Oslo: Nobel a tre donne, ma manca la "Tunisian girl"

Il Premio Nobel per la Pace è andato, contro ogni ipotesi, a tre donne: Ellen Johnson Sirleaf, attuale presidente della Liberia, Leymah Gbowee Tawakkol, famosa per aver spinto le donne liberiane allo sciopero del sesso fino alla fine delle ostilità e la yemenita Tawakkol Karman, prima donna araba ad aver ricevuto il premio e anche unica protagonista della 'primavera araba'. Mancano però all'appello il blogger egiziano Wael Ghonim, l'attivista Israa Abdul Fattah e soprattutto la tunisina Lina Ben Mhenni.

 

di Angela Zurzolo

“Questo premio è una vittoria per la rivoluzione e per il riconoscimento del suo carattere pacifico”, ha dichiarato la vincitrice del Nobel yemenita, che a trentadue anni ha condotto la sua battaglia nonviolenta contro il governo di Ali Abdullah Saleh. Presidente dell'organizzazione Women journalists withouth chains, militante del partito islamico conservatore Al Islah, madre di tre figli, Tawakkol Karman ha portato avanti molte battaglie per la liberazione dei prigionieri politici.

Sua l'idea di creare un accampamento di tende in segno di protesta davanti all’università di Sanaa, dal quale poi è nata la tendopoli in stile egiziano che ha occupato una grande porzione della città.

Dopo aver partecipato all'organizzazione delle manifestazioni pacifiche che si sono svolte davanti al Parlamento yemenita nei mesi scorsi, era stata arresta. La sua detenzione, però, aveva scatenato ulteriori proteste e, proprio per questo, il governo era stato costretto a rilasciarla.

E' dunque Tawakkol Karman a rappresentare ad Oslo quei popoli della 'primavera araba' che stanno portando avanti rivolgimenti dal carattere unico soprattutto perchè pacifico. E non solo. Oslo dimentica quindi di premiare i veri protagonisti delle manifestazioni, coloro che hanno aiutato più di tutti le rivolte: i blogger che hanno difeso la libertà d'espressione attraverso la scrittura - strumento democratico per eccellenza - la sfida alla censura e ai governi.

Il citizen journalism si è trasformato in uno strumento dal potere ineguagliabile, capace di smuovere la rabbia della gente e di organizzarla in maniera coesa per l'ottenimento del medesimo obiettivo.

E' per questo che durante la terza edizione del 'Forum dei blogger arabi', tenutasi a Tunisi, tra i duecento cyber-attivisti provenienti da diciannove paesi diversi era forte la convinzione che il Nobel per la pace sarebbe andato a uno di loro.

Il blogger egiziano Wael Ghonim, l'attivista Israa Abdul Fattah e soprattutto la tunisina Lina Ben Mhenni, autrice del blog 'A Tunisian girl'. Sul suo sito, premiato lo scorso anno come migliore al mondo, la ventisettenne ha raccontato un'intera generazione appartenente ad un paese che si è svegliato di fronte alla disperazione di un solo uomo, che si è dato fuoco in piazza per denunciare la corruzione dilagante del governo e si è filmato con un telefonino affinchè tutti gli altri sapessero.

Già scelta come soggetto di un film presentato a Cannes come simbolo dei giovani che hanno dato il via alla 'Rivolta dei Gelsomini' di dicembre, Lina è affetta da una malattia degenerativa che la ha costretta più volte alla dialisi.

In prima linea tra i manifestanti in strada, Lina ha scoperto e rivelato i segreti della repressione. Il racconto delle milizie tunisine che pagavano la gente affamata e offrivano alcol ai disperati affinchè aggredissero i manifestanti, delle repressioni e delle uccisioni in piazza, ha preso il posto che nel suo blog prima era occupato da cultura, arte e letteratura.

E' così che è iniziata l'odissea delle perquisizioni in casa, del sequestro dei computer e delle minacce sul blog, che Lina ha affrontato con grande coraggio, rivelando il suo vero nome.

Figlia di un prigioniero politico, Lina si è esposta fino all'inverosimile, perchè "quando vedi i corpi senza vita di giovani che hanno la tua età, ti dimentichi qualsiasi cosa", credendo nel potere del citizen journalism e nella comunità dei blogger.

"Siamo in tanti, ci conosciamo e ci teniamo in contatto. Non solo per darci supporto e scambiarci opinioni, ma anche per organizzare incontri, campagne contro la violenza, contro la censura o per i diritti delle donne, che si sono prodigate per la rivoluzione ma non godono ancora di pari opportunità".

Così, Lina racconta la blogosfera che ha operato per opporsi alla propaganda di Stato e per la contro-informazione del cittadino.

Tra gli attivisti on line del Forum dei blogger arabi di Tunisi, c'è anche chi si è candidato alle future elezioni, mentre Lina no: "Voglio assolutamente mantenere la mia indipendenza. Non sono interessata a far parte di un sistema che strumentalizza la rivoluzione a suo piacimento. Ogni partito ora vuole prendersi il merito di ciò che è accaduto, ma a fare la rivoluzione sono stati i giovani e i blogger".

Lina sembra esser ben consapevole delle possibili strumentalizzazioni alle quali anche i new media possono essere soggetti.

Già nel 1979, le cassette avevano aiutato l'Ayatollah Khomeini ad ispirare milioni di persone a rovesciare lo Scià, simbolo dell'influenza statunitense nella regione.

Il direttore generale della Tunisian Internet Agency (ATI), Moez Chakchouck, durante il Forum di Tunisi, ha riportato l'attenzione sulla necessità di combattere la censura che agisce ancora sui siti web, accompagnata da una maggiore neutralità nel racconto degli eventi da parte dei blogger, rispettosa delle questioni legate alla privacy.

Come ha osservato Rebecca Mac Kinnon, rappresentante di Global Voices - un agglomeratore di notizie provenienti dai blog di tutto il mondo- internet però "dovrebbe svilupparsi in modo tale da avere i cittadini al suo centro", sottolineando che la blogosfera potrà raggiungere i suoi obiettivi solamente quando i diritti e le libertà degli utenti verranno garantiti.

Lina Ben Mhenni e gli altri blogger arabi hanno dimostrato di saper far fronte anche alla censura, organizzando una resistenza informatica armata solamente di programmi utili per combattere l'oscuramento dei loro siti e continuare a raccontare le ingiustizie.

Per la prima volta, a Tunisi, poi, è stato il governo a dover cedere al potere dell'informazione proveniente dal basso e non viceversa. Infatti, poco prima di cadere, Ben Ali aveva cercato in extremis di calmare le proteste annullando la censura sui blog.

Quei diari tenuti dai giovani tunisini e poi da tantissimi altri, hanno rappresentato i soli strumenti attraverso i quali l'Occidente è venuto a conoscenza di ciò che stava accadendo al di là del Mediterraneo, sotto quei governi che spesso sono stati sostenuti anche dall'Europa.

Se Lina e i blogger del mondo arabo attivi sul web nel contrastare i governi dal sopravvenuto carattere dittatoriale non hanno ricevuto un Nobel, sicuramente presto riusciranno ad ottenere un riconoscimento da parte della storia.
 

10 ottobre 2011