Siria, noto film-maker in prigione: il grido dell'uomo

Fustigati, obbligati a rimanere su un solo ginocchio, a terra, bendati e torturati con cavi e centinaia di cinture. Sono i prigionieri di un carcere di Damasco. Non gli strumenti di tortura, ma le 'grida dell'uomo', mai udite prima, la cosa più indimenticabile. "Ci stanno uccidendo ogni giorno": Homs chiede aiuto, nelle testimonianze di questo giornalista.
 

di Angela Zurzolo
 
Sean McAllister, un film-maker e documentarista di fama internazionale, racconta in un video le violazioni dei diritti umani ai quali ha assistito in prima persona, durante i suoi giorni di prigionia in un carcere siriano.

Arrestato la scorsa settimana mentre lavorava sotto copertura per girare un reportage per Channel 4 News, insieme ad un attivista, l'uomo era stato bendato e condotto in una prigione nel centro della capitale: "Sono stato messo su una sedia in una camera vuota, da solo. Dalla stanza vicina, rumori di percosse. Persone che venivano schiaffeggiate e lamenti di dolore nel momento in cui giungevano allo stremo".

Trattenuto insieme agli attivisti che combattono contro al-Assad, arrestati dalle forze di sicurezza, il noto film-maker racconta i dettagli di ciò che questi prigionieri sono stati costretti a subire: "Quando sono stati prelevati fuori dalla cella, sono stati bendati e le loro mani sono state legate. Nel corridoio, non sapevano dove sarebbero stati condotti. Sono rimasti con la benda sugli occhi per un po', il disorientamento di non vedere e la persona che ti ha preso è giusto solo una voce che tu ascolti e tu lo devi ascoltare mentre stai su un ginocchio. Si viene costretti a inginocchiarsi su un solo ginocchio. Una posizione molto scomoda per subire un interrogatorio per un'ora. Se non sono soddisfatti delle informazioni, vieni fatto uscire alle tre del mattino e portato nella camera di tortura, frustrato con il cavo o lì ci sono qualcosa come un centinaio di cinture di pelle, come una grande palla di cinture di pelle in un angolo".

Sean McAllister continua il suo racconto, ha registrato nella sua mente ogni dettaglio, ogni scena, nonostante la paura.

"Avevo già capito che queste pratiche venivano attuate, perchè il cavo era accanto al mio letto una notte. Avevano fatto in modo che la fine del cavo diventasse una sorta di maniglia curva, che formava un arco. Il cavo era così solido che aveva formato un arco, piegandosi in quella forma sotto i colpi sferzati sulle schiene di qualcuno", ha raccontato, con lucidità e la sensibilità propria di un artista.

"Era così dura, era così terribile, deve aver rotto ossa. Le urla, il rumore di un essere umano colpito è qualcosa che proprio, sai, ti mette i brividi e ti agita. Senti un suono che non avevi mai sentito prima, io non lo avevo mai sentito prima. E ho visto gente morta. E ho visto gente che stava per morire. Gente decapitata, ma questo suono, il grido dell'uomo, è così terribile che non c'è niente con cui paragonarlo".

Sean McAllister continua nella sua testimonianza, focalizzando l'attenzione sugli attivisti che hanno parlato con lui, in carcere. "Non avevo capito esattamente quello che questi ragazzi stanno rischiando, fin quando non sono andato lì dentro e non ho vissuto quell'esperienza. Mio dio, quei ragazzi sono coraggiosi. Sono troppo coraggiosi!"

26 ottobre 2011

 

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