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Algeria, "musica elettorale" tra propaganda e dissidenza

Il musicista cabilo Aziz Hamdi lancia in rete la canzone "Barakat", subito eletta inno ufficiale dell'omonimo fronte di protesta.

 

Il movimento "cittadino" Barakat da alcune settimane manifesta contro il quarto mandato del presidente Abdelaziz Bouteflika, invitando al boicottaggio delle elezioni (in programma giovedì 17 aprile) e sostenendo la necessità di un cambiamento profondo del sistema che da quasi cinquant'anni detiene il controllo del paese e delle sue risorse (gli idrocarburi rappresentano il 98% dell'export nazionale).

Il testo della canzone racconta di un'Algeria malata (come il suo Capo dello Stato) che sta perdendo la speranza di fronte alla distanza scavata tra la facciata politica e il potere reale, tra le elite e le esigenze della popolazione. Per questo è arrivato il momento di dire "basta" (barakat), ripete Aziz Hamdi, mettendo in musica alcuni degli slogan gridati dal movimento: barakat hogra (marginalità e sentimento di impotenza), barakat corruzione, barakat polizia politica..

Il video, da poche ore disponibile su youtube e subito ripreso dalla pagina facebook del movimento, sembra essere una risposta alla clip Notre serment pour l'Algérie ("Il nostro giuramento per l'Algeria"), una sorta di We are the world in versione locale dove alcune star della musica, dello sport e dello schermo algerino cantano il loro sostegno incondizionato a Bouteflika.

"Lasciatemi essere felice. Lasciatemi essere fiero del mio presidente che ha prestato giuramento all'Algeria e che ha mantenuto le promesse di milioni di martiri" è il ritornello intonato da Cheb Khaled e compagni. Messa in linea il 30 marzo scorso, la canzone è considerata a sua volta l'inno ufficiale della campagna elettorale pro-Bouteflika. Proposta a tamburo battente dai media, mentre le voci dissidenti restano pressoché impercettibili all'opinione pubblica, è anche l'esempio di una campagna - come era prevedibile - a senso unico.

Ma la diffusione virale avuta dal video sui social network non è sinonimo di apprezzamento. Critiche e commenti negativi hanno letteralmente invaso la rete, tanto che alcuni artisti sono tornati sui propri passi dissociandosi dall'operazione di propaganda e confessando di aver ricevuto denaro in cambio della loro partecipazione.

Intanto, sul terreno, continua la marcia di avvicinamento al giorno dello scrutinio tra conferenze stampa e tour elettorali. Continuano pure le proteste, con i sit-in pacifici inquadrati dal movimento Barakat e le manifestazioni più o meno spontanee di cittadini pronti a gridare il loro malcontento.

Come accaduto in Cabilia, nel passato finesettimana, dove la "calda" accoglienza riservata al premier Sellal (portavoce di Bouteflika e coordinatore della campagna) ha costretto all'annullamento del meeting di Béjaia. A Tizi Ouzou invece, dove erano previste nuove manifestazioni, i servizi di sicurezza hanno garantito la ripresa del tour procedendo ad arresti di massa poco prima della conferenza.

Il confronto, in musica come in strada, tra i difensori della continuità (eretta a sinonimo di stabilità) e i sostenitori del cambiamento prosegue il suo refrain, che sembra destinato a lasciare strascichi ben oltre il prossimo 17 aprile…

 

09 Aprile 2014
di: 
Jacopo Granci
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