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Iraq, Reazioni contrastanti alla nuova alleanza sciita. Maliki lavora al suo ''progetto nazionale''
di Ornella Sangiovanni Osservatorio Iraq, 27 agosto 2009
A tre giorni dall'annuncio della nuova coalizione sciita, la Iraqi National Alliance (INA), negli ambienti politici di Baghdad le reazioni sono contrastanti. C'è chi commenta positivamente, ma non mancano le voci critiche.
I kurdi sono fra i primi a dare il benvenuto alla neonata alleanza, che ha al suo interno anche formazioni minori e personalità sunnite, nonché turcomanne e kurdi Faili.
Mohsen al Sa'adun, uno dei leader della Kurdistan Alliance - la coalizione di cui fanno parte i principali partiti kurdi, e che è seconda per numero di seggi in parlamento - dice [in arabo] al quotidiano arabo al Hayat che il suo gruppo "accoglie con favore" l'annuncio della nascita della INA, "che comprende un insieme di forze e personalità politiche capaci".
Di diverso avviso la maggiore coalizione sunnita rappresentata in Parlamento, l' Iraqi Accord Front (IAF), che, attraverso uno dei suoi leader, Omar al Karbuli, parla di "un passo indietro", rispetto al"progetto nazionale" di cui ha bisogno il Paese.
E' una valutazione che non si discosta molto da quella della Iraqi National List (INL), la formazione nazionalista e interconfessionale guidata dall'ex premier Iyad Allawi.
Osama al Nujaifi, un esponente di primo piano del gruppo (nonché fratello del nuovo governatore della provincia di Ninive, Athil al Nujaifi), sostiene che, con l'annuncio della nuova coalizione sciita, si torna di nuovo alla politica su base confessionale.
Sciiti …
La differenza rispetto alla coalizione precedente – la United Iraqi Alliance (UIA) – è minima, sostiene Nujaifi, e si limita alla presenza di alcune personalità sunnite e laiche, e di alcuni accademici. Non è di questo che ha bisogno oggi l'Iraq, che sia avvia verso le elezioni politiche previste per gennaio.
Intanto, emergono elementi più precisi sulla composizione della nuova alleanza, da cui restano fuori il Primo Ministro Nuri al Maliki e il suo partito – al Da'wa.
I "pezzi da novanta" sono il Consiglio Supremo islamico iracheno (ex SCIRI), che ha appena perso il suo leader, Abdel Aziz al Hakim, morto due giorni fa a Tehran, dov'era in cura da tempo per un tumore ai polmoni. E il movimento di Muqtada al Sadr. Anche il leader sciita si troverebbe da tempo in Iran, nella città santa di Qom, dove starebbe studiando per diventare ayatollah.
Segue il "National Reform Movement", la formazione di Ibrahim Ja'afari, ex premier ed ex leader di al Da'wa (Maliki era il suo numero due), uscito dal partito in seguito a divergenze.
Ja'afari ha fatto gli onori di casa il giorno dell'annuncio ufficiale (assenti Sadr e Hakim), e sembrerebbe destinato a un ruolo di primo piano.
E ancora: Fahdila, altro partito sciita di ispirazione 'sadrista' (e orientamento nazionalista), e poi formazioni che hanno sempre gravitato nell'orbita della vecchia UIA – a volte dentro, a volte fuori: l'Iraqi National Congress di Ahmed Chalabi (che rientra nei ranghi dopo essersi presentato da solo alle elezioni del dicembre 2005 senza prendere nemmeno un deputato), il "Solidarity Bloc", l' "Iraq Future Bloc" dell'ex ministro del Petrolio Ibrahim Bahr al Ulum.
E poi la Badr Organization – che prima si chiamava "Brigata Badr", ed era l'ala armata dello SCIRI, oggi Consiglio Supremo. E una delle fazioni di al Da'wa: quella denominata "Tanzim al Iraq", anche se qui la faccenda è più complicata.
