Palestina: ancora una condanna a morte tramite fucilazione

12 ottobre 2011- Ieri, la Corte militare permanente di Jenin, nel nord della Cisgiordania, ha condannato a morte tramite fucilazione Waheed 'Atta Yaseen, ventitreenne di Deir Abu Da'if. L'accusa è quella di aver ucciso, il 20 marzo, Mahmoud Sami Hassoun, quarantacinquenne di Jenin, che aveva un banco di pegni nel centro della città. Ma è ancora possibile ricorrere in appello.

Il membro della Guardia presidenziale palestinese è stato giudicato colpevole in base al Codice penale rivoluzionario del 1979, dalla Corte dei giudici che aveva come presidente il tenente -colonnello Tawfiq Abu Nasser.

La sentenza è stata emessa in presenza dell'imputato, ma è ancora possibile ricorrere in appello. Inoltre, la condanna attende la ratifica del presidente palestinese.

Secondo i dati del Centro palestinese per i diritti umani, questa sentenza è la sesta nel 2011: due delle quali erano state emesse in Cisgiordania e quattro nella Striscia di Gaza. Il numero totale di condanne a morte dal 1994 ammonta a 118, delle quali 25 emesse in Cisgiordania e il restante a Gaza.

Il Codice penale rivoluzionario del 1979 dell'Organizzazione per la liberazione palestinese è incostituzionale. Sin dal 1995, il Palestinian centre for human rights ne ha chiesto l'abolizione, in quanto viola tutti gli standard internazionali.

Per questo, l'organizzazione chiede una moratoria immediata sull'uso della pena di morte, pratica in contraddizione con la Dichiarazione universale dei diritti umani (1984), il Patto internazionale sui diritti civili e politici (1996) e la Convenzione Onu contro la tortura (1984).

 

di Angela Zurzolo