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Iraq, Leader sunniti per il ''progetto nazionale''. Ognuno a modo suo

di Ornella Sangiovanni
Osservatorio Iraq, 3 settembre 2009

Sì, è proprio diventato un mantra: rifiuto delle coalizioni confessionali, sì a quelle nazionali. Nessuna differenza fra sunniti e sciiti, kurdi e arabi, musulmani e non: siamo tutti iracheni.
 
Le forze politiche che si stanno preparando alle elezioni parlamentari di gennaio, e lavorano alle alleanze, cantano tutte lo stesso ritornello.

I sunniti non fanno eccezione.

Il quotidiano arabo al Sharq al Awsat ha sentito [in arabo] tre dei loro leader: Adnan al Dulaimi e Khalaf al Alyan, esponenti di spicco dell'Iraqi Accord Front (IAF), la principale coalizione sunnita rappresentata in Parlamento, e lo sceicco Hamid al Haiss, a capo dell' "Anbar Salvation Council", una delle formazioni che fanno capo ai cosiddetti "Consigli del risveglio", che ha deciso di aderire all'Iraqi National Alliance (INA), la nuova coalizione annunciata di recente, composta in maggioranza da forze sciite.

Alyan e Dulaimi - entrambi al telefono da Amman, dove stanno trascorrendo le vacanze, dato che i lavori parlamentari sono sospesi per la pausa estiva - danno un giudizio diverso della coalizione sunnita.

Dulaimi ne fa ancora parte, Alyan invece ne è uscito, assieme al suo gruppo – il National Dialogue Council (NDC). Divergenze fra le tre componenti dello IAF esistevano da tempo, ma si sono approfondite dopo la crisi seguita alle dimissioni del presidente del Parlamento, Mamhud al Mashhadani, lo scorso dicembre.

Secondo Alyan, lo IAF "è finito": ne è rimasto soltanto il nome. Il suo gruppo – il NDC – si è registrato come entità indipendente presso la Commissione elettorale per partecipare alle prossime elezioni politiche, previste per gennaio.

Di alleanze è ancora presto per parlare. "Abbiamo avuto colloqui con parecchi entità e partiti politici le cui idee e aspirazioni coincidono con le nostre. Ci sono alleanze che si faranno prima delle elezioni, e altre che si faranno dopo", dice Alyan. Questo discorso l'abbiamo già sentito.

L'orientamento tuttavia è chiaro, almeno a parole: il NDC "lavora per allearsi con partiti e blocchi di orientamento non confessionale e nazionale", sottolinea l'esponente sunnita. Anche questa ci sembra di averla già sentita.

I partiti confessionali hanno distrutto l'Iraq

Alyan accusa i partiti confessionali – sunniti e sciiti - di avere portato il Paese nella situazione difficile in cui si trova oggi: al governo ci sono loro, fa notare.

"Noi"- dice - "vogliamo creare una alleanza che non faccia differenze fra sunniti e sciiti, o fra arabi e kurdi, o fra musulmani e non musulmani, proteggendo l'identità araba dell'Iraq senza porre una linea rossa nei confronti di nessuna parte, purché sia d'accordo con i nostri obiettivi".

Dulaimi, che è leader della "General Conference of the People of Iraq", un'altra delle componenti dello IAF, la vede diversamente. La coalizione – sostiene – esiste ancora: ne fanno parte l'Iraqi Islamic Party, il suo gruppo, e il 'Raggruppamento del futuro". Quanto al NDC di Alyan, a volte dice di essere uscito dalla formazione, e altre volte si considera parte del fronte.

E poi di nuovo, il ritornello familiare: "Noi vogliamo creare una alleanza nazionale non confessionale, nella quale ci siano sunniti e sciiti, e la annunceremo presto".

Verso un panorama politico meno frammentato

Secondo il leader sunnita, per le prossime elezioni parlamentari si andrà verso una minore frammentazione del panorama politico iracheno il che significa molti meno partiti.

"I blocchi e i partiti politici si alleeranno fra loro in modo che ci siano tre o quattro blocchi che vadano alle elezioni, invece del gran numero che vediamo oggi", dice Dulaimi, per il quale i partiti e le formazioni piccole devono essere assorbite da quelle maggiori.

Da al Anbar, la provincia dell'ovest dell'Iraq dove si trovano Ramadi e Falluja, arriva la voce dello sceicco Hamid al Haiss, che si è smarcato dal resto delle formazioni su base tribale del giro dei "Consigli del risveglio" per entrare nella nuova INA, dove gli sciiti sono la maggioranza.

Una scelta che lo sceicco sunnita, che appartiene alla potente tribù dei Dulaimi, difende: la nuova coalizione – dice – non è sciita come la precedente United Iraqi Alliance (UIA), ma ha un carattere nazionale.

"Fra noi e loro c'è accordo per quanto riguarda idee e obiettivi", dice Haiss, secondo il quale l'INA "rifiuta il settarismo confessionale e il sistema delle quote, e difende l'identità araba dell'Iraq". E fa notare che al suo interno ci sono forze come il movimento di Sadr e il partito Fadhila.

Haiss nega che l'INA stia usando il suo nome per dimostrare di sono essere solo una coalizione sciita confessionale.

"Questo non è vero", dice il leader tribale ad al Sharq al Awsat, "Non hanno sfruttato il mio nome in quanto sunnita: io credo nelle idee di questa coalizione, che sarà nazionale, ed è risaputo che noi lavoriamo contro il settarismo confessionale e contro il sistema delle quote dal 2006".

"La coalizione precedente era confessionale (sciita), ma oggi le idee di questa coalizione sono cambiate come è cambiata la sua leadership", conclude lo sceicco. Sarà.


Fonte: al Sharq al Awsat


Area tematica: Contesto politico
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