Musica e rivoluzioni: i rapper della Primavera Araba

La musica ha accompagnato le piazze della Primavera Araba verso la rivoluzione, partendo dalla Tunisia di El General, rapper tunisino divenuto una vera e propria icona per i giovani che manifestavano in strada. Già attivo da diverso tempo con produzioni musicali a livello underground, è divenuto famoso per aver inciso, ancora prima dell’episodio che ha scatenato l'ira della popolazione, “Rayes LeBled”, (“Il Presidente del nostro Stato”), in cui criticava apertamente l’ex-presidente Ben Ali, la sua gestione del paese e l’impossibilità di vivere dignitosamente in una società come quella tunisina.

 

 

di Tommaso Rega

 

Per aver inciso questo brano il rapper venne arrestato dalle forze di polizia fedeli all’ex-dittatore e liberato solo in seguito alla caduta dello stesso.

La sua vicenda giudiziaria e l’attenzione da parte dei media occidentali lo hanno fatto conoscere al di fuori dei confini nazionali e lo hanno trasformato in un simbolo della rivoluzione dei gelsomini.

Ma la Tunisia non è stato il solo paese in cui rapper arabi hanno fatto sentire la loro voce e rivendicato la propria libertà con idee che spesso si sono andate mischiando alle voci della rivoluzione, amplificandone il messaggio.

Anche nell'Egitto dei giorni della protesta, prima e dopo il cosiddetto “venerdì della rabbia”, i rapper locali hanno fatto la loro parte.

Gli Arabian Knights, gruppo attivo dal 2006 e già conosciuto da chi si interessa al panorama hip-hop arabo, nei primi giorni della rivoluzione a piazza Tahrir hanno pubblicato ben due canzoni, “Not your prisoner” e “Rebel”, in linea con la situazione politica che si stava vivendo.

I temi affrontati erano quelli della necessità di liberarsi di un regime opprimente (nelle manifestazioni c’era chi portava cartelli con sopra disegnato il volto di Mubarak modificato per assomigliare a quello di Hitler) e di riprendersi il proprio paese e la libertà di poterne scegliere il futuro.

Gli echi rivoluzionari sono sbarcati anche in Libano, dove la solidarietà che varca i confini nazionali è stata ben espressa dai Fareeq el-atrash, gruppo di Beirut a metà tra il funky e il rap.

Il gruppo ha fatto sentire la propria voce partecipando attivamente alle manifestazioni al Cairo al grido di “Mubarak barra, barra!” (Mubarak, via via!).

I Fareeq el-atrash, già noti per testi legati alla realtà politica libanese come "Intikhabet" (elezioni) e "Demoqrati" (democratico) sono solo la punta dell’iceberg della produzione hip-hop del paese dei cedri, che dai campi profughi palestinesi fino alle maggiori città ha sempre mostrato un costante impegno e interesse verso un tipo di rap “impegnato”.

Dal Libano alla Siria, dove i rapper locali hanno spesso affrontato problemi sociali che spaziano dalla questione palestinese all'esercizio della libertà all'interno dei confini nazionali. Negli ultimi mesi, caratterizzati da rivolte duramente represse nel sangue, la produzione musicale hip-hop si é arrestata, o quanto meno rallentata. 

Ma la contestazione al regime di Assad è arrivata da oltreoceano, con il rapper siro-americano Omar Offendum, famoso per diverse collaborazioni con artisti hip-hop statunitensi, e autore - nei primi giorni della rivoluzione egiziana - di una canzone (#Jan25) realizzata con la collaborazione di diversi artisti statunitensi di origine araba.

Secondo l'artista, uno dei punti fondamentali che rendono oggi la musica rap interessante e fruibile da ragazzi con influenze culturali tanto eterogenee, è la sua funzione di ponte tra diverse culture, nello specifico quella americana e quella araba.

E infine la notizia di questi giorni: Mouad Belghouat, alias L'haqed ("l'arrabbiato") - condannato a quattro mesi di prigione e in arresto dal 10 settembre scorso - ha lasciato il carcere di Oukacha, festeggiando la liberazione con un concerto in onore dei suoi sostenitori.

"Continuerò a denunciare le ingiustizie del regime, non è questo il momento di tacere", ha ricordato l'attivista, divenuto un'icona del movimento di protesta nel regno alawita.

 

20 gennaio 2012

video: 
See video
See video