Parla l'attivista italiano arrestato durante la missione "Benvenuti in Palestina"

"Sono stato arrestato insieme ad altri internazionali, li ho convinti a fare con me lo sciopero della fame". Il racconto a Osservatorio Iraq di Marco, attivista italiano e partecipante della missione "Benvenuti in Palestina" sul suo arrivo all'aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv, lo scorso 15 aprile. Il fermo, poi l'arresto e le condizioni in cella, in sciopero della fame. Infine il rimpatrio in Italia. 

 

 

di Cecilia Dalla Negra 

 

Marco sorride, saluta tutti ma il volto tradisce la stanchezza per l'esperienza che ha vissuto. Osservatorio Iraq lo incontra durante il presidio romano organizzato in occasione della Giornata dei prigionieri politici palestinesi: è appena rientrato - o sarebbe meglio dire "stato fatto rientrare" - in Italia dopo 48 ore in un carcere israeliano. 

Tra i partecipanti della missione internazionale "Benvenuti in Palestina", per Marco era la prima esperienza di confronto con le autorità israeliane. "Mi hanno accolto con la lettera di Nethanyahu, per poi portarmi in una stanza isolata. Sono stato perquisito più volte e poi portato in carcere". 

Una volta in cella si è dichiarato "in sciopero della fame", convincendo altri attivisti a seguire il suo esempio. Ecco il suo racconto. 

 

17 aprile 2012

 

 

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