì prossimo i Comitati per la resistenza popolare nonviolenta palestinese tenteranno di rompere l'apartheid e salire sugli autobus dei coloni che illegamente entrano nella Cisgiordania e che collegano le colonie a Tel Aviv o a Gerusalemme. Si tratta di un'azione ispirata a quelle dei movimenti per i diritti civili negli Stati Uniti.
Il primo tentativo sarà proprio il 15 novembre, e anche di questo parleranno gli attivisti che domani si riuniranno di fronte al Campidoglio, nell'ambito della campagna dei "lunedì italiani per i prigionieri palestinesi".
Cinquant'anni dopo la Freedom Riders contro la segregazione, i palestinesi scenderanno in strada per far valere il loro diritto di libertà e dignità contro il regime militare dell'occupazione, attraverso i metodi della disobbedienza civile e pacifica.
I manifestanti mirano a evidenziare i tentativi di Israele di tagliare illegalmente i collegamenti tra Gerusalemme Est e il resto della Cisgiordania, senza contare che sono in programma - in territorio palestinese - nuove linee di collegamento tra Gerusalemme e alcune città israeliane, come Eilat e Beit She'an.
A ciò va aggiunto che attualmente i palestinesi devono essere 'autorizzati' a entrare in Israele, richiedendo un permesso speciale alle autorità israeliane. Anche all'interno dei Territori Occupati, la libertà di movimento è ancora fortemente limitata.
13 novembre 2011

A pochi giorni dal definitivo voto del Consiglio di sicurezza Onu sul riconoscimento dello Stato palestinese, vi proponiamo la lettura di un sondaggio condotto lo scorso settembre dal Palestinian center for policy and survey research (PSR) di Ramallah.
Netanyahu ha annunciato lo smantellamento di alcuni insediamenti israeliani illegali: "Si possono rispettare Israele e la legge, allo stesso tempo" ha detto. Ma i 'falchi' del Likud protestano, mentre i coloni promettono battaglia.
“Quello israeliano è un regime di apartheid con un sistema istituzionalizzato per l’esercizio del dominio”. Cape Town, Sud Africa: a parlare sono le conclusioni di giuristi, premi Nobel per la Pace, parlamentari europei, ex capi di Stato e ambasciatori, che si sono riuniti dal 5 al 7 novembre per la terza volta consecutiva dall’inizio del 2010 in quella struttura civile, popolare e internazionale nota come Tribunale Russell per la Palestina (TRP).
Li chiamano “cimiteri dei numeri”, sono i luoghi dove vengono interrati i corpi dei “nemici” di Israele, e per lo più sono palestinesi. Poco si conosce di queste fosse comuni, anche se grazie alle ricerche dei giornalisti israeliani e internazionali sarebbe stati individuati quattro siti.
Come ogni venerdi, nel villaggio di Al’Masara si svolge la manifestazione del comitato popolare per la resistenza non violenta. Siamo circa sessanta: palestinesi, volontari italiani e francesi, un numero imprecisato di bambini che distribuiscono bandiere, e un po’ di cipolle in tasca per difenderci da eventuali lacrimogeni.
Neanche i libri per i bambini vengono risparmiati dalla censura israeliana, soprattutto se rischiano di plasmare le menti delle future generazioni palestinesi.