Palestina: ad Hebron l'innocenza ha un prezzo
I Territori Occupati non sono il luogo più adatto per manifestare. Ne sa qualcosa Fadi Quran, uno studente palestinese di 23 anni che due settimane fa, ad Hebron, durante una marcia non violenta degenerata in lanci di pietre da una parte e fumogeni dall’altra, è stato arrestato per aver opposto resistenza ad un pubblico ufficiale.
di Stefano Nanni
Il motivo della manifestazione era la riapertura di Shudada, la strada principale del quartiere antico di Hebron, che un tempo rappresentava il fulcro della vita commerciale della città e collegava il centro con i villaggi circostanti.
Da 11 anni l’utilizzo della strada è precluso alla maggioranza dei suoi abitanti; i palestinesi per poter raggiungere il centro sono obbligati a percorrere una stretta e discontinua strada parallela.
Shudada può essere attraversata esclusivamente dai circa 700 israeliani che risiedono nel quartiere antico e dalle migliaia di coloni (circa 7000) provenienti dagli insediamenti limitrofi.
La manifestazione è iniziata con una marcia non violenta partita dal villaggio di al-Bireh, dove Quran risiede, ed è proseguita nelle strade “accessibili ai palestinesi”, dove però è progressivamente degenerata.
Quran ad un certo punto si è ritrovato circondato dai soldati insieme ad altre persone che continuavano a manifestare in modo pacifico. E appena ha urlato “Questa è la Palestina” è stato arrestato.
Due soldati lo hanno assalito spruzzandogli dello spray urticante e poi scalciandolo a terra. Lo hanno bendato e successivamente trasferito in un centro di detenzione per interrogarlo, dove ha realizzato che i militari provenivano dalle colonie circostanti.
“Ho chiesto loro da dove venivano e mi hanno risposto: Kiryat Arba (una delle colonie più ‘violente’, ndr)” ha raccontato ad Al Jazeera.
“Uno di loro mi ha chiesto se conoscevo Baruch Goldstein – il colone israeliano che nel 1994 entrò in una moschea e sparò all’impazzata uccidendo 29 palestinesi e ferendone altri 125. “Hanno detto che per loro è un eroe e che avrebbero fatto la stessa cosa.”
Quran è stato accusato di aver attaccato fisicamente dieci soldati, e il giorno dopo, nonostante l’accusa non fosse fondata, addirittura il giudice lo ha dichiarato colpevole dato che “non c’erano fatti che provassero il contrario”.
Per fortuna l’esistenza di un video [link] fornito dagli agenti di stampa che hanno assistito alla scena lo ha scagionato e a Quran è stato concesso di tornare a casa. Ma l’inchiesta non è stata archiviata e le indagini continueranno.
Per poter uscire di prigione, infatti, Quran ha dovuto pagare una cauzione, nonostante dalle immagini emerga chiaramente la sua innocenza e piuttosto l’aggressione da parte dei militari.
La storia di Quran non è molto diversa da quelle di migliaia di palestinesi per i quali la violenza dei soldati e dei coloni (in maniera sempre più frequente ed intensa) fa parte del loro quotidiano.
“Ci sono intere comunità di palestinesi che non usano le strade principali perché hanno paura di essere aggrediti o addirittura uccisi. Molti agricoltori hanno interrotto le loro attività dopo aver subito seri atti di vandalismo o dopo che le loro terre sono state incendiate”
Quran però non si dà per vinto. D’altronde non è nuovo a manifestazioni nonviolente.
Un anno e mezzo fa, nel novembre 2010, prese parte all’iniziativa dei freedom riders. Ispirandosi agli episodi di disobbedienza civile del 1963 contro la segregazione razziale negli Stati Uniti, sei attivisti palestinesi, tra cui Quran, salirono su un autobus e protestarono contro il divieto di transitare liberamente da Gerusalemme alla Cisgiordania.
Anche allora venne arrestato in quanto non in possesso del permesso speciale, ma quella volta (forse) non aveva alcun interesse a dimostrare la sua innocenza.
Per vedere il video di tutta la manifestazione, clicca qui.
14 marzo 2012




