Mosul afflitta dall'inquinamento
Sahar al-Haideri
Iraq Crisis Report, n. 142, 20 settembre 2005
Sahar al-Haideri a Mosul
Institute for War and Peace Reporting
Iraq Crisis Report, n. 142, 20 settembre 2005
Pochi giorni dopo che i rubinetti erano rimasti all’asciutto nel quartiere di Maha, Yousif, il suo bambino di quattro mesi, strillava per la fame. Maha non aveva acqua corrente da mescolare con il latte in polvere, quindi ne prese un po’ da una pozza stagnante fuori.
Con la pancia piena, Yusif smise di strillare. Ma presto gli venne la febbre e venne tormentato da vomito e diarrea. Due giorni dopo era morto.
La morte di Yusif è una delle tante qui, collegate all’inquinamento e allo scarso accesso all’acqua pulita, e i medici e gli abitanti dicono che il problema sta peggiorando di giorno in giorno.
“Ci sono paludi puzzolenti che provocano malattie nei bambini e negli adulti”, dice Samira Amin, una casalinga di 44 anni. “Il governo deve trovare una soluzione a questo problema”.
Il pediatra Mahdi Muhammed dice che la maggior parte dei pazienti che visita hanno problemi respiratori, urinari e digestivi collegati all’inquinamento. Dice che molti bambini contraggono il colera e il tifo frugando nelle pile di rifiuti. Altri, dice, hanno problemi respiratori causati dai gas di scarico dei generatori e delle migliaia di automobili che inondano le strade di Mosul.
Un’altra fonte di sostanze tossiche, dice Muhammed, è il fumo provocato dagli attentati dei ribelli.
Amaal Farid attribuisce la colpa della morte della figlia di due anni alle conseguenze di una autobomba. Dopo aver inalato fumi provocati dall’esplosione, ha sviluppato l’asma e alla fine è asfissiata.
Il ministero della sanità iracheno stima che fra le 250 e le 300 tonnellate di rifiuti vengano scaricate ogni giorno nei fiumi e nei canali in tutto il paese. Un nuovo studio fatto da ricercatori dell’Università di Baghdad dice che gli ospedali sono i peggiori colpevoli, con molti di loro che scaricano i loro rifiuti – fra i quali spesso ce ne sono di infetti – nei corsi d’acqua.
Anisa Mustafa, una abitante del posto, la definisce una catastrofe ambientale, aggiungendo: “E’ un crimine imperdonabile quando le strade e le piazze pubbliche di Mosul sono inondate di tonnellate di immondizia”.
Secondo un rapporto del “Centro di Documentazione per i diritti umani” del paese, nove iracheni su dieci non hanno un accesso adeguato ad acqua da bere sicura. Il rapporto fa inoltre osservare che il sistema immunitario viene indebolito dall’inquinamento dell’aria nelle zone urbane e rurali, e sostiene che i tassi di cancro sono saliti in conseguenza dell’esposizione ai materiali radioattivi utilizzati nelle armi durante la Guerra del Golfo del 1991.
Potrebbe esserci anche un rischio di radiazioni da materiali radioattivi prodotti in una struttura fuori Mosul. Nel 1998, una squadra di ispettori delle Nazioni Unite portò via una quantità di uranio dal sito (site) e la sotterrò sotto tre metri di sabbia nella zona di Sahl Abbas. Ma secondo Salim Othman Ayub, capo degli affari ambientali del governatorato di Ninive, alcuni ribelli manomisero il sito pochi mesi dopo, dissotterrando il materiale radioattivo per venderlo.
Una forma di inquinamento più diffusa viene dai generatori alimentati a combustibile e dalle automobili, nonché dai camion, carri armati ed elicotteri utilizzati dalle forze Usa. Mosul ha almeno 3.000 generatori, la cui popolarità è cresciuta con l’aumento della frequenza dei black out elettrici.
Ayub dà la colpa dell’aumento dell’inquinamento alla situazione della sicurezza, alle infrastrutture scadenti, e a una mancanza di rispetto per le leggi. Il governo non ha le risorse per porre fine all’inquinamento da parte delle fabbriche. E siccome Mosul non ha una rete fognaria adeguata e un buon sistema di smaltimento dei rifiuti, una gran quantità di rifiuti sia delle attività che delle abitazioni finiscono nel sistema delle acque.
Il governo non ha neppure le risorse per trattare adeguatamente l’acqua. “C’è un problema con l’utilizzo del cloro”, dice Mahmud Nasir, del dipartimento acque di Ninive. “La quantità di cloro utilizzata è ridotta perché la disponibilità è scarsa e l’attrezzatura per il pompaggio del cloro è rotta”.
Quando non c’è acqua dal rubinetto, alla gente resta poca scelta.
“Viviamo in una casa nel mezzo della città, ma ogni giorno devo cercare una fonte di acqua per la mia famiglia”, dice il tassista Mustafa Allawi. “A volte le interruzioni di acqua durano settimane, così devo raccogliere l’acqua dal fiume in un secchio di plastica”.
Anche se si cerca di evitare di bere acqua sporca consapevolmente, c’è sempre un rischio di contaminazione, come ha scoperto Ibrahim Mahmud Dhafir, quando è stato a un funerale.
“A causa del caldo ci hanno portato un blocco di ghiaccio in modo che potessimo avere acqua fredda”, dice. “Quando hanno rotto il ghiaccio ci hanno trovato dentro una rana. E’ stato davvero disgustoso. Questo significa che i proprietari della fabbrica di ghiaccio avevano preso l’acqua dal fiume, non dal rubinetto”.
Sahar al-Haideri è un tirocinante dell’IWPR a Mosul.
(Traduzione di Ornella Sangiovanni)
