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Palestina-Israele: Stallo nei negoziati, gelo tra Clinton e Anp


di Alessandro Logroscino
Ansa, 1 novembre 2009

Gerusalemme - Resta in panne la prospettiva di una ripresa del processo di pace in Medio Oriente dopo la missione lampo nella regione del segretario di Stato americano, Hillary Clinton, conclusasi con un apparente spostamento delle pressioni di Washington da Israele all'Autorità nazionale palestinese. Con la sollecitazione rivolta a quest'ultima a riprendere il negoziato rinunciando a porre la condizione preventiva di un congelamento degli insediamenti di coloni ebrei in Cisgiordania e a Gerusalemme est.

Impegnata nel giro di poche ore dapprima in un colloquio con il presidente dell'Anp, Abu Mazen (Mahmud Abbas) sotto il sole di Abu Dhabi, poi in incontri con i vertici israeliani sotto il cielo insolitamente piovoso di Gerusalemme, Clinton non è riuscita a sciogliere il nodo più spinoso: quello del congelamento delle colonie, appunto, previsto in teoria dagli accordi sottoscritti nel 2003 fra le parti nell'ambito della Road Map, ma mai divenuto realtà. Un obiettivo che il presidente Abu Mazen ha riproposto in modo fermo quale premessa minima per tornare al tavolo negoziale. E che il premier israeliano Benyamin Netanyahu ha liquidato stasera al contrario come “un pretesto che non aiuta” la pace, dicendosi pronto a concedere quel “contenimento” che l'amministrazione Obama - dopo aver spinto invano nei mesi scorsi per uno stop totale - sembra ritenere ormai sufficiente.

Come Clinton ha ammesso ieri sera per la prima volta in modo esplicito, nella conferenza stampa finale, accreditando a Netanyahu di aver offerto se non altro passi “senza precedenti” per “limitare” l'espansione delle colonie e ricordando - d'accordo su questo con lui - che in fondo, in 14 anni di negoziati, il congelamento “non era mai stato posto come precondizione per l'inizio” dei colloqui. Come viceversa insiste debba essere Abu Mazen, trascorsi sei anni dagli impegni assunti dalle due parti con la Road Map.

Il leader palestinese - che chiede un impegno pubblico sul punto e mostra di aver bisogno di qualcosa di tangibile da mostrare alla platea interna in vista delle elezioni del 24 gennaio, di fronte alle contestazioni cui la sua linea moderata è sottoposta dai rivali islamici di Hamas e da altre componenti radicali - lo ha detto senza giri di parole al segretario di Stato, incontrandola d'infilata ad Abu Dhabi nel mezzo di un tour mozzafiato. “La signora Clinton ci ha domandato di riprendere i negoziati sulla base di un'intesa raggiunta dall'emissario (George) Mitchell con Israele che non prevede l'arresto totale della colonizzazione, ma il presidente (Abu Mazen) l'ha informata del suo rifiuto assoluto di una simile proposta”, ha riferito a colloquio concluso il capo negoziatore dell'Anp, Saeb Erekat.

Toni tassativi cui ha fatto eco lo stesso Abu Mazen commentando l'esito dell'incontro di Abu Dhabi con un icastico “niente di nuovo”. E che a tarda sera, in risposta a quanto dichiarato da Clinton e Netanyahu a Gerusalemme, sono stati riproposti da Ramallah anche dal portavoce del rais, Nabil Abu Rudeninah, in una secca nota nella quale si osserva che “gli insediamenti sono illegali” e il loro arresto è “l'unica strada verso i negoziati di pace”.

Un messaggio che non sembra fornire molti appigli agli auspici di Hillary Clinton di una ripresa del dialogo “al più presto possibile” nonostante la conferma della volontà dell'amministrazione Obama di proseguire nei suoi sforzi. Tanto più che la risposta d'Israele si conferma non meno netta, come ha riaffermato Netanyahu nella conferenza stampa con l'ospite americana: accreditando al proprio governo - pur retto da una maggioranza a forte impronta di destra - d'aver assecondato gli sforzi diplomatici della Casa Bianca, “accettato la soluzione dei due Stati”, facilitato la libertà di movimento e lo sviluppo economico in Cisgiordania, offerto la disponibilità a non realizzare nuovi insediamenti e a “limitare” le costruzioni in quelli esistenti. E definendo d'altra parte “un ostacolo ai negoziati” l'atteggiamento e le condizioni poste dall'Anp.


Area tematica: Conflitti
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