... con una spruzzata di sunniti
Queste le formazioni sciite. Ma la nuova alleanza "nazionale" si vanta di essere aperta a tutte le componenti del popolo iracheno. Ed ecco quindi che sono stati imbarcati anche dei sunniti: il pezzo forte è il cosiddetto "Consiglio di salvezza di al Anbar", una delle formazioni su base tribale che fanno parte del movimento dei cosiddetti "Consigli del risveglio" – le milizie sunnite, inizialmente alleate e pagate dagli americani, che hanno contribuito in modo sostanziale al miglioramento della sicurezza in diverse zone dell'Iraq.
Solo che a dire il vero tanto forte il gruppo non è: il leader è lo sceicco Hamid al Haiss, ma il grosso dei "Consigli del risveglio" apparentemente stanno con un suo rivale, lo sceicco Ahmed Abu Risha, che ha vinto le elezioni provinciali di gennaio, e che sarebbe in trattative con il premier Maliki per presentare una lista comune alle prossime elezioni parlamentari.
"Non prenderà voti ad al Anbar"
E infatti l'annuncio dell'adesione di Haiss alla coalizione sciita non è stato gradito ad al Anbar.
"Fonti politiche" della provincia hanno riferito [in arabo] ad al Hayat che negli ambienti tribali la decisione dello sceicco non l'hanno presa affatto bene. "Haiss si è isolato dalla provincia", commentano le fonti, e "non prenderà voti alle prossime elezioni parlamentari".
Altri sunniti? C'è lo sceicco Khalid al Jarba, della potente tribù degli Shammar, e poi il presidente della "Associazione degli Ulema iracheni" del sud, sceicco Khalid al Mullah , che viene da Zubair, vicino Bassora. Dal suo gruppo smentiscono di averlo rimosso dalla posizione che occupava dopo la decisione di aderire alla INA. E lodano, in un comunicato, l'atteggiamento della nuova alleanza, aperta a personalità irachene che sostengono il "progetto nazionale".
Spaccature in casa sciita
In casa sciita però non tutto va liscio. "Da'wa-Tanzim al Iraq", un ramo di al Da'wa diverso da quello che ha come leader Nuri al Maliki, ma che aveva partecipato alle elezioni provinciali del 31 gennaio all'interno della coalizione del premier – l'"Alleanza per lo Stato di diritto" – ha sconfessato il comportamento di uno dei suoi (ex leader), Abdel Karim al Anizi, presente all'annuncio della nuova alleanza come rappresentante dell'intero partito.
Che ha diffuso un comunicato nel quale si ribadisce che "il partito è parte dell'Alleanza per lo Stato di diritto e non è rappresentato nella Iraqi National Alliance".
"Il deputato Anizi", prosegue la nota, "non ha alcuna relazione con il partito Islamic Da'wa – Tanzim al Iraq, e non ha il diritto di rappresentare il partito".
A Baghdad si sa che "Da'wa-Tanzim al Iraq" si è spaccata di recente, proprio sulla decisione di aderire alla nuova alleanza sciita. Alcuni membri, che fanno capo ad Anizi, considerato il padre spirituale del partito, erano favorevoli; altri, fra i quali il ministro dell'Istruzione, Khudair al Khuzaie, contrari.
La porta resta aperta
Intanto mentre dall'INA fanno sapere che la porta "resta aperta" per i "fratelli" di al Da'wa (Maliki incluso), il premier starebbe lavorando a costruire una coalizione ampia, su base nazionalista, che superi la politica confessionale.
Sembra sempre più probabile che ne faranno parte i "Consigli del risveglio" di al Anbar che riconoscono la leadership di Ahmed Abu Risha.
Il capo tribù dice [in arabo] al quotidiano arabo al Sharq al Awsat che alle prossime elezioni parlamentari correrà "al fianco di Maliki", aggiungendo che ci sono "movimenti, partiti, e leader tribali" che faranno parte della "Alleanza per lo Stato di diritto" nella sua veste rinnovata, dopo che ne saranno stati scritti il regolamento interno e il nuovo programma politico.
Di questo si occuperanno commissioni appositamente create: un'idea che, a detta dello sceicco, trova d'accordo Maliki.
Solo che è ancora presto per annunciare la nuova alleanza, dice ad al Sharq al Awsat Ali al Mussawi, consigliere del premier per i rapporti con la stampa e direttore del National Media Center.
Se son rose fioriranno.
Fonti: al Hayat, al Sharq al Awsat
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