Come cambierà il cinema arabo dopo la Primavera?

27 ottobre 2011 - "Se le rivoluzioni della Primavera araba cambieranno il cinema arabo? Certo": lo ha detto il film-maker Sherif El Bendary, che durante le manifestazioni egiziane era in piazza insieme ai civili. "Ogni grande evento nella storia di un paese, che sia una rivolta o uno tsunami, avrà un impatto potente sulla sua gente. Ma come cambierà il cinema? Difficile dirlo!".

Durante il Gulf film festival, Ed Bendary ha presentato al pubblico i suoi documentari e ha illustrato le sue opinioni su come ritiene che il cinema verrà cambiato dalla Primavera araba.

Questa settimana presenterà On the Road to Downtown, al Doha Tribeca Film Festival, che inizierà sabato. Il film è ambientato in un quartiere situato nel centro del Cairo, i cui protagonisti sono seguiti nella loro quotidianità e routine.

Il suo corto Curfew (coprifuoco), che è invece parte del progetto 18 Days diretto da Yousry Nasrallah, e proiettato a Cannes e ad Abu Dhabi, racconta la rivoluzione in Egitto, attraverso la partecipazione di più artisti e di due protagonisti: un nonno e un nipote che si perdono nel bel mezzo della 'repressione', in strada, di notte.

"Per i cineasti arabi, i festival di Abu Dhabi, Dubai e Doha sono fondamentali", ma l'attenzione per il cinema arabo sta crescendo anche nel mondo occidentale, come dimostra anche il premio People Choice, vinto dal film di Nadine Labaki Where do we go now?, al Toronto International film festival.

E Hania Mroue, Chief arab programmer del Doha Tribeca festival, conferma il trend: "I movimenti (della Primavera, ndr) hanno toccato una corda emozionale importante della gente araba. In questo momento, la maggior parte dei paesi che stanno affrontando il periodo che segue la rivoluzione sono in una fase transitoria e noi tutti siamo alla ricerca di risposte - non le cerchiamo nei discorsi, ma nelle voci della strada. Il cinema è un mezzo creativo, in grado di offrire prospettive diverse al di fuori dei programmi dei media tradizionali, utilizzando approcci non convenzionali".

di Angela Zurzolo

